DOVE FINISCONO I NOSTRI SOLDI? TRA DRONI E SILENZI, L’ITALIA SI DIMENTICA DELLA PACE

di Pasquale Di Matteo

Silenzio.

Non il silenzio della pace, ma quello dei cimiteri. Un silenzio che si spalma come catrame sulle coscienze di chi, in giacca e cravatta, continua a pontificare sull’invio di armi.

Apriamo gli occhi sull’Ucraina. Non sulla cartolina che ci vendono i media di regime, quella dell’eroica resistenza che combatte per la nostra libertà, quella in cui le nonne disarmano droni a mano nuda.

Mi riferisco all’Ucraina vera, quella dell’industria siderurgica ridotta in cenere. Il 90% della capacità produttiva, il motore della nazione, è collassato.

E mentre i missili russi scrivono la parola “fine” sull’economia di un intero popolo, i nostri leader insistono a puntare sulla carta del riarmo, come se un incendio si potesse domare gettandoci sopra la benzina.

Perché, ormai, stanno alla diplomazia e al buonsenso come gli elefanti a una cristalleria.

È una logica che non fa una piega: se sei un produttore di armi o un esponente di quella classe politica che vive di sondaggi e di promesse elettorali. Ma per il cittadino medio, per quello che si alza alle sei, paga il mutuo e guarda con terrore i prezzi alle pompe e sugli scaffali che aumentano ogni giorno, la faccenda è diversa, per usare un eufemismo.

Nel frattempo, la Turchia si muove nell’ombra del Mar Nero, giocando una partita a scacchi con le navi mercantili, condannando gli attacchi, ma attribuendo parziali responsabilità anche all’aggredito. Un capolavoro di ipocrisia diplomatica, in cui tutti hanno ragione e nessuno ha torto. O meglio, tutti hanno torto e l’unica cosa a essere dalla parte della ragione è, come sempre, il profitto.

La politica italiana, stretta in una morsa di ambiguità che ha perso i riferimenti costituzionali, a. cominciare dall’Art. 11, continua a ballare sul ponte del Titanic, mentre i leader europei giocano a dadi con il destino dei popoli. Quei popoli che, da mesi, votano chiunque proponga politiche opposte a quelle dei loro governi.

Si parla di tri-laterali, di soluzioni diplomatiche che appaiono e scompaiono come fantasmi in una seduta spiritica, mentre i miliardi, i nostri miliardi, prendono il volo per Kiev.

Dove finiscono?

Nelle tasche di intermediari, nelle sabbie mobili di mercati neri, o semplicemente bruciati per alimentare un conflitto che, piaccia o meno, non ha una via d’uscita militare se non quella dell’ulteriore annientamento ucraino.

Non ci credete?

Guardate al debito, alla situazione industriale, alle finanze e alla geografia dell’Ucraina del 2022 e a quella di oggi. Dati e fatti che presentano un quadro della situazione disarmante e che dimostra la realtà.

Il Medio Oriente, poi, è l’incubo che ritorna quando meno te l’aspetti. La situazione in Iran è incandescente, e Bab-el-Mandeb, quello stretto che un tempo era solo una riga su un atlante, è diventato il nuovo baricentro di un mondo impazzito.

Se si chiude, se gli Houthi decidono di staccare la spina al commercio globale, l’inflazione non diventerà più una statistica da telegiornale, ma una mannaia sulle nostre tavole.

E allora, forse, capiremo che la guerra non è un videogame, ma una realtà che ci morde le caviglie. Al di là delle sciocchezze sparate h24 da chi vorrebbe ancora più armi e più guerra.

Siamo guidati da una classe dirigente che, citando il buon vecchio cinismo di chi ha visto troppo, “si è dimenticata di accendere il cervello”. Ammesso che, a questo punto, abbiano qualcosa da accendere.

Si parla di elezioni, di poltrone, di percentuali, mentre il mondo brucia. La verità, brutta e scomoda come una macchia di vino su un vestito bianco, è che la guerra si è spinta troppo oltre.

Quei geni dei nostri leader credevano davvero alle panzane sui microchip smontati dai tiralatte, sui soldati russi armati solo di pale, a dorso di muli e senza calzini. Credevano davvero alla supercazzola delle “sanzioni dagli effetti dirompenti”. E sì che Super Mario, quello che sparò la supercazzola sulle sanzioni, era un maestro di panzane, reo di aver detto che “chi si vaccina ha la certezza di creare luoghi sicuri. Non vaccinarsi è una condanna a morire”.

I fatti e il tempo hanno distrutto quelle panzane, visto che la stessa Pfizer ha ammesso che non vi fosse nessuno studio scientifico a supporto di quelle tesi.

Ora, questi leader fantozziani, che non ne hanno azzeccata mezza nemmeno per sbaglio, sono disperati, poiché non sanno più come spiegare ai propri elettori – che votano chiunque altro pur di mandali a casa – perché hanno sperperato i loro miliardi e come intenderebbero calmierare i prezzi che aumentano perché si ostinano a non acquistare materie energetiche dalla Russia.

E, come insegna la storia, quando non si ha più nulla da perdere, quando si è disperati, si finisce per perdere anche quel briciolo di dignità che era rimasto.

L’Europa è a pezzi, l’Italia brancola nel buio, e l’unica cosa che ci rimane è lo spettacolo fantozziano di una politica che continua a parlare di “vittoria” mentre siamo già tutti inesorabilmente sconfitti.

Per quanto ancora faranno finta di niente?

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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