111 VOLTE QUINTO EMENDAMENTO, IL CROLLO DEL DOGMA SCIENTIFICO E LA VERGOGNA DELLE ÉLITE

Dal piedistallo al Quinto Emendamento: il crollo del dogma Fauci e la grande ipocrisia della “Scienza”

di Pasquale Di Matteo

Anthony Fauci è l’uomo che per oltre quattro anni è stato incensato come il verbo, come il portatore ufficiale dell’unica verità scientifica, il santino da esibire nei salotti tv, l’oracolo a cui prostrarsi senza fare domande.

Eppure, quando avrebbe potuto spiegare, seduto di fronte al Senato degli Stati Uniti d’America, ha preferito trincerarsi con lo sguardo fisso e la voce rotta da una formula ripetuta come un mantra ossessivo per ben 111 volte: «Su consiglio del mio legale, mi avvalgo del Quinto Emendamento».

Il Quinto Emendamento.

Quello strumento costituzionale pensato per evitare che un cittadino si incrimini da solo di fronte alla legge. Centoundici no.

Centoundici porte sbarrate alle domande sulle origini del COVID-19, sui finanziamenti americani ai laboratori cinesi di Wuhan e sui conflitti d’interesse che hanno segnato la gestione della più grande crisi sanitaria globale dal dopoguerra a oggi.

111 occasioni in cui Fauci ha dimostrato di avere scheletri nell’armadio e qualcosa da perdere, altrimenti perché non sfruttare l’occasione per impartire un’altra lezione, per diffondere ancora una volta il verbo?

La scena ha dell’incredibile, quasi del grottesco, una vera e propria fuga di fatto.

A far tremare il palazzo non sono state solo le omissioni di Fauci, ma la logica stessa su cui si regge questo scontro.

Il senatore Rand Paul glielo ha chiesto a bruciapelo, senza tanti fronzoli: se hai già incassato una grazia presidenziale preventiva firmata da Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca, da cosa ti stai proteggendo invocando il diritto al silenzio?

La risposta di Fauci è stata un capolavoro di arrampicata sugli specchi legali: la grazia, dice lui, potrebbe non coprire eventuali nuove dichiarazioni rese oggi in aula.

Quindi la melma sull’affare Covid è ancora più scura di quanto si pensi?

Tradotto dal burocratese strettissimo: il terrore di finire incriminato per spergiuro o per rivelazioni compromettenti supera di gran lunga il dovere morale di spiegare al mondo cosa sia successo davvero nei laboratori dove si manipolavano i virus.

Ma la scienza, quella con la ‘S’ maiuscola che non ha bisogno di scorte di principi del foro o di minacciare querele, non funziona così.

La medicina si fonda da secoli su tre pilastri incrollabili: la trasparenza, la verificabilità dei dati e il beneficio del dubbio.

Quando un medico sostituisce la trasparenza con la facoltà di non rispondere e sbarra la porta di fronte a una commissione d’inchiesta, di qualunque natura essa sia, la scienza ha già perso in partenza. Non è più ricerca: è diventata burocrazia del potere. È autodifesa giudiziaria, perciò è azione politica, non scienza.

WUHAN, IL “GAIN OF FUNCTION” E IL GRANDE INSABBIAMENTO

Ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Per capirlo bisogna tornare indietro al 2014, quando la National Institutes of Health (NIH) sotto la guida informata di Fauci, approvò i finanziamenti alla EcoHealth Alliance di Peter Daszak.

Soldi pubblici americani destinati proprio al Wuhan Institute of Virology per i famigerati esperimenti di Gain of Function (guadagno di funzione), ricerche pericolosissime volte a potenziare artificialmente i coronavirus dei pipistrelli per renderli capaci di infettare le cellule umane.

Ricordate la narrativa dominante? Quella scattata a reti unificate nei primi mesi del 2020?

“È stato il mercato del pesce”, “è stato lo spillover naturale dal pipistrello al pangolino”.

Chiunque osasse solo ipotizzare una fuga dal laboratorio di Wuhan veniva istantaneamente marchiato come complottista, cospirazionista di destra, nemico del popolo e della scienza.

