DATI FRONTEX ALLA MANO, IL GOLPE PROPAGANDISTICO SU CEUTA SI RIVOLTA CONTRO L’ITALIA

di Pasquale Di Matteo

In una cittadina arrampicata sul lembo nordafricano, con lo stesso numero di abitanti di Lucca o di Busto Arsizio, in quarantotto ore si sono riversati contro sessantamila persone che l’hanno raggiunta a nuoto.

Per dare un’idea della proporzione, è come se in Italia entrassero trentaquattro milioni di individui in un giorno solo.

È quanto accaduto a Ceuta. Ma la vera follia è il racconto surreale che ne è stato fatto dalla politica continentale e sui media della propaganda mainstream, dove l’analfabetismo geopolitico fa a gara con la propaganda da sbarco.

La narrazione ufficiale parla dell’ennesima emergenza migratoria incontrollata. Vi raccontano che la Spagna ha “spalancato le porte” e che la sicurezza europea è a rischio. Insomma, la solita favola per analfabeti funzionali.

La realtà invece, è drammaticamente diversa.

A Ceuta non si è verificato un fenomeno spontaneo, ma una partita a scacchi truccata, dove gli esseri umani sono pedine usa e getta e i governi occidentali fanno la figura dei passanti che perdono con i professionisti in tre mosse.

IL CAVILLO LEGALE E L’IDRANTE A RABAT

Per capire come si costruisce una crisi a tavolino, bisogna partire da un foglio di carta.

Il primo luglio 2026, la Corte Suprema spagnola deposita la sentenza numero 814/2026.

Il principio giuridico stabilisce un punto chiarissimo: i respingimenti immediati alla frontiera sono legali soltanto se chi tenta l’ingresso supera barriere fisiche di contenimento. Il mare, spiegano i giudici, non è una recinzione, perciò, chi arriva a nuoto senza scavallare reti o muri non può essere respinto immediatamente.

Sui social network marocchini la notizia viene rilanciata in un baleno. “La Spagna ha aperto le porte, basta nuotare.”

Ad ampliare l’effetto di questa bomba, ci pensa il Re del Marocco, Mohammed VI.

La gendarmeria reale di Rabat, solitamente inflessibile quando si tratta di manganellare chi si avvicina ai reticolati, incrocia improvvisamente le braccia, così, milioni di camion carichi di ragazzi sfrecciano sulle autostrade verso Fnideq nell’inerzia totale delle forze dell’ordine locali.

Perché Rabat ha aperto i rubinetti proprio adesso?

Dieci giorni prima del caos a Ceuta, il 20 luglio 2026, Pedro Sánchez vola ad Algeri per la prima volta dopo anni di gelo. L’obiettivo del premier spagnolo è blindare le forniture di gas naturale tramite il gasdotto Medgaz, quello che collega direttamente i giacimenti algerini ad Almería, aggirando completamente il territorio marocchino.

A questo si aggiunge una proposta di legge presentata a Madrid per concedere la cittadinanza spagnola ai cittadini saharawi nati sotto l’amministrazione coloniale.

Per il Marocco, che considera il Sahara Occidentale roba propria e l’Algeria il nemico giurato, si tratta di due schiaffi intollerabili.

Ed ecco scattare la ritorsione con il ricatto migratorio. Rabat punisce Madrid, smettendo di fare il poliziotto di frontiera per conto dell’Europa.

Aprire i cancelli costa zero e fa malissimo.

L’ASSE WASHINGTON – TELAVIV E IL SOGNO DI CANCELLARE LA SPAGNA DA GIBILTERRA

Ma a muovere i fili sono attori ben più ingombranti della leadership marocchina.

Fin dal 2020, con gli Accordi di Abramo fortemente voluti da Donald Trump e dal suo fidato genero Jared Kushner, gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti tra Rabat e Israele.

Da allora il Marocco è diventato il referente privilegiato di Washington e Tel Aviv nell’area: droni israeliani, armi americane, memorandum sui minerali critici.

Nel frattempo, la Spagna di Sánchez si è guadagnata l’ostilità sia della Casa Bianca che del governo Netanyahu.

Madrid si è opposta all’uso offensivo delle basi americane di Rota e Morón per gli attacchi contro l’Iran, ha chiuso lo spazio aereo ai caccia statunitensi e ha persino richiamato l’ambasciatore da Tel Aviv a causa del genocidio di Gaza che Israele definisce semplici “operazioni militari”.

La punizione americana non s’è fatta attendere.

