TI FIDERESTI DI UN ARTISTA CHE NON PUOI VERIFICARE?

di Eugenio Cobalto

Pensaci.

Vedi un profilo Instagram.

Ha il nome dell’artista. Ha le sue opere. Ha centinaia di follower.

Ti scrive in DM.

E tu come fai a sapere che è davvero lui?

Oggi basta scaricare una fotografia, clonare un profilo e costruire un’identità apparentemente credibile. E con l’intelligenza artificiale diventa ancora più semplice.

Ma c’è qualcosa che un bot non può replicare così facilmente: la tua identità costruita nel tempo.

La tua voce. Il tuo processo. La tua storia. Le persone che hai incontrato. I luoghi in cui hai lavorato. Il modo in cui racconti ciò che fai.

Perché una fotografia può essere copiata.

Un feed può essere ricostruito.

Ma un’identità autentica lascia tracce.

Ed è qui che, secondo me, il personal branding dell’artista cambia completamente significato.

Non è più soltanto comunicazione. È anche uno strumento di fiducia.

Per l’artista. E soprattutto per il collezionista.

Perché prima di chiedersi se un’opera è autentica, forse dovremmo iniziare a chiederci: chi è davvero la persona che ce la sta proponendo?

La fiducia non è un elemento accessorio del mercato dell’arte.

È parte del valore.

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