IL MURO DI FAUCI E L’AMMISSIONE DEL SUO BRACCIO DESTRO. LE CARTE SEGRETE DELLA PANDEMIA TRAVOLGONO IL NIAID

di Pasquale DI Matteo

Mentre in Italia ci distraggono dicendo che in estate fa caldo, nell’arco di pochi giorni, la narrazione pandemica ha mostrato crepe vistose.

Prima abbiamo visto l’ex volto simbolo della Sanità americana trincerarsi dietro il diritto costituzionale di rimanere in silenzio di fronte alle incalzanti domande del Senato.

Quell’Anthony Fauci che, spavaldo, durante la pandemia sosteneva che avrebbe spiegato ovunque, con dati scientifici alla mano, la bontà delle sue affermazioni e delle sue scelte.

Perciò il ricorso a oltranza della facoltà di non rispondere, nonostante una grazia preventiva ottenuta da Biden, puzza di marcio.

Pochi giorni dopo, la Procura federale incassa la piena ammissione di colpevolezza dello storico consigliere dell’istituto e stretto collaboratore di Fauci, David Morens, reo di aver orchestrato un piano deliberato per far sparire documenti ufficiali e sottrarsi al controllo pubblico.

Dopo che la Commissione del Senato ha trasmesso al Dipartimento di Giustizia gli atti dell’oltraggio al Congresso operato da Anthony Fauci, il suo ex collaboratore ammette davanti a un giudice federale di aver cospirato per truccare le richieste di trasparenza.

D’altronde, l’apparizione di Fauci davanti alla commissione del Senato per la Sicurezza interna aveva assunto contorni surreali.

Presentatosi sotto mandato di comparizione, l’ex direttore del NIAID ha inanellato oltre cento rifiuti di rispondere, trincerandosi dietro la formula del Quinto Emendamento anche di fronte a domande banali.

La ragione sventolata dai suoi legali è stata il timore che qualunque affermazione potesse essere usata per incriminarlo o per muovergli accuse di falsa testimonianza, visto il clima di aperta ostilità della maggioranza repubblicana.

Una motivazione che non regge, vista la grazia preventiva ricevuta dall’ex presidente USA.

Ecco perché il senatore Rand Paul, alla guida della commissione, non ha perso tempo. Ha preso atto dell’ostruzionismo di Fauci e ha promosso il voto per l’oltraggio al Congresso, così l’atto è passato nelle mani dei PM del Dipartimento di Giustizia, che dovranno decidere se trasformare il rilievo della commissione in un’azione penale.

IL SIGNIFICATO DEL QUINTO EMENDAMENTO

Attorno a quel prolungato silenzio si scontrano due visioni opposte e inconciliabili.

Dalle fila dei repubblicani guidati da Rand Paul, l’uso reiterato del privilegio costituzionale viene bollato come una fuga ingiustificabile.

Agli occhi dell’accusa politica, Fauci ha alzato un muro persino di fronte a quesiti di pura ordinaria amministrazione, paralizzando l’attività d’indagine del Parlamento.

Per chi ha ricoperto ruoli di massima responsabilità pubblica durante un’emergenza sanitaria, la scelta di tacere appare, sul piano dell’opportunità politica, un palese cortocircuito di trasparenza, perché, proprio in quella sede, Fauci avrebbe potuto, e dovuto, mostrare dati e rilievi inoppugnabili sulla sua condotta e sull’intera gestione Covid.

Invece, ha preferito il comportamento di chi, di solito, è colpevole o nasconde più scheletri nell’armadio di quanti ve ne siano in un cimitero.

La difesa cerca di ribaltare la prospettiva facendo perno sulla rigidità delle tutele costituzionali. L’invocazione del Quinto Emendamento costituisce un presidio fondamentale a protezione del cittadino contro il rischio di incriminazione o di trappole procedurali.

In un’aula parlamentare dove più volte si è invocata apertamente la prigione per il testimone, la scelta di non rispondere è una legittima strategia difensiva raccomandata dai legali.

Tuttavia, è una scelta che risponde solo alle esigenze di chi non ha tra le mani dati scientifici inoppugnabili.

Il ricorso sistematico alla facoltà di non rispondere insospettisce e stona con l’immagine dell’amministratore che sostiene di non aver nulla da nascondere. Se non hai nulla da nascondere, parli e mostri i dati in tuo possesso. Non ti nascondi. Punto.

IL CASO DAVID MORENS

Anche perché a inguaiare Fauci ci pensano i verbali del Tribunale di Greenbelt, in Maryland, che parlano con sconcertante chiarezza.

David Morens, dirigente medico di lungo corso e storico consigliere senior al NIAID, ha firmato un patteggiamento che sgretola quel muro edificato dal suo ex “capo”.

Il Dipartimento di Giustizia ha formalizzato la condanna in seguito all’ammissione d’imputazione per cospirazione contro gli Stati Uniti.

Morens ha riconosciuto di aver messo in piedi un sistema sistematico per aggirare le richieste basate sul Freedom of Information Act , violando la legge sui registri federali.

Insieme ad altri sodali, utilizzava caselle di posta elettronica personali su Gmail per scambiare informazioni riservate del NIH, concordando per iscritto di nascondere le comunicazioni per evitare che finissero sotto la lente dell’opinione pubblica.

In particolare, la popolazione non doveva venire a conoscenza della controversa gestione dei finanziamenti destinati all’organizzazione EcoHealth Alliance e ai progetti di ricerca sui coronavirus dei pipistrelli condotti in collaborazione con il laboratorio di Wuhan.

Quando il NIH sospese i fondi in seguito ai dubbi sull’origine del virus, Morens si attivò nell’ombra per ripristinare i finanziamenti ed eludere i controlli, cercando contestualmente di orientare il dibattito pubblico per depotenziare la tesi della fuga da laboratorio.

Ricordate le sciocchezze sul mercato e sul pangolino vendute come un mantra?

IL RUOLO DI FAUCI

L’ammissione di colpevolezza di Morens proietta un’ombra inevitabile sui vertici dell’istituto che dirigeva.

Possibile che Fauci non fosse al corrente del fatto che il suo stretto collaboratore utilizzava account privati per trattare affari di Stato? Esistono direttive, anche informali, volte a schermare le decisioni più delicate sui fondi a EcoHealth Alliance?

La vicenda solleva questioni enormi sulla catena di comando e sulla vigilanza interna. Chi decise di interrompere il finanziamento a EcoHealth e con quali motivazioni precise? Chi operò per facilitarne il ripristino sottobanco?

La presenza di un perdono presidenziale preventivo accordato da Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca copre gran parte delle condotte amministrative del periodo pandemico, rendendo ancora più complessa la ricostruzione delle responsabilità processuali e gettando ulteriore marcio in questa vicenda, poiché le grazie, solitamente, le riceve chi ha commesso crimini.

Inoltre, la grazia politica non cancella l’obbligo morale della chiarezza e i silenzi sono quasi sempre l’ultima spiaggia di chi è sommerso fino al collo e non ha nulla di intelligente da dire.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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