Peter Daszak firmò persino una celebre lettera su The Lancet per affondare sul nascere la tesi del laboratorio, mentre e-mail emerse negli anni successivi hanno dimostrato come vi fossero fortissime pressioni interne per blindare la pista naturale.

Oggi quella narrazione monolitica è crollata come un castello di carte. Persino sul fronte politico avverso iniziano a creparsi le mura dell’omertà.

IL MEA CULPA DI FETTERMAN E IL RISVEGLIO TARDIVO

Durante l’audizione è accaduto qualcosa di politicamente dirompente.

Il senatore democratico John Fetterman, un uomo che ha vissuto sulla propria pelle e in famiglia il dramma del COVID e dei lockdown, ha preso la parola per fare un’ammissione drammatica: «È stato un errore liquidare fin dall’inizio l’ipotesi della fuga da laboratorio come una cospirazione di destra. La ricerca della verità non deve avere un colore politico».

In un mondo normale, queste frasi sarebbero un’ovvietà, invece, ci sono voluti anni, milioni di vite spezzate, economie messe in ginocchio e piccole attività commerciali fallite per sentir pronunciare da un democratico una frase di banale buonsenso.

Perché?

E mentre la Procura della Florida annuncia nuove indagini sul comportamento di Fauci di fronte al Congresso, il contrasto tra la realtà della strada e la finzione dei palazzi appare drammatico.

Mentre le persone normali venivano chiuse in casa, sanzionate, private del lavoro o costrette a perdere i propri cari senza nemmeno poter garantire loro un funerale, cosa faceva il circo mediatico?

Celebrava il mito.

Rivedere oggi i filmati del 2020 e del 2021 fa venire i brividi per l’imbarazzo.

James Corden e Ariana Grande che ballavano nelle trasmissioni americane cantando gli inni a “Anthony Fauci”, Julia Roberts che arrossiva in diretta zoom definendo lo scienziato “il mio eroe personale” e “l’uomo più fantastico del pianeta”.

E l’Italia non è stata da meno, conferendo a Fauci l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce.

Un’élite ricca, disconnessa dalla realtà, che viveva il lockdown nelle proprie ville con piscina e parchi grandi interi quartieri, ordinando il cibo a domicilio, e intanto erigeva altari a un burocrate che nei suoi diari personali, oggi rivelati, appariva quasi ossessionato dalla propria celebrità improvvisa e dagli incontri con i VIP, anziché dal rigore scientifico.

Cosa resta oggi?

Resta un segnale devastante per la credibilità della medicina mondiale.

Se hai agito in buona fede, se hai applicato il rigore scientifico, se non hai nulla da nascondere, ti difendi con i dati e segui con rigore la via della trasparenza. Rispondi a ogni singola domanda. Spieghi al mondo cosa è successo in quei laboratori. Non ti trinceri dietro i cavilli legali degli avvocati.

Anzi, davanti a una commissione, con dati alla mano e argomentazioni schiaccianti, smonti ogni complotto, ogni panzana dei novax, chiudendo la storia una volta per tutte.

Ma quando la scienza smette di rispondere alle domande e si fa scortare dai penalisti in un’aula di tribunale, cessa di essere scienza e dimostra di non avere argomentazioni né dati per poter smontare tesi opposte. Perciò non è scienza.

Diventa dogma. Diventa potere. E il potere che rifiuta la trasparenza può essere politica, dittatura, ipocrisia, ma mai scienza.

Continuare a farsi e a fare tutte le domande non è solo un diritto, ma è l’unico antidoto che ci rimane per non affogare nel silenzio di chi doveva proteggerci e ha preferito proteggere se stesso, le proprie idee, le proprie politiche e i propri conti correnti.

Se c’è una cosa che ha ottenuto Fauci con quei 111 silenzi è, senza dubbio, aver dimostrato che la sua non è scienza e che complottisti e novax hanno argomentazioni che non si possono battere con dati scientifici e argomentazioni credibili.

Altrimenti, quale migliore occasioni per usarli e diventare un eroe mondiale?

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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