L’UCRAINA È SOLO L’INIZIO? PERCHÉ LA PACE È DIVENTATA IL NEMICO NUMERO UNO DEI POTENTI

di Pasquale Di Matteo

Se osserviamo le mappe del mondo, ne seguiamo le venature rosso sangue delle diverse guerre sparse sul pianeta, e ci convinciamo che le tragedie siano sipari alzati su palchi distanti mille chilometri più in là, commettiamo un errore terribile.

Un peccato di superbia che pagheremo a caro prezzo.

L’Ucraina, per esempio, non è più un Paese. È un buco nero che divora vite, infrastrutture, speranze e futuro. È un Paese fallito. E lo dimostra il fatto che, se l’Europa staccasse la spina degli aiuti economici, non arriverebbe alla fine del mese. Non potrebbe neppure pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici.

Non c’è più una rete elettrica e le sue infrastrutture sono fortemente danneggiate. Il sessanta per cento del suo popolo, soprattutto in età di leva e da lavoro, è già svanito nel nulla dell’esilio, come fumo disperso in una notte senza stelle.

E mentre noi ci perdiamo a discutere se inviare un proiettile in più o un briciolo di solidarietà in meno, la realtà si insinua sui muri dei nostri bei salotti, da dove osserviamo il mondo seduti sul divano.

La verità è una lama affilata che nessuno vuole impugnare.

Putin e Trump?

Sono due giganti in una stanza buia.

Vogliono il silenzio di Zelensky. E, per motivi diversi, sono d’accordo sulla sua dipartita politica.

E le nostre armi? Quelle del riarmo? Quelle da inviare con ancora più foga a Kiev?

Oh, le nostre armi non ci sono. Non è che non vogliamo darle; è che i magazzini sono vuoti.

Abbiamo svuotato il fondo del barile, abbiamo venduto i nostri scudi per comprare un’illusione di sicurezza, e ora, quando l’inverno della crisi ci prenderà per la gola, avremo solo mani nude.

Viviamo in un tempo in cui ci raccontano favole per non farci vedere il precipizio.

Ci dicono che la Francia trema, che la Germania vacilla, e noi, nella nostra piccola, sicura Italia, ci sentiamo spettatori protetti.

Al calduccio della nostra democrazia perfetta, dove tutto va talmente bene che un ragazzo può farsi quasi vent’anni di carcere da innocente perché chi doveva indagare s’è perso le prove o non le ha giudicate idonee, sostituendosi ai giudici.

O dove un tizio che viene trovato morto a Siena, in circostanze tipiche da omicidio, viene immediatamente archiviato come suicidio. E chi provava a porsi domande, veniva immediatamente etichettato come complottista.

Salvo scoprire che i complottisti avevano ragione.

Ma la tempesta del mondo non conosce confini.

Se il tetto del vicino crolla, quello francese e quello tedesco, le tegole finiranno per piovere anche nel nostro cortile.

Siamo in ritardo di venticinque anni, inchiodati a una crescita che ha smesso di respirare prima che il nuovo secolo iniziasse.

Ci domandiamo chi deciderà per noi? Quale mano guiderà la nave quando l’onda anomala ci colpirà?

La risposta è che i veri potenti, quelli che muovono le pedine sulla scacchiera globale, non siedono nei nostri parlamenti. Non sono a Roma, ma nei consigli direttivi di grandi banche e di grandi aziende produttrici di armi.

Siamo pedine in una “Guerra Unica”, un groviglio di conflitti che si autoalimentano come un fuoco che brucia il proprio combustibile.

La politica nazionale è solo rumore di fondo. Una pantomima recitata da attori che dimenticano che la scenografia sta bruciando.

Ci convincono che il centro, la destra, la sinistra possano fare la differenza, quando basta vedere gli ultimi vent’anni per capire che, chiunque governi, l’agenda è la stessa.

Mentre la Storia, quella vera, quella con la S maiuscola, quella che non fa sconti e se ne frega di chi inventa balle su pale, muli e microchip, sta già scrivendo il finale. E non è un finale brillante. Non lo sarà per nessuno di noi.

Dobbiamo guardare oltre il riflesso distorto dei nostri schermi.

Il mondo sta mutando pelle e quella nuova è fatta di acciaio, di fuoco e di fame. Somiglia molto a quella dei secoli scorsi.

Non è il momento di aver paura, ma è giunta l’ora di capire che la partita si è chiusa da tempo.

E noi, seduti al tavolo, abbiamo finito le fiches.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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