Repubblica e Corriere della Sera strillano alla “linea rossa superata”, all’allerta droni in Europa, al panico seminato da Vladimir Putin.
Passano poche ore e il presidente rumeno, Nicușor Dan, è costretto ad ammettere che Il drone è stato colpito dagli ucraini e ha deviato rotta, andando a schiantarsi oltre il confine.
Fine del fantomatico attacco all’Europa.
Ma i titoli restano sulle prime pagine per giorni e, soprattutto, restano i contratti.
Altre volte, era stato il missile ucraino a colpire oltre confine, come nel Baltico e in Polonia.
L’alleato sbaglia bersaglio e colpisce un Paese NATO. Il Paese NATO, invece di chiedere conto all’alleato, usa l’incidente per firmare assegni in bianco all’industria bellica, addebitandoli a una minaccia che in quel momento, su quel fazzoletto di terra, non esiste.
Questo è il meccanismo con cui oggi viene costruita, finanziata e venduta l’isteria bellica nel Vecchio Continente, una filiera perfetta che trasforma anche l’errore tecnico di Kiev nell’ennesima giustificazione per svuotare i bilanci pubblici europei.
IL MISSILE SBAGLIATO E LE FATTURE GIUSTE
L’Estonia ha appena installato i suoi primi dispositivi fissi di rilevamento anti-drone per difendersi dai russi. Peccato che i droni che finora sono caduti per sbaglio nel Baltico o in Finlandia, sollevando polemiche da parte dei cittadini, prontamente silenziate, fossero tutti di fabbricazione ucraina.
L’Europa orientale sta letteralmente acquistando difese contraeree miliardarie per proteggersi dai malfunzionamenti delle armi di Kiev, spacciandole ai propri contribuenti come scudi contro l’invasore di Mosca.
Una balla colossale per rapinare i cittadini europei. Almeno quelli più ingenui, che non si informano o che credono a chi scrive di pale e muli sul mainstream.
Non si tratta di un equivoco, ma di una strategia commerciale e politica.
I governi di Polonia, Romania e delle Repubbliche Baltiche sfruttano ogni caduta accidentale di rottami per invocare tavoli negoziali interni all’Alleanza Atlantica.
L’Institute for the Study of War (ISW) lo mette nero su bianco nei suoi bollettini: la NATO è chiamata a valutare accordi di difesa aerea integrata con l’Ucraina.
Indipendentemente dal fatto che le incursioni siano accidentali o deliberate, indipendentemente dal fatto che i droni siano russi o ucraini, il rottame cade, il contratto si firma, il fronte si allarga. Ti stanno trascinando in guerra per soldi.
Tutto questo avviene in un momento storico in cui i leader europei faticano a spiegare alle proprie piazze perché la crisi energetica, l’inflazione e il collasso del potere d’acquisto debbano cedere il passo all’acquisto di nuovi radar e batterie antiaeree.
La risposta la fornisce la stampa mainstream che fa propaganda al pensiero unico. Prima faceva terrore contro i novax, per difendere il dio vaccino, ora inventandosi minacce russe che non esistono.
Perché certi giornalisti hanno smesso di fare informazione e sono diventati leccapiedi del potere.
L’ARTICOLO 42 E IL SUICIDIO BUROCRATICO
La corsa al riarmo è solo il primo strato del problema. Il blocco dell’Est Europa ha un’agenda politica molto più radicale e pericolosa dei semplici contratti per la difesa aerea.
Baltici e Romania fanno pressioni asfissianti su Bruxelles per accelerare l’ingresso formale dell’Ucraina nell’Unione Europea e non c’è niente di romantico in questa fretta.
L’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona contiene la clausola di mutua assistenza.
Stabilisce che se uno Stato membro subisce un’aggressione armata sul suo territorio, gli altri Paesi dell’Unione hanno l’obbligo di prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso.
Significa che se hai un esercito che funziona, lo devi impiegare.
Portare un Paese belligerante all’interno dell’Unione Europea non significa salvarlo, ma vuol dire trasformare la guerra dell’Ucraina in un obbligo giuridico per l’Italia, la Francia e la Germania.
Farlo passare per un iter burocratico e civile è il capolavoro della diplomazia dei Paesi dell’Est, i quali, forti della loro vicinanza geografica a Mosca, dettano ormai la linea politica a un’Europa occidentale debole, afona e rassegnata a pagare i conti, retta da incompetenti allo sbaraglio che portano avanti trattative su WhatsApp per favorire mariti, amici o sé stessi.
Ogni riferimento a Ursula von der Leyen è ovvio, quanto logico.
Sperano di trascinare il blocco intero nello scontro frontale, usando i droni fuori rotta come prova generale di un’invasione che, nei fatti, non esiste.
UFO A MONACO E MISSILI SUI PROPRI SOLDATI
Quando i droni veri scarseggiano o si rivelano di marca ucraina, scatta la produzione di notizie dal nulla.
Aeroporto di Monaco di Baviera. Alcuni piloti segnalano alla torre di controllo un “oggetto volante sospetto”. Le agenzie battono il dispaccio, i grandi quotidiani italiani traducono, impaginano e pubblicano: allerta per un presunto drone russo nei cieli tedeschi.
