L’arte non è solo quella che resta appesa a un muro, in una galleria importante o meno che sia, ma è posizionamento, è comunicazione, è la capacità di occupare uno spazio mentale (e digitale) che prima non esisteva.
Un tempo, bastava fare una mostra. Anzi, era fondamentale esporre in una mostra. E più mostre facevi, più esclusivo era il contesto, maggiore era la tua esposizione d’artista e le possibilità di entrare nei meccanismi dell’arte che conta.
L’ultima tappa del duo Farg², composto dai pittori mantovani, Alessandro Rinaldoni e Francesca Ghidini, al Simposio delle Arti – Premio Dante di Ravenna, non è stata “solo una mostra”.
Ravenna è un territorio ancora inesplorato per il duo, perciò dimenticate per un attimo l’estetica e guardate la geografia. Ravenna, il Centro Dantesco dei Frati, la Tomba di Dante. Stiamo parlando di uno dei “KM Zero” della cultura mondiale, un punto focale per la cultura di tutto il mondo, dove riposa la salma di un uomo che si studia in tutte le scuole del pianeta. Tutte o quasi.
Portare l’arte mantovana nel santuario del Sommo Poeta significa una cosa sola: validazione.

Significa accostare il proprio nome a quello di Dante, non per pavoneggiarsi, ma perché, per l’algoritmo di Google e per i collezionisti, Farg² non è più solo un duo emergente, ma è un’entità che dialoga con la storia.
Poiché, se sei tra i nomi selezionati, come mostra la lista ufficiale dei partner e degli artisti, smetti di essere “uno dei tanti” e diventi scelto.
Osservando bene i loghi che campeggiavano sul banner dell’evento, Sky, Mondadori Store, La Feltrinelli, Amazon, TG Italy, vengono i brividi.
Il duo mantovano di Ghidini e Rinaldoni è lì, in mezzo a quel gruppo di icone di successo. Inoltre, c’è un dettaglio che in questo Simposio ha aggiunto un livello di profondità incredibile. Parlo dell’incontro con Giancarlo Scarchilli, regista e autore di “Geppetto”, e della dedica lasciata a Francesca:
“A Francesca, che continua a coltivare la bambina… non tradire mai la bambina che hai dentro di te”.
Giancarlo Scarchilli
Se Alessandro è la materia, lo spazio, la struttura, la mano che ha dovuto reimparare a tracciare geometrie dopo la sfida della disabilità, come emerso nella brutale e magnifica intervista con Salvo Nugnes, Francesca è l’emozione pura, quella bambina che non accetta di essere addomesticata dal mondo degli adulti, dalle mode, dalle regole, da ciò che è giusto e cosa no, deciso a tavolino, dal “si fa così”.

Il segreto del loro successo?
L’equilibrio al quadrato. Alessandro costruisce la casa, l’ordine, mentre Francesca ci mette il cuore, l’anima e il caos.
L’ARTE DEL DUO FARG
Durante l’intervista, Salvo Nugnes ha scavato a fondo nella vita di Alessandro e nella forza espressiva di Francesca. A Ravenna, quel confronto è diventato una “Menzione Speciale”.

D’altro canto, la produzione artistica di Farg² è un audace esperimento di sincretismo semantico, in cui la dialettica tra l’ordine e l’urgenza espressiva smette di essere un mero conflitto estetico per farsi architettura dell’anima.

In questo “ecosistema al quadrato”, la ricerca di Alessandro Rinaldoni funge da impalcatura, con le sue cromie liquide; il suo segno, forgiato in una geometria liquida che è, al contempo, limite e libertà, frutto di una resilienza fisica che ha trasformato la tecnica in necessità etica, tenta di mappare l’invisibile con il rigore calligrafico dei grandi maestri del Rinascimento mantovano.
A questa struttura liquida, metafora della liquidità sociale di cui parlava Bauman, si unisce la fenomenologia cromatica di Francesca Ghidini: una pittura materica, pulsante e viscerale, che agisce come un flusso emotivo, capace di travolgere la rigidità della forma per restituirle una voce umana, dell’anima.
L’uso sapiente di frammenti di specchio e inserti materici non è un semplice vezzo decorativo, ma un dispositivo psicologico che trasforma la tela in un palinsesto interattivo per cui l’opera non si limita a farsi guardare, ma costringe il fruitore a guardarsi, incorporando il riflesso del mondo esterno in un vortice di rinascite, simboleggiate da una metamorfosi segnica, come la farfalla, che è ormai cifra stilistica del brand.
L’arte di Farg² non è la somma di due stili, dunque, ma la creazione di un terzo spazio, di un’infosfera cromatica dove l’impegno sociale e la cura del dettaglio pittorico convergono per dimostrare che l’arte rimane, ancora oggi, il più potente strumento di connessione tra la fragilità umana e l’eternità dell’idea.
Segnatevi questi nomi: Francesca Ghidini e Alessandro Rinaldoni, oltre al loro brand, naturalmente, Farg².
Ne sentiremo parlare in futuro.

