ZERO MISSILI ABBATTUTI E CASSE VUOTE. ANATOMIA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

ZERO MISSILI ABBATTUTI E CASSE VUOTE. ANATOMIA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

di Pasquale Di Matteo

A febbraio 2022, la guerra in Ucraina subì una svolta.

Quella guerra scoppiata nel 2014, di cui non parlava nessuno, catturò le attenzioni del mondo quando Putin decise di sfondare il confine.

Da allora, per quattro anni e mezzo, il mainstream ci ha raccontato la fiaba un po’ stucchevole, secondo cui l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia.

Negli ultimi tre mesi, questa fiaba aveva assunto i risvolti di un dramma esistenziale per Mosca, perché Kiev stava inesorabilmente “ribaltando la situazione al fronte”, mentre la Russia, isolata dal resto del mondo e con le pezze al sedere, era sull’orlo del fallimento.

Ma basta guardare i numeri del bombardamento dell’altra notte su Kiev per scoprire quale sia la realtà.

Ventotto missili balistici russi piovuti sulle infrastrutture strategiche del Paese e sapete quanti ne ha intercettati la tanto decantata difesa aerea ucraina?

Zero. 0. Nessuno.

Questa è la tragica fotografia di un arsenale difensivo del tutto prosciugato. I mitici sistemi Patriot, sventolati per mesi come la bacchetta magica in grado di cambiare le sorti del conflitto, sono finiti.

E il problema è che neanche gli Stati Uniti ne hanno più nei propri depositi, come persino le agenzie di stampa americane sono costrette ad ammettere da diversi giorni. La disastrosa campagna mediorientale americana li ha prosciugati.

Eppure, il copione del mainstream non cambia.

Da una parte abbiamo Volodymyr Zelensky che canta il disco rotto delle lamentele: “Se avessimo avuto i Patriot, avremmo salvato vite civili”.

Il solito e collaudato scaricabarile morale per addossare agli alleati la responsabilità di un vicolo cieco in cui si è cacciato da solo, credendo a chi lo ha convinto che Mosca potesse essere sconfitta senza una guerra atomica.

Dall’altra parte c’è Ursula von der Leyen, che, puntuale come un orologio svizzero, condanna le “atrocità russe” e stacca l’ennesimo assegno da 1,4 miliardi di euro per finanziare una guerra che è un pozzo senza fondo e un cimitero sempre più ampio per le giovani generazioni di ucraini.

Soldi nostri, naturalmente. Quattrini pubblici drenati dalle tasche dei cittadini europei per alimentare una guerra di logoramento che nel 2022 ci assicuravano sarebbe finita in tempi brevi perché le nostre sanzioni dagli effetti dirompenti avevano reso il rublo carta straccia e Mosca era al tappeto.

A proposito di economia: ricordate le solenni profezie dei nostri leader politici sul fatto che le sanzioni avrebbero “distrutto la Russia in poche settimane?

Oggi scopriamo che la Russia non solo non è affatto isolata, grazie ai mercati smisurati di Cina, India e paesi BRICS, ma per vendere il suo gas liquida persino le nuove restrizioni dell’Unione Europea, mettendo in campo una “flotta ombra” di navi cisterne battenti bandiera del Camerun.

Chi sta affondando davvero sotto i colpi delle sanzioni è l’Europa. Infatti, l’industria tedesca è in piena deindustrializzazione, l’Eurozona è strozzata dai costi energetici e noi abbiamo rinunciato al gas russo a basso costo per comprare dagli americani lo stesso gas, ma rigassificato e fatturato a prezzi d’oro.

Un affare perle casse di Washington, un suicidio economico da folli e incompetenti per noi.

La verità è che l’intera architettura geopolitica dell’Occidente si reggeva su una balla colossale.

Come ha ricordato il professor Michele Prospero, ordinario di Filosofia Politica alla Sapienza, l’idea dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO è sempre stata una trappola ideologica.

Nel 1996 la Costituzione di Kiev sanciva il principio fondante della neutralità e del non allineamento. Fu il pressing occidentale a spingere per stravolgere la Carta fondamentale nel 2019, trasformando il Paese in un pedone, in una partita a scacchi tra superpotenze.

E non raccontiamoci la panzana dello scontro tra la “Democrazia” e l’“Autocrazia”.

A Kiev, Zelensky continua a fare il vuoto attorno a sé: caccia ministri della Difesa, licenzia capi dell’intelligence, silura ambasciatori negli Stati Uniti e rimuove vertici militari. Non per incompetenza, ma per pura paranoia politica; chiunque mostri un briciolo di popolarità o accenni a fare una minima ombra al presidente viene immediatamente neutralizzato.

La libertà di stampa è sospesa, le opposizioni sono fuorilegge ormai da anni, di elezioni non se ne parla e lo Stato di diritto è ai minimi storici. Chiamarla “roccaforte della democrazia occidentale” richiede un tasso di ipocrisia che sfora il ridicolo, visto che somiglia molto di più a una dittatura.

Ogni volta che l’esercito ucraino rivendica un attacco spettacolare in profondità nel territorio russo, come il drone lanciato a 1600 chilometri a colpire il centro logistico di Wildberries a Tula, i nostri media esultano come se fosse stato conquistato il Cremlino.

Solo che nessuno vi spiega l’altra metà della medaglia. A ogni attacco dimostrativo a lungo raggio, la Russia risponde con una violenza devastante, spianando centinaia di chilometri di rete ferroviaria, depositi energetici e centri logistici tra Kiev e Odessa.

L’escalation continua voluta dall’Occidente non sta salvando l’Ucraina, ma ne sta solo accelerando la totale distruzione. Proprio come prevedevamo quattro anni fa.

Ora si alza il polverone sui missili balistici, sugli aiuti dalla Cina e sulle truppe inviate dalla Corea del Nord in aiuto a Putin. Ci si indigna, si stracciano le vesti, si grida allo scandalo internazionale.

Ma cosa vi aspettavate?

Avete fornito a Kiev missili ATACMS, intelligence satellitare in tempo reale e licenze per colpire nel cuore del territorio russo, e vi stupite se Mosca stringe alleanze militari con Pechino e Pyongyang? Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Il dramma vero è che la leadership ucraina, messa alle strette da una situazione sul campo insostenibile, ha tutto l’interesse ad allargare e generalizzare il conflitto per evitare che i riflettori e i finanziamenti si spengano.

È una roulette russa giocata da chi comanda in Ucraina sulla pelle degli stessi ucraini. E mentre a Bruxelles ci si ostina a fare le verginelle offese e a promettere miliardi che non abbiamo, la realtà del fronte è drammatica. Siamo ormai ai livelli di Hitler, che impartiva ordini d’attacco mentre l’Armata Rossa entrava a Berlino.

Questo disastro si poteva evitare con un accordo nel 2022. L’Ucraina avrebbe perso territori che perderà comunque, ma senza fallire economicamente, senza essere costretta a dipendere dai soldi degli europei, senza mandare al fronte centinaia di migliaia di giovani morti o resi invalidi, e senza che un terzo della popolazione fuggisse all’estero.

Inoltre, si tratta di una guerra che ha costi ormai insostenibili.

Ma di certo non pagheranno i signori della guerra al calduccio nei loro uffici, ma i cittadini europei impoveriti e un popolo ucraino sacrificato sull’altare delle illusioni altrui.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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