STEPHEN KING SCRIVE CON L’AI: L’IMBROGLIO PERFETTO PER SPILLARE SOLDI A CHI SCRIVE

di Pasquale Di Matteo

Per i rilevatori di testi generati da Ai, io pubblico solo testi generati da Intelligenza Artificiale.

Persino i miei romanzi, anche quelli pubblicati prima del 2023, sono generati da AI.

Ma, udite, udite, anche i romanzi di Stepehn King e di Joel Dicker sarebbero scritti da intelligenze artificiali.

Ovviamente, non è vero nulla di tutto ciò, e, proprio per questo, quei famosi software che millantano di scoprire testi generati da AI sono una bufala di proporzioni bibliche.

Eppure, sembra diventata una nuova religione, che vive di dogmi tanto indiscutibili quanto ridicoli, come la caccia al testo scritto dall’AI.

È un’inquisizione moderna orchestrata da chi guadagna dai software di rilevamento, cresciuti come funghi dopo l’avvento dell’AI.

Sono sommi sacerdoti della genuinità della scrittura. Peccato solo che, messi alla prova dei fatti, questi sofisticatissimi strumenti di controllo valgano esattamente quanto le promesse di Wanna Marchi.

Per dimotrarlo, di recente, ho voluto fare un esperimento empirico.

Niente pregiudizi, solo numeri, argomenti ed evidenze.

Ho preso alcuni articoli firmati dal sottoscritto, farina del mio sacco, frutto di ore di ricerca e sudore sulla tastiera, e li ho sottoposti all’occhio super, iper, mega clinico, e chi più ne ha, più ne metta, di due tra i software di rilevamento AI più famosi e celebrati del mercato.

(Non faccio i nomi per evitare querele. Perché sono sicuro che, in quel caso, la querela non sarebbe nei confronti di una AI, ma nei miei. Questo testo risulterebbe miracolosamente umano.)

Il verdetto di questi rilevatori?

Testi generati da AI al 74%, per un software; testi probabilmente scritti da AI per l’altro.

Rimanendo tra l’incredulo e il divertito, ho deciso di approfondire il test, così, ho preso un intero paragrafo del romanzo a cui sto lavorando in questo periodo, un testo inedito, mai passato per alcun server, nato direttamente dai miei polpastrelli sulla tastiera.

Ebbene, per il primo software, era generato da un’AI al 78%, mentre il secondo si sbilanciava con un perentorio “probabilmente generato da AI”.

A quel punto, la curiosità si è trasformata in una vera e propria messa in prova.

Ho rispolverato un capitolo del mio primo romanzo, Il Segreto di Lukas Kofler. Un libro pubblicato nel 2021, un’era geologica fa, quando ChatGPT non era neppure nei pensieri di chi oggi spende decine di euro per l’abbonamento e l’Intelligenza Artificiale applicata alla prosa sembrava pura fantascienza.

Ebbene, secondo questo nuovo tribunale, anche il mio testo del 2021 era un prodotto artificiale al 76%.

Ohibò.

Ma la vera prova del nove è stata prendere un estratto da “IT”, il capolavoro assoluto di Stephen King, e uno da “Il caso Alaska Sanders” bestseller di Joël Dicker. Ho passato entrambi al vaglio dei nostri inappuntabili censori digitali e… il verdetto finale è da incorniciare: 78% di testo generato da AI per King, 77% per Dicker.

Ebbene sì, signori: siamo di fronte alla follia pura. Secondo questi strumenti, due tra i più grandi narratori contemporanei spenderebbero le loro giornate a dare prompt a un software per farsi scrivere i romanzi. E lo farebbero da almeno tre decenni.

Vedi tu… chissà quale intelligenza artificiale usava Kink negli anni Ottanta…

Ma qual è la vera natura di questa colossale panzana spacciata per innovazione? Perché esistono questi programmi se non riescono a riconoscere una beata fava e sparano verdetti a caso?

La risposta è elementare e riguarda la più antica delle leve commerciali: la paura abbinata all’esca. È il modello di business della protezione mafiosa trasferito nell’era del silicio.

Il software ti crea il problema, ti spaventa dicendoti che il tuo testo è “contaminato” da AI, e subito dopo ti offre la cura miracolosa. “Tranquillo, se vuoi te lo umanizziamo noi”.

Basta cacciare la grana, insomma. Sottoscrivere un bell’abbonamento mensile.

L’utente medio, terrorizzato all’idea di essere giudicato negativamente da Google, dal proprio editore o dal docente universitario di turno, versa l’obolo.

Subito dopo, riceve in cambio un testo “umanizzato” che, dalle simulazioni fatte, è un insulto alla lingua italiana: una brodaglia sintattica sconnessa, piatta, priva di ritmo, stilisticamente orribile sotto ogni punto di vista e mortificante per chiunque faccia della scrittura il proprio mestiere da anni.

Eppure, il cliente paga, tira un sospiro di sollievo ed è pure contento. Ha comprato la patente di “umanità” da una macchina che ha distrutto la sua prosa per vendergli la propria incompetenza.

Bisogna dirlo con forza e senza mezze misure: questi controllori sono pura fuffa, scatole vuote progettate per mungere i vostri conti correnti sfruttando la credulità popolare e il panico da innovazione.

Funzionano analizzando la prevedibilità delle parole e la variazione nella lunghezza delle frasi. Ma c’è un MA grande quanto una casa, perché, sapete chi scrive con frasi ritmiche, pulite, grammaticalmente impeccabili e strutturate? CHI SA SCRIVERE.

Di conseguenza, per un algoritmo, la buona scrittura umana equivale a un modello matematico. La mediocrità viene premiata come “umana”, l’eccellenza e/o la precisione stilistica vengono bollate come “testo generato da AI”.

Lasciate perdere le panzane di questi sedicenti tutori della purezza digitale e il mercato d’assalto nato attorno a questa emerita stronzata. Scusate la brutalità, ma non trovo un sinonimo pertinente.

Se sapete scrivere, scrivete.

Metteteci il vostro sangue, la vostra grammatica, il vostro stile, le vostre imperfezioni e la vostra anima. Infischiatevene categoricamente dei software che pretendono di scrivere al posto vostro, ma soprattutto di quelli che pretendono di giudicarvi.

La vera scrittura non si misura in percentuali di un algoritmo, ma nelle emozioni di chi legge. Tutto il resto è solo una montagna di escrementi spruzzata di deodorante per far girare le carte di credito.

Ah, per la cronaca, anche questo articolo risulta generato da AI al 73%.

Che dite, stappo la bottiglia perché sono più umano di King e di Dicker? Faccio l’abbonamento a uno di questi software farlocchi o li mandiamo a… dove meritano?

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

Rispondi