di Redazione.
Allo Spazio Gabetti in arte di Cremona, una collettiva a numero chiuso si assume il rischio – e il lusso – di parlare di pace, non come tregua armata, ma come atto di coraggio, di vulnerabilità, di filosofia esistenziale.
A cura di Daniela Belloni e Pasquale Di Matteo
Sede: Spazio Gabetti in arte – Piazza Stradivari, Cremona
Date: 25 ottobre – 7 novembre 2026
Inaugurazione: sabato 25 ottobre 2026, ore 17:00
CREMONA – In un periodo storico dominato dalla retorica della forza e dalle politiche di guerra, dove il fragore degli arsenali sembra essersi imposto come unico metro di giudizio politico e sociale, l’arte torna a farsi presidio etico e spazio di dissenso, oltre che di proposta di una società democratica, liberale e volta al dialogo, non agli interessi delle lobby delle armi.
La mostra apre al pubblico a Cremona, dal 25 ottobre al 7 novembre 2026, presso lo Spazio Gabetti in arte, in Piazza Stradivari; una collettiva a numero chiuso dal titolo evocativo: «Fragilità è il nome della pace. Eppure, esistiamo».
Curata dalla professoressa Daniela Belloni e dal critico d’arte e analista geopolitico Pasquale Di Matteo.
L’esposizione raccoglie le visioni di otto protagonisti del panorama artistico contemporaneo, chiamati a confrontarsi con una riflessione radicale, nel tentativo di spogliare il concetto di pace dall’astrazione burocratica dei trattati diplomatici, per restituirlo alla sua dimensione autentica, della vulnerabilità.
La pace è una fessura nel cemento del cinismo globale; richiede l’azzardo di mostrarsi inermi e di scommettere sulla bellezza in un mondo che sembra saper quantificare solo il profitto della distruzione.
«Chiedere la pace oggi non è un moto di velleitario perbenismo, ma un atto dichiaratamente sovversivo» spiegano i curatori Daniela Belloni e Pasquale Di Matteo.
«La bellezza, come scriveva Rilke, è solo l’inizio del terrore che riusciamo ancora a sopportare.
Mostrare la fragilità fa paura perché ci rivela nudi ed esposti; eppure, l’arte dimostra che è proprio in quella fragilità che abbiamo l’unica possibilità di sopravvivenza del senso umano.
IL PERCORSO ESPOSITIVO: OTTO SGUARDI CONTRO L’OMOLOGAZIONE
La collettiva rifiuta la mera piacevolezza decorativa per articolare un dialogo serrato tra linguaggi, materie e ricerche interiori differenti.
Maria Grazia Zohar di Karstenegg costruisce un cortocircuito visivo tra la monumentalità della scultura classica e la vertigine della Digital Art. Le sue figure segmentate e le maschere scagliate denunciano l’identità frantumata dell’uomo odierno, ricercando una composizione armonica contro l’immondizia visiva della società dei consumi.
Rita Carrodano si addentra nel dramma pirandelliano della scissione tra apparenza e verità. Tra citazioni archetipiche, occhi cosmici e creature totemiche, le sue tele mettono in scena la frattura dell’Io con una tavolozza che unisce il lirismo onirico di Chagall alla violenza cromatica dei Fauves.
Farg² (duo composto da Alessandro Rinaldoni e Francesca Ghidini) porta nello spazio espositivo una pittura d’urgenza civile e solidale, rivolta in primis alla tutela dell’infanzia e delle esistenze marginali. La fluidità liquida del colore di Rinaldoni incontra il segno sintetico e tagliente di Ghidini in una narrazione senza orpelli.
Daniela Bussolino traduce in racconto visivo il bisogno primario di relazione e ascolto. Con una tavolozza densa di rossi, gialli e blu, le sue figure femminili e i suoi ballerini stilizzati si distaccano dal fondo come archetipi di gioia, meditazione e autenticità esistenziale.
Filomena De Martino supera la bidimensionalità del supporto attraverso un impasto pittorico tellurico e plastico. La sua indagine oscilla con forza tra la stabilità della memoria architettonica, sintetizzata nella misura dell’arco, e il moto cinetico primordiale dei vortici di luce e colore.
Luca Bonadeo fonde la statuaria classica con il graffito urbano e l’informale. Lavorando su tele materiche e sezioni vive di tronchi spaccati, innesta sui volti e sui corpi un caleidoscopio di tasselli fluidi: la scintilla dell’anima e del pensiero che resiste al grigiore dell’alienazione contemporanea.
Attilio Zanangeli, maestro del Surrealismo Fantastico, opera una sintesi alchemica tra rossi vulcanici e inserti in oro. Le sue figure filiformi e i suoi alberi totemici rappresentano una presa di posizione spirituale contro la dematerializzazione dell’era tecnologica: l’apocalisse intesa non come disastro fine a sé stesso, ma come svelamento e rinascita.
Simona Sarao, artista e psicologa, aggredisce la tela con la precisione di un bisturi, stratificando garze, reti e grumi di colore terroso. Rifiutando ogni compiacimento estetico, Sarao restituisce “cartografie dell’anima” dove un albero esile, nudo e verticale diventa emblema di ostinata resistenza contro l’incendio del mondo.
L’allestimento è concepito come un invito a rallentare, disarmare lo sguardo e riscoprire la dignità della riflessione etica attraverso il linguaggio universale dell’arte visiva.
SCHEDA INFORMATIVA
Titolo mostra: Fragilità è il nome della pace. Eppure esistiamo.
A cura di: Prof.ssa Daniela Belloni e Dott. Pasquale Di Matteo
Sede: Spazio Gabetti in arte – Piazza Stradivari, Cremona
Periodo di apertura: 25 ottobre – 7 novembre 2026
Inaugurazione (Vernissage): sabato 25 ottobre 2026, ore 17:00
Artisti espositori: Luca Bonadeo, Daniela Bussolino, Rita Carrodano, Filomena De Martino, Farg² (Alessandro Rinaldoni & Francesca Ghidini), Simona Sarao, Attilio Zanangeli, Maria Grazia Zohar di Karstenegg.
Orari di apertura:
Da lunedì a venerdì: 9:00 – 12:30 / 14:30 – 19:00
Sabato: 9:00 – 12:30 – Domenica: chiuso
Ingresso: Libero
CONTATTI PER LA STAMPA E MATERIALI MEDIA
Web: soulharmony.gallery | pasqualedimatteo.com
Sede espositiva: Spazio Gabetti in arte, Piazza Stradivari – Cremona