Era il 2024, due anni fa. Era in un aeroporto internazionale come quello di Monaco, un groviglio di sensori, radar militari, radar civili, telecamere di sicurezza ad altissima definizione.
Migliaia di passeggeri che bivaccano nei terminal con uno smartphone in mano. Eppure, di questo drone russo avvistato sui cieli bavaresi non esiste una singola fotografia. Non c’è un tracciato radar reso pubblico, non c’è una misurazione, non c’è un rottame.
L’allarme si poggiava esclusivamente su una comunicazione radio vaga, però istantaneamente una minaccia russa al cuore dell’Europa.
Questa narrazione schizofrenica tocca il suo apice nella copertura della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Da mesi la struttura subisce attacchi con droni ucraini.
La stampa occidentale redige i pezzi con una grammatica omissiva studiata a tavolino: “Attacco a Zaporizhzhia”, “Droni sulla centrale”, senza mai specificare la paternità del lancio.
La centrale nucleare di Zaporizhzhia è sotto il controllo militare ed effettivo delle truppe russe da due anni. Mosca la presidia fisicamente.
All’interno operano gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, guidati da Rafael Grossi, i quali documentano e monitorano gli standard di sicurezza.
L’informazione occidentale chiede ai propri lettori di credere a un’operazione militare demenziale: i russi lancerebbero missili esplosivi contro una centrale nucleare occupata da sé stessi. Un auto-bombardamento per rischiare l’incidente radioattivo sulle proprie postazioni.
La verità è che a colpire Zaporizhzhia sono i droni di Kiev. Ma nominare il colpevole guasterebbe l’impalcatura delle fake news su cui si regge il sistema mainstream.
POLIGONO KIEV
Perché questa moltiplicazione di falsi allarmi, tra la centrale nucleare controllata dai russi, i Balitici e la Romania, arriva proprio ora?
Perché le notizie reali che arrivano dal fronte ucraino non seguono il copione dettato dai bollettini NATO.
L’Ucraina sta cedendo terreno, le incursioni in territorio russo provocano rappresaglie che mettono in ginocchio le infrastrutture energetiche di Kiev, e l’esercito ucraino sconta una carenza di uomini non più arginabile con la retorica della resistenza.
Inoltre, la popolazione ucraina si sta ribellando al regime di Zelensky.
Sono sempre più i video virali di persone che pestano i reclutatori per strada, nei bar, nelle palestre, uomini e donne che si difendono dai reclutatori del regime.
L’ultimo quello dei pugili che hanno dato una lezione ai soldati in mimetica che volevano rapirli per mandarli a morire al fronte.
Ecco perché, di fronte al vuoto di fanteria, si sperimenta la tecnologia estrema, ecco perché l’Ucraina si è trasformata in un poligono a cielo aperto per le aziende della difesa occidentali.
Come documentato dai report economici della CNBC, sul terreno ucraino si stanno accelerando i test di robot umanoidi militari. Macchine dotate di intelligenza artificiale, inviate nelle zone di combattimento ad alto rischio per operazioni di supporto logistico e ricognizione.
L’industria bellica, priva di restrizioni etiche in tempo di guerra, testa i propri algoritmi di sterminio sostituendo il soldato umano con la macchina.
Gli operatori del settore confermano la progressiva rimozione dell’elemento umano dalle decisioni sul campo. L’intelligenza artificiale impara a mappare e valutare in autonomia.
L’Ucraina perde uomini e testa robot per conto terzi. La Russia consolida le posizioni bombardando l’infrastruttura nemica. I Paesi europei dell’Est firmano contratti militari scaricando i costi della paura sulle tasse dei cittadini occidentali.
E i grandi giornali trasformano i droni ucraini malfunzionanti in invasioni russe per giustificare l’intero meccanismo, contando sull’ignoranza di chi legge queste panzane.
Il meccanismo è oliato e non prevede marce indietro. Quando il nemico non ti attacca, te lo inventi. Quando l’alleato ti lancia un drone in giardino per errore, compri un missile per abbattere l’inesistente drone russo.
Tanto pagano i cittadini europei occidentali, gli italiani, distratti dalle prime pagine, convinti di schivare una guerra che, in realtà, i loro stessi governi stanno disperatamente cercando di comprare per non dover ammettere di aver fallito, bruciando miliardi per aiutare l’Ucraina fino “alla vittoria”, come sosteneva Giorgia Meloni, ormai circa due anni fa, salvo affermare di non aver mai pronunciato quella frase, nonostante l’abbia detta in conferenza stampa, davanti a decide di telecamere, tanto da essere diventata una barzelletta nelle puntate di Crozza e di altri comici.
Le fatture sono già sui tavoli dei ministeri, la rapina ai danni dei cittadini europei è pronta.
Manca solo l’incidente giusto per incassare le fatture, svuotando ulteriormente la Scuola, gli ospedali, il welfare e il tuo conto corrente.
Ma, tranquillo: parafrasando Orwell, la Russia non ha più uomini né mezzi ed è al collasso, Mosca sta per attaccare l’Europa, il governo Zelensky è più democratico di quello di Tel Aviv.
“La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù” e “L’ignoranza è forza”.






