Il cielo sopra l’Irlanda era di quel grigio plumbeo che ricorda l’inchiostro sbavato su una pagina del vostro vecchio diario, saltato fuori da uno scatolone che avevate dimenticato in cantina.
In quella terra di leggende, dove i sussurri danno vita a presenze favolistiche, si è incrociato il destino di due uomini, come ci fa sapere l’agenzia di stampa Reuters.
Da una parte, l’uomo che è emblema di una nazione in fiamme, Volodymyr Zelensky; dall’altra, il custode dei segreti più oscuri dell’Occidente, il capo della CIA, John Ratcliffe.
È stato un incontro casuale, dicono. Uno scalo tecnico. Una coincidenza, come quella di trovare un cadavere durante una passeggiata notturna, insomma.
Ma credere al caso è un lusso che chi conosce i respiri del potere non può permettersi.
Sotto le luci asettiche di una saletta aeroportuale, lontano dagli occhi indiscreti del mondo, ha avuto luogo un dialogo di cui non sentiremo mai la registrazione. Eppure, il rimbombo di quelle parole si avverte nitidamente in ogni ufficio governativo d’Europa.
Perché qualcosa di è rotto. Qualcosa, nel meccanismo oliato dell’invio di armi e delle sanzioni, ha iniziato a stridere come una porta arrugginita in un corridoio che ricorda il miglio verde.
L’Ucraina è diventata il teatro di un gioco di prestigio in cui le regole cambiano a ogni battito di ciglia.
E si levano voci autorevoli contro il teatro ucraino: Ginevra Bompiani solleva il velo sulla menzogna, parlando di un conflitto che è il punto focale di una finzione collettiva; Tomaso Montanari punta il dito contro chi non vuole la pace, quella che dovrebbe essere la stella polare della politica e che, invece, è diventata un tabù.
Pronunciare la parola “negoziato” oggi è un atto di eresia, un crimine ideologico punito con lo stigma del “putiniano”.
La verità è una bestia che vive nell’oscurità. È nascosta nei magazzini di armi che si svuotano, nei conti correnti di chi si arricchisce col conflitto, è marchiata sul deretano di quei politici che hanno scommesso tutto sul green e sulla vittoria ucraina, causando disastri in entrambi i rami del loro pietoso agire, e si trova nelle bare che tornano a casa senza un nome.
Zelensky, incastrato in un labirinto di specchi, deve gestire una pressione che farebbe crollare chiunque. Washington vuole il controllo, Mosca non ha alcuna intenzione di cedere. E in mezzo, un popolo, quello ucraino, che cerca disperatamente di respirare tra le pieghe di una strategia geopolitica che ha smarrito ogni traccia di umanità ed è diventata quella dei rastrellamenti per le strade per mandare gli ultimi giovani a morire al fronte.
Se la pace richiede il compromesso, allora l’Occidente ha scelto di non volere la pace.
La nostra Costituzione urla un messaggio chiaro, cristallino come l’acqua gelida di un pozzo, ma noi abbiamo imparato a ignorare le grida. “L’Italia RIPUDIA la guerra”.
Quel verbo, ripudia, non ammette “ma”, “se” o qualsiasi altra replica.
La ripudia. Punto. Perciò possiamo solo fare due cose: stracciare la Costituzione, – ma a quel punto anche pagare le imposte diventerebbe una cortesia – oppure tornare in senno e scegliere la via della diplomazia.
Ma con Draghi, Mattarella e Meloni, abbiamo scelto il rumore dei droni, l’odore acre della polvere da sparo e le promesse di un futuro che non arriverà mai, perché lo stiamo sacrificando sull’altare di un’ideologia che, come un virus, divora le nostre coscienze.
Non è un gioco e non è opinione. Non è la trama di un romanzo di Dicker, anche se ha la sua complessità. Non è un horror di King, anche se ne ha la brutalità.
È la realtà, ed è la più spaventosa di tutte.
La geometria del nemico è diventata variabile. Ieri erano alleati, oggi sono demoni.
E domani?
Domani forse saremo noi i cattivi, se non saremo in grado di trovare il coraggio di dire che i leader europei hanno fallito, che la guerra è una follia che non ci appartiene e che, forse, è già troppo tardi per fingere di non sapere.
Guardatevi intorno.
Il mondo brucia e la menzogna è il combustibile.
E noi siamo solo spettatori che pagano il biglietto per assistere alla distruzione del proprio domani.
Restate svegli, anzi, svegliatevi!
Perché le ombre in quell’aeroporto irlandese hanno lasciato una scia che non si cancellerà con la prossima notizia da prima pagina e le ombre degli estremismi si faranno sempre più lunghe e minacciose se ai popoli non resterà altro da votare che non invochi armi e guerra.