Il 12 marzo 2026 Michael Rubin, ex funzionario del Pentagono e falco dell’American Enterprise Institute, scrive senza mezzi termini che gli Stati Uniti dovrebbero spingere il Marocco a lanciare “una nuova Marcia Verde su Ceuta e Melilla”, sostenendo persino che l’Articolo 5 della NATO non coprirebbe le enclavi spagnole in Africa.

Poche settimane dopo, nel rapporto ufficiale della Commissione Stanziamenti della Camera USA, a firma del repubblicano Mario Diaz-Balart, Ceuta e Melilla vengono incredibilmente definite come “città amministrate dalla Spagna ma situate in territorio marocchino”.

Capito il disegno?

Se la Spagna perdesse Ceuta a favore del Marocco, lo Stretto di Gibilterra, la porta occidentale del Mediterraneo, finirebbe sotto il controllo indiretto del blocco USA – Israele – UK. Ricordando che la sponda nord, Gibilterra, è già britannica ed extra-UE dopo la Brexit.

Una tessera fondamentale nella strategia dei “colli di bottiglia” marittimi che da Malacca a Hormuz, fino a Bab el-Mandeb, serve a contenere la Cina e a blindare le rotte internazionali.

L’ITALIA E LA PROPAGANDA CONTRO LA MATEMATICA

In tutto questo scenario da romanzo thriller geopolitico, il governo italiano cade nella trappola con tutte le scarpe, oppure ci sguazza per racimolare un manipolo di voti da campagna elettorale permanente.

Il 31 luglio, il Ministero dell’Interno italiano annuncia in pompa magna la sospensione temporanea del Trattato di Schengen con la Spagna, ripristinando i controlli ai valichi aerei e marittimi.

Giorgia Meloni parla di “misura straordinaria a tutela della sicurezza nazionale”, mentre Antonio Tajani cinguetta sdegnato sui social contro la scelta di Madrid di dare accoglienza e diritti ai migranti, definendola una minaccia per l’Italia.

Peccato che l’Italia faccia molto peggio di Madrid.

Da Bruxelles la Commissione Europea fa sapere di non aver mai ricevuto la notifica formale da parte di Roma, obbligatoria per legge, chiedendo sarcastica come farebbero due città africane a minacciare la sicurezza interna della penisola italiana.

A Roma conoscono la geografia?

In seguito alle parole di Giorgia Meloni, il premier spagnolo non s’arrabbia e preferisce rispondere con i dati ufficiali e la matematica.

Pubblica sui propri canali ufficiali i dati rilevati dall’agenzia europea Frontex sugli ingressi irregolari registrati tra il 2021 e il 2026. E quei numeri, per chi ha l’onestà intellettuale di leggerli, sono una pietra tombale sulla propaganda di Palazzo Chigi.

Ingressi irregolari attraverso l’Italia: 478.600

Rotta dei Balcani Occidentali: 340.600

Grecia: 259.800

Spagna: 234.760

L’Italia ha visto entrare sul proprio territorio più del doppio dei migranti irregolari rispetto alla Spagna nello stesso periodo.

Perciò, presentarsi al pubblico come i rigidi custodi delle frontiere, sgridando il vicino che registra la metà dei tuoi flussi, non è solo ridicolo, ma è un autogol diplomatico di proporzioni cosmiche, perché qualunque italiano con due neuroni funzionanti si rende conto della differenza abnorme tra la sicurezza garantita dal governo di Madrid agli spagnoli e quella colabrodo di Roma.

Sánchez ha poi mandato a dire a Roma  che “La solidarietà e l’empatia sono opzionali, il rispetto dei trattati europei e dei dati, no.” E anche qui, è inopinabile.

La vicenda di Ceuta ci dimostra che, da un lato, c’è la spietata lucidità dei regimi autocratici e delle superpotenze, pronti a usare la disperazione umana come arma di pressione geopolitica per spostare i confini della sovranità e del controllo economico; dall’altro c’è l’esibizionismo di casa nostra, dove i ministri scambiano le dinamiche dello Stretto di Gibilterra per una contesa da talk show.

Continuare a raccontare la favola dell’emergenza improvvisa serve soltanto a nascondere la propria incapacità di leggere lo scacchiere internazionale.

E mentre a Roma si festeggia per aver messo un timbro in più ai passaporti in arrivo da Madrid, i veri manovratori continuano a muovere i fili.

E a fare le spese di questo cieco teatrino restano sempre loro: le migliaia di ragazzi ammassati sulle spiagge nordafricane, convinti di nuotare verso la libertà e ritrovatisi, a loro insaputa, nel mezzo di una guerra sporca combattuta sulle loro spalle.

Ma anche i cittadini italiani non scherzano, dopo aver visto, numeri Frontex alla mano, le differenze da brividi tra Madrid e Roma.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

Rispondi