UCRAINA, IL RAPPORTO ONU CHE DOVREBBE TOGLIERCI IL SONNO

di Pasquale Di Matteo

Quello che Volker Turk, l’Alto commissario per i diritti umani, ha cercato di trasformare in parole nel suo ultimo rapporto è una verità che brucia più del fuoco causato dalle armi.

Le cifre lasciano attoniti: 15.280 vite spezzate o marchiate dal dolore solo nei primi otto mesi del 2026. Un numero. Solo un numero, direbbero i cinici.

Ma dietro ogni cifra c’è una storia che si interrompe bruscamente nel mezzo di una frase, un caffè lasciato a metà, una coperta che non scalderà mai più nessuno, una sedia vuota intorno a un tavolo, un marito, un padre, un figlio, un fratello morto.

Il dramma è che il mondo si è abituato a contare i morti come fossero vite indicate sullo schermo di un videogame.

Lo facciamo per esorcizzare la paura, come se mettendo in fila le statistiche potessimo tenere il mostro a distanza di sicurezza. Eppure, il mostro è qui. Si muove tra le macerie di scuole che dovevano ospitare sogni e non bare, tra le rovine di ospedali dove la medicina ha ceduto il passo al caos.

Le bombe plananti russe sono diventate la nuova piaga d’Egitto, una pioggia di ferro che è aumenta del 62% rispetto all’anno scorso, segnando il territorio con una precisione chirurgica che non ha nulla di umano. Un dramma aumentato dopo che l’Ucraina ha sperimentato i nuovi droni che calano una sorta di pioggia di fuoco per incendiare le linee nemiche.

E più l’Ucraina sperimenta nuove armi dagli effetti mortali, più le azioni dei russi si fanno più audaci e cruente.

Un occhio per occhio che mette in scacco Kiev, perché, ogni volta che introduce una novità bellica che spiazza Mosca, non passa una settimana e quella diavoleria è già adottata migliorata dai russi, insieme ad azioni ancora più potenti.

Poi c’è l’ombra. Quella che si annida nei seminterrati dove la luce non arriva mai. La violenza sessuale usata come arma. Non è un effetto collaterale, non è un eccesso di zelo di qualche soldato fuori controllo, ma una strategia, un marchio impresso sulla pelle delle vittime per spezzare l’anima prima del corpo.

È un’oscurità talmente densa che persino il rapporto dell’Onu fatica a contenerla. Una brutalità denunciata verso entrambi i fronti, russo e ucraino.

Ma il conflitto è mutato. Non è più solo una questione di confini o di bandiere che cambiano colore al vento. È diventato un poligono di tiro globale, un groviglio di trentasei nazionalità diverse che si sfidano in un campo di battaglia che per loro è un laboratorio a cielo aperto in cui sperimentare nuovi modelli di armi, nuove strategie di morte.

Poi ci sono i mercenari, i volontari, anime perse, fuori di testa, gente senza arte né parte in cerca di uno scopo o di una paga. Tutti intrappolati in questo gioco al massacro dove le armi di ultima generazione vengono testate sulla carne di chi non aveva chiesto di diventare cavia.

Sulla carne di quelli che la nostra propaganda ha spacciato per giovani valorosi che non vedessero l’ora di arruolarsi, mentre la verità è che vengono rastrellati dai marciapiedi, picchiati e caricati a forza sui furgoni per poi essere mandati a morire al fronte per consentire all’apparato Zelensky, e a tutti i poteri che lo sostengono, di restare in piedi.

Infatti, più prosegue la guerra, più in là si spostano le elezioni e la democrazia resta sospesa.

Siamo arrivati a 400 civili feriti o uccisi ogni singola settimana. Pensateci, mentre scrollate questo articolo. È come se un intero paesino delle nostre montagne o delle nostre pianure svanisse nel nulla, inghiottito dall’oblio ogni sette giorni.

L’Alto Commissario Volker Turk urla nel deserto della politica internazionale, chiedendo una de-escalation e il ritorno alla diplomazia, implorando una pace che sembra ormai un fantasma di cui abbiamo dimenticato il volto.

Perché gli attuali leader occidentali sembrano avere tutti un motivo per spingere sull’acceleratore della guerra, del riarmo, per mascherare i propri fallimenti nelle strategie adottate nella guerra ucraina e anche in patria.

Francia, Gran Bretagna, Germania. Quando i cittadini votano, prendono a calci chi governa, arrivando a votare anche il diavolo pur di mandare segnali che non ammettono repliche e che affermano la volontà ferrea di dire no a più armi e no alla guerra.

Solo che i leader occidentali sembrano indifferenti al volere dei popoli. Altro che democrazia!

Forse il problema è proprio questo: abbiamo smesso di guardare. Abbiamo trasformato la tragedia in un rumore di fondo, una colonna sonora stonata che accompagna le nostre giornate al sicuro.

Ma il dolore non aspetta il nostro consenso per accadere. Continua a battere, martellante, sotto le rovine di quella che un tempo chiamavamo civiltà, aspettando che qualcuno, finalmente, smetta di contare le perdite e inizi a capire che, in questo inferno, stiamo perdendo tutti la nostra umanità.

Se questi leader guerrafondai non verranno allontanati dai luoghi di potere, i prossimi a morire saremo tutti noi.

Perché chi ha interessi nelle fabbriche di armi e nelle materie prime in Ucraina non ha alcun interesse per la mia vita, la tua o quella di tuo figlio.

E no: i loro figli in guerra non ci vanno.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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