LA CINA CONTROSANZIONA L’EUROPA E IL FUTURO SI FA SEMPRE PIