L’INCUBO A 30.000 PIEDI. QUANDO LA PROPAGANDA DEFORMA LA REALTÀ

di Pasquale Di Matteo

Il 30 settembre, il volo Flydubai FZ1073 non stava trasportando solo dei passeggeri, ma anche una verità che, nel giro di poche ore, sarebbe stata fatta a pezzi da una macchina narrativa più spietata del coltello che ha ferito il comandante Smit Machchhar.

La propaganda veicolata dai giornalisti nostrani è una nebbia che sale, una coltre di bugie che viene distillata con spietata finezza nei telegiornali di casa nostra, sulle prime pagine dei quotidiani e sulle pagine web.

Avete visto le prime ore?  Avete letto i titoli?

“Pilota russo e copilota ucraino”.

Una narrativa perfetta, costruita su misura per chi ha bisogno di un nemico da odiare, di un colpevole dal volto noto, di una guerra che si sposta dai campi di fango del Donbass direttamente a trentamila piedi di quota. Di un pugno alzato al cielo in segno di vittoria, magari guardando il poster di Calenda appeso in cameretta.

Ma la realtà, quella bestia ferita che striscia tra le pieghe dei dati di volo e le smentite di Snopes, ha un sapore decisamente più amaro, in grado di smontare anche questa ennesima panzana veicolata dal mainstream, che l’ha spacciata per notizia.

Il comandante non è russo, ma indiano. L’aggressore, stando a fonti locali, non ha nulla a che fare con il Cremlino o con Kiev.

Eppure, le rotative della propaganda occidentale non si sono fermate, anzi, hanno accelerato, cercando di cucire addosso all’incidente l’etichetta della “minaccia russa”, in quello che è un balletto imbarazzante, una pantomima macabra in cui il fatto di cronaca viene svuotato della sua essenza, del dramma umano di una colluttazione e della paura gelida dei passeggeri, per essere riempito di retorica geopolitica da quattro soldi.

Perché tutto questo bisogno di creare un mostro?

È la domanda che ci ronza in testa ogni giorno mentre leggiamo i rapporti ufficiali che, in modo quasi silenzioso, smentiscono le prime pagine.

Il volo FZ1073 ha perso 14.000 piedi in mezzo minuto.

Non è un dato, è un grido. È il suono di un metallo che urla contro la gravità mentre un uomo, in preda a un raptus che ancora non conosciamo, tenta di riscrivere il destino di 180 persone.

Ma ai leader europei, e ai loro prezzolati giornalisti della macchina della propaganda, il “perché” umano non interessa affatto. Interessa il “chi”, a patto che il “chi” sia funzionale alla causa.

Da bambini, il mostro che più ci spaventa è quello che ci raccontano per tenerci svegli la notte, pieni di rabbia e di sospetto.

Ed è così che ci trattano: come bambini.

D’altronde, tra una pagina e l’altra di un’inchiesta, la verità è sempre la prima vittima di chi scrive il finale senza aver prima analizzato gli indizi.

Il premier Netanyahu, quello di Gaza, quello ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, parla di 11 settembre, di sicurezza nazionale, di una minaccia che si annida ovunque.

Le testate, come barboncini fedeli al padrone, corrono dietro all’osso dell’estremismo, dell’Iran, della Russia. Delle tante panzane che il tempo ha polverizzato in questi quasi cinque anni. Eppure, loro corrono ancora, proprio come anche un cane maltrattato fa sempre.

Intanto, il volo FZ1073 è atterrato a Tabuk, un silenzioso testimone di ferro e sangue in un deserto che non ha voce per gridare quanto la nostra narrazione sia diventata tossica.

In questi tempi di propaganda, non cercate la verità nella cronaca immediata.

La verità è un cadavere che galleggia in un fiume di inchiostro nero, manipolato da mani che hanno un solo scopo: assicurarvi che abbiate sempre il giusto nemico sotto tiro.

Ma la realtà, se guardate bene, è molto più complessa e, purtroppo, molto meno cinematografica di quanto vorrebbero farvi credere.

Il volo è atterrato, ma la veritàè ancora in caduta libera.

Meglio aspettare qualche giorno. E vedrete che la verità arriverà.

Come dopo l’attentato al NordStream, inizialmente attribuito ai russi, prima che arrivassero i mandati di cattura per gli ucraini ricercati. Come dopo i missili ucraini in Polonia, inizialmente dati per russi. Come con i droni, i finti attentati agli aerei di Von der Leyen e Zelensky.

Come con le pale, i muli, i microchip smontati dagli elettrodomestici.

La propaganda è forte, nutrita e guerrafondaia.

Stare all’erta è la prima difesa contro questa deriva.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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