Axl Rose entra in una galleria di Beverly Hills dopo una cena.
È il 1991 e ha in testa un brano ancora in fase di elaborazione, Locomotive, in cui l’immagine di un’illusione acquistata e appesa ad un muro ricorre. In un ufficio nota un dipinto che lo attrae. Lo gira. Sul retro c’è scritto: Use Your Illusion.
Lo ha raccontato lui stesso a Rockline, il 27 novembre 1991. Per Axl fu un segnale e acquistò il dipinto: a suo dire, il primo della sua vita. Mark Kostabi, l’artista, colloca la scena alla Hanson Gallery di Rodeo Drive.
Poco dopo, racconta Kostabi, il rappresentante di Rose lo chiamò: il cantante voleva il dipinto in copertina e quel titolo per il nuovo progetto dei Guns N’ Roses. L’opera non era stata commissionata dalla band. Esisteva già ed è stato Rose a vederci un collegamento con la propria musica. Non un illustratore incaricato di tradurre un disco in immagini, ma un’immagine che, per associazione, diventa il volto di un album.
Il soggetto era un dettaglio della Scuola di Atene di Raffaello, isolato, ingrandito e rielaborato con colori e contrasti contemporanei. Il lavoro, nella versione di Kostabi, fu collettivo: il fratello Paul realizzò una stampa rossa su sfondo giallo da una riproduzione dell’affresco, un collaboratore di Kostabi World intervenne ad olio su una delle figure.
Mark rivendicò la concezione complessiva e firmò, com’è nel metodo del suo studio, noto per una produzione corale sotto la sua supervisione. Anche il titolo viene attribuito a Paul: secondo Mark alludeva alle illusioni e alle esagerazioni con cui alimentava la propria immagine pubblica.
Use Your Illusion I e II uscirono insieme il 17 settembre 1991, con la stessa composizione e due palette: giallo e rosso per il primo, blu e viola per il secondo. Kostabi sostiene che la versione blu sia stata sviluppata dall’entourage di Rose a partire dal suo originale. In entrambe la firma resta visibile. Per lui fu l’uscita dalla galleria: l’immagine entrava nella vita quotidiana di milioni di ascoltatori.
La cifra
Nel settembre 2022, in un’intervista, l’ex manager Alan Niven dichiara che Rose pagò Kostabi 75.000 dollari per l’uso dell’immagine su copertine e merchandising, senza consultarlo. A suo parere una spesa inutile: il dettaglio di Raffaello era di pubblico dominio. Molti articoli hanno ripreso la cifra come un fatto. Ma tutte le fonti rimandano alle parole di Niven: nessuna fattura, nessun bonifico, nessun contratto.
Kostabi replica che la cifra è sbagliata e che il prezzo reale è coperto da una clausola di riservatezza. Contesta anche il presupposto: il pubblico dominio riguarda l’affresco, non necessariamente gli elementi nuovi della sua rielaborazione. In un intervento successivo Niven indica come fonte dell’importo l’allora manager Doug Goldstein e aggiunge che la società di merchandising Brockum gli aveva confermato la possibilità di usare le immagini di Raffaello. Spiega da dove venga il dato, ma non lo verifica e non chiarisce i termini dell’accordo.
Tre cose da non confondere
Sul piano giuridico conviene separare almeno tre elementi: l’affresco, la versione di Kostabi e la tela fisica. L’U.S. Copyright Office chiarisce che un’opera derivata è protetta solo per i contributi nuovi e originali; il materiale di pubblico dominio resta liberamente utilizzabile. Non ogni variazione di colore o composizione raggiunge la soglia di originalità, che in una controversia va valutata caso per caso.
Comprare una tela, poi, non trasferisce il copyright: la proprietà dell’oggetto e i diritti di riproduzione sono cose distinte. Senza il contratto non si può sapere se Rose pagò il quadro, una licenza, una cessione o un insieme di queste cose.
Va ridimensionata anche l’affermazione di Kostabi secondo cui Rose non avrebbe potuto usare il titolo senza il suo consenso. Negli Stati Uniti titoli e brevi espressioni non sono tutelati dal copyright in quanto tali. Potrebbero esistere diritti di marchio o obblighi contrattuali, ma andrebbero dimostrati. Dire che Rose pagò «i diritti di Raffaello» è sbagliato; dire, senza conoscere l’accordo, che non ci fosse nulla da acquisire lo è altrettanto.
Cosa resta
Restano due versioni opposte. Niven parla di 75.000 dollari spesi inutilmente; Kostabi nega la cifra e difende l’originalità del suo lavoro. Mancano il contratto, la prova del pagamento, una conferma indipendente. Presentare la vicenda come una truffa accertata sarebbe fuorviante.
L’interesse sta altrove: per il pubblico, una copertina inseparabile dalla musica; per l’artista, una trasformazione riconoscibile; per il manager, un costo forse evitabile; per il diritto, un intreccio di proprietà da tenere distinte.
E resta la scena iniziale, la meglio documentata: Axl Rose in una galleria, davanti a un quadro intitolato Use Your Illusion, a riconoscerci qualcosa che aveva appena scritto. Raffaello aveva concepito la scena, Kostabi e il suo studio l’avevano reinterpretata, Rose ne ha fatto il simbolo di due album.
Chi ha l’album in casa può vedere la firma di Mark sulla copertina dell’album. Si dice che Kostabi ne abbia una riproduzione appesa sopra il suo pianoforte.

