La politica, ormai, vive in una bolla, una campana di vetro spessa diversi centimetri che separa chi decide dalla gente che vive fuori, tra stipendi reali, spesa e bollette sempre più care, carburanti alle stelle e imprese al collasso.
Le piazze d’Europa sono un inferno di clacson, trattori che bloccano le autostrade e studenti che urlano la loro disperazione per un affitto che divora ogni centesimo di guadagno.
Gli agricoltori, i camionisti, i portuali, i giovani, sono un mosaico di rabbia che si ricompone in un unico grido che, tuttavia, nella bolla dei politici non arriva mai.
Tant’è che, quando arrivano le batoste elettorali, si stupiscono. Come se credessero davvero che la strategia di più armi, riarmo e sanzioni fosse tifata da tanti e non solo da un manipolo di fuori di testa e da chi ha interessi nella vendita di armi.
Vi ricordate la storia della “birra in meno”?
È un dettaglio che mi è rimasto impresso, una di quelle frasi che sembrano buttate lì per caso, ma che pesano come macigni.
Qualche anima bella, tra le alte sfere di Bruxelles, ha suggerito che rinunciare a una pinta di bionda all’anno basterebbe a finanziare la difesa europea. Un calcolo aritmetico che offende l’intelligenza di chiunque sappia fare la spesa.
Un trucco da prestigiatore per distrarre lo spettatore mentre la mano sinistra, quella che non vedi, sfila il portafoglio dalle tasche. Perché la guerra non si finanzia con gli spiccioli avanzati dal pub, ma con il sangue di chi crepa al fronte e con il debito di chi viene spremuto a casa.
Ma spostiamo lo sguardo altrove, proprio verso il fronte. Lì, dove le pedine si muovono davvero e non sono solo cifre su un foglio Excel o vite di riserva in un angolo dello schermo, mentre giochi alla PlayStation.
Il sistema Starlink, quella rete che consente all’esercito ucraino di non essere spazzato via in poche settimane, ha iniziato a zoppicare sotto il peso di limiti tecnici imposti dall’alto dopo le recenti esternazioni di Trump.
Si parla di restrizioni di velocità, di un confine invisibile che trasforma una risorsa strategica in un giocattolo incapace di arrecare danni.
Perché la guerra vera non è un videogioco. Il problema è che, quando la connessione fallisce, un drone precipita, una posizione nemica sparisce dallo schermo, una vita si spegne.
Eppure, per la leadership europea più folle di sempre, questo è solo un parametro da rinegoziare.
Ma torniamo in Italia, dove i media mainstream preferiscono ignorare le proteste per non disturbare il manovratore.
Entrate in un pronto soccorso di periferia: troverete pareti scrostate, mancanza di sapone, carta igienica che scarseggia. Chiedete a chiunque abbia figli alle elementari: vi diranno che gli insegnanti chiedono di donare risme, carta igienica, fazzoletti di carta.
Poi, voltatevi verso l’aula della Camera o del Senato.
Il martedì mattina, i posti sono vuoti, gli scranni deserti. I nostri onorevoli iniziano a battere un colpo solo quando il sole è già alto nel cielo, quasi che il Paese potesse permettersi il lusso di aspettare i loro comodi.
Ed è questa dissonanza cognitiva che ci sta mangiando vivi. La politica parla di massimi sistemi, di invii di armi multimiliardari, mentre le fondamenta dello Stato italiano, cioè la salute e l’istruzione, crollano come un castello di carte sotto una pioggia torrenziale.
La verità è che la classe politica ha paura.
Non della Russia, delle sanzioni o del crollo del sistema energetico.
Hanno paura di perdere il consenso. La loro intera esistenza ruota attorno a quel numero, a quel grafico che deve restare stabile per garantire lo scranno, il vitalizio, l’aereo blu.
Si stanno mangiando il futuro, il vostro e quello dei vostri figli, pur di non ammettere di aver fallito.
E mentre le nuove “tasse mascherate” si apprestano a colpire i consumi e il riscaldamento, altro dazio da pagare sull’altare di un ecologismo che sembra più una scusa per svuotare le casse che una missione ambientale, la gente comune, quella che lavora, sta iniziando a capire.
La miccia è accesa da tempo. Non cercatela nei titoli in prima pagina, perché lì troverete solo le distrazioni orchestrate dalla propaganda.
Cercatela negli sguardi dei lavoratori che non arrivano a fine mese, nella rabbia che si accumula in coda al casello, nel sospetto che, dietro ogni grande manovra, si celi solo un enorme, colossale tornaconto personale di certuni.
La bolla sta per esplodere e, quando accadrà, temo che non ci saranno più pinte di birra a cui rinunciare per salvarsi.

