di Danilo Preto
Lo avevamo anticipato qualche settimana fa.
Le grandi firme della moda scoprono il feeling (commerciale?) con lo sport. E non parliamo certamente delle aziende che sono diventate ricche e famose e che transitano stabilmente da decenni sui terreni di gioco del calcio, del tennis, del basket…
Armani, ad esempio, un po’ per mecenatismo e un po’ per sana pubblicità con la sua EA7, è stato un precursore. Armani, tra l’altro, sponsorizza le squadre olimpiche e paraolimpiche del CONI.
Adidas, Puma, Diadora e molte altre non sono da meno.
I brand hanno vestito e vestono fior di campioni, che sfoggiano a pagamento magliette, tute, scarpe, copricapi…
Tutto lecito, intendiamoci. Se un campione gironzola con le mie produzioni, è certamente un segno che il mio brand vale ed è appetito.
Quindi perché gli aficionados non dovrebbero vestirsi anche loro con le mie creazioni? Anche se hanno un po’ di pancetta, va bene lo stesso.
IL TEMPO LO SEGNA ROLEX
Nei campi dei tornei internazionali di tennis è il nome che spicca di più. È vero, non produce Alta Moda nel senso tecnico del termine, anche se va ricordato che, nel 2014, era presente nelle fashion week milanesi e parigine.
Tutto lì.
GUCCI: L’APPETITO VIEN…
Avevamo parlato recentemente di Sabalenka, bielorussa, campionessa di tennis che era entrata in campo con una borsa da viaggio Gucci.
Prima volta nella storia del tennis.
Sinner non era da meno, anche se aveva una borsa porta racchette sempre Gucci.
Qualcuno obietterà: “Prada veste le sue barche da vela che sfrecciano a 100 km all’ora durante le regate senza nemmeno sfiorare l’acqua. Oltre a vestire il diavolo!”
Mi pare normale che chi sostiene questo sport richieda poi una scritta evidentissima sulla barca da regata e sulla vela. Ma qualcuno ha osato di più. Ed anche qui è la prima volta.
BRIATORE E LA FORMULA 1
È una vecchia e storica passione per il geometra di Verzuolo, quella della velocità. Ha iniziato con la Benetton, che poi è stata venduta alla Renault. Ma qui la storia è più complessa e ben più avvincente.
Nel 2027, la Alpine Renault, che attualmente partecipa al campionato di formula 1, si chiamerà Gucci Racing Alpine.
Cambierà livrea e Gucci correrà per diventare il numero uno anche in F1.
Tutto questo anche grazie al fatto che l’attuale amministratore delegato di Gucci era in precedenza AD di Renault Italia.
L’impressione è che non sia finita qui e che vi sia un rimescolamento di approdi per fare in modo che un settore che sta diventando rischioso, come quello dell’alta moda, abbia bisogno di riscrivere rapidamente le regole della propria sopravvivenza. Aspettiamo e vedremo.
Siamo convinti che sia solo l’inizio.

