Tre ragazzi di tredici anni sognano di acquistare un motorino e, non avendo soldi, cercano una soluzione.
Non vogliono chiedere l’elemosina né scippare le vecchiette. Non vogliono nemmeno chiedere i soldi ai genitori e passare le giornate anestetizzati davanti a uno schermo, ma s’inventano una cosa antica, dimenticata, romantica, quasi rivoluzionaria: si rimboccano le maniche.
Allestiscono un banchetto nel cortile di casa e offrono limonata fresca, qualche dolce, acqua. Davanti al banchetto un cartello scritto a mano con la dicitura “offerta libera”. Il primo germoglio di un’etica del lavoro che ogni Paese civile dovrebbe tutelare come patrimonio dell’umanità, invece, in Italia…
Beh, in Italia vince sempre quel male oscuro che ingessa il Paese da decenni; l’invidia per chi fa, per chi vince, per chi ha successo.
E, si sa, l’invidia è il motore di ogni cittadino modello pronto a denunciare gli altri. Quello con il dito puntato contro chi non aveva il lasciapassare verde o con l’orecchio incollato alla parete del vicino per contare le voci dei congiunti.
Quello che “mi fa rabbia che Sinner abbia la residenza a Montecarlo”.
Quello zelante, rosso di rancore, incapace di sopportare che qualcuno – persino dei bambini – possa mostrare intraprendenza. Un individuo che, invece di sorridere davanti a quella freschezza, si specchia e vede solo un fallito, perciò, sente marcire qualcosa dentro e decide di telefonare alla Polizia Locale per segnalare la mancata autorizzazione igienico-sanitaria. E perché, diamine, mica passano le imposte su quella limonata.
È la vittoria della burocrazia usata come clava punitiva, l’arma perfetta in mano a chi è troppo frustrato per costruire e vive solo per distruggere. Per rompere il podio più alto degli altri. Il collaborazionista nel DNA, fascista o comunista a seconda di chi comandi, a cui basta che qualcuno in divisa gli chieda “è lei che ha chiamato le forze dell’ordine?”, per gonfiare il petto e sentirsi, almeno per una volta, realizzato.
La nostra Repubblica si fonda sull’invidia sociale di chi non tollera il successo altrui perché ha un lavoro che odia, non ha sogni da inseguire né attributi per provare a… perciò si sente inadeguato.
I vigili sono dovuti intervenire – con buonsenso e a titolo informativo, va detto – ma il messaggio culturale che resta è devastante: se ti ingegni e ti impegni, il sistema (o il vicino invidioso) trova sempre il modo di frenarti.
I tre ragazzi hanno raccolto circa 100 euro prima che il banchetto venisse smontato. E ci hanno dato una lezione di dignità.
Ma l’Italia, come si evince, preferisce i ragazzi che mettono like alle colleghe seminude sui social e vede problemi laddove non ce ne sono.

