ALLARME FINANCIAL TIMES. L’IRAN PRONTO A COLPIRCI IN CASA PER COLPA DELLO SHOW DEGLI AMERICANI

di Pasquale Di Matteo

Purtroppo, viviamo l’era in cui i confini geografici cambiano a colpi di post, alimentati da colpi di testa di gente pazza da legare.

Uno si sveglia la mattina e dice: «La Groenlandia è nostra.» Oppure: «Gaza ci appartiene per diritto divino».

Panzane che non stanno in piedi, ma che producono morti e danni irreparabili alle economie di mezzo mondo.

Donald Trump ha impugnato lo smartphone per regalare ai suoi follower su Truth l’ennesima perla: una cartina dove il collo di bottiglia del greggio mondiale viene ribattezzato d’un tratto “Nuovo Territorio Statunitense”. Proprio così. Dopo aver vagheggiato l’acquisto della Groenlandia come se fosse un attico a Manhattan, l’ex inquilino della Casa Bianca ha deciso che il Golfo Persico è roba sua.

Ovviamente, l’Iran non ha risposto con le risate. Perché si ride davanti ai comici, non ai pazzi.

Teheran ha risposto con le parole misurate e velenose del proprio viceministro degli Esteri: “Correggeremo le delusioni di Trump”. Tradotto dal politichese: se pensate di fare i padroni a casa nostra, la ricreazione è finita.

E mentre il ciuffo rosso a Washington fa lo spaccone da tastiera, per nascondere i suoi fallimenti bellici, chi si ritrova con l’acqua alla gola sono, come al solito, gli europei.

Lo Stretto di Hormuz non è un videogioco alla PlayStation, ma l’arteria da cui passa circa un quinto del fabbisogno globale di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL).

Reuters e i tracciamenti marittimi di Kpler certificano che i transiti navali, che fino a poche settimane fa vedevano scorrere flussi continui di petroliere, sono crollati a una media risibile di undici navi al giorno, per poi bloccarsi del tutto. Motivo per cui il Brent è schizzato istantaneamente a 91,47 dollari al barile.

E chi crede che questa sia una faccenda confinata al Medio Oriente farebbe bene a farsi due conti alla stazione di servizio più vicina.

Nel frattempo, a Roma, ci si indigna per il caro carburanti, come se le accise e i rincari fossero piovuti dal cielo per una bizzarria del meteo.

Il governo incassa il colpo dopo aver bruciato miliardi in taglietti temporanei che le compagnie petrolifere si sono rimangiate nel giro di un weekend, dimostrando ancora una volta che la politica di casa nostra sa solo rincorrere l’emergenza senza mai capirne le cause strutturali.

E mentre l’opinione pubblica viene abbeverata con le solite favole sull’esportazione della democrazia e sulla fermezza contro i “cattivi” di turno, mentre viene distratta dall’Ucraina e dai miliardi polverizzati in una guerra che i leader europei stanno perdendo in maniera imbarazzante, il Financial Times sgancia la bomba che nessuno a Palazzo Chigi ha il coraggio di commentare.

Fonti interne al regime di Teheran confermano che, scaduto il termine diplomatico di sessanta giorni senza alcun accordo sul tavolo, l’Iran sta seriamente valutando di colpire gli obiettivi militari americani presenti nel sud e nel sud-est dell’Europa.

L’Italia non viene nominata esplicitamente soltanto per galanteria diplomatica, ma la geografia non si cancella con le parole: la base di Sigonella, in Sicilia, è l’hub logistico ed operativo da cui partono ricognizioni, rifornimenti e attacchi per tutto il quadrante mediorientale.

Avere le chiavi di casa consegnate allo Zio Sam significa che, quando la Casa Bianca decide di incendiare il Golfo Persico, la prima fiammata rischia di arrivarci dritta in salotto. Altro che Putin, Mosca, i russi alle porte e altre fesserie.

Le basi americane nel nostro paese non servono a proteggere i cittadini italiani, ma a garantire una portaerei naturale nel Mediterraneo a Washington. E quando le cose si mettono male, la storia insegna che gli americani impacchettano le tende, salutano la compagnia e lasciano il conto da pagare agli alleati di turno, sociale, economico e militare.

È successo in Iraq, è successo in Afghanistan, è successo in Ucraina, e la sceneggiatura rischia di ripetersi identica nel Mediterraneo.

I politici europei, arrivati a fine cottura e pronti a mollare la patata bollente ai governi successivi, continuano a fare melina per non urtare ulteriormente gli umori dei rispettivi elettori. Fanno finta che il problema non li riguardi, indebitando le future generazioni con la scusa del riarmo forzato e regalandoci perle di comicità involontaria che loro scambiano per spessore, statismo e filosofia.

Basta guardare il teatrino delle forniture militari: inviamo materiale a Kiev, poi ci viene proposto di ricomprare gli stessi droni che abbiamo già pagato, e nel frattempo ci facciamo trascinare in guerre commerciali ed energetiche, tagliando ogni rapporto con Mosca, contro i nostri stessi interessi nazionali.

Il che si configura come tradimento del mandato governativo, che, al primo posto, ha il benessere e la difesa dei propri cittadini.

Cosa succederà adesso?

Se l’Iran dovesse decidere di far valere la propria forza sullo stretto o di lanciare ritorsioni mirate contro le infrastrutture militari USA nel Mediterraneo, la favola del “va tutto bene” crollerà miseramente, così come è crollata la favola del “fino alla vittoria finale dell’Ucraina”.

Lo Stretto di Hormuz rimarrà blindato dall’Iran, che gli USA lo vogliano o no, il prezzo del barile volerà a cifre astronomiche e l’Europa si ritroverà per l’ennesima volta col cerino in mano, a chiedersi come sia stato possibile scambiare la geopolitica con una battuta da avanspettacolo.

E, forse, gli europei cominceranno a prendere a calci nel deretano politucoli da quattro soldi scambiati per grandi statisti, che sarebbero imbarazzanti persino a giocare a Risiko.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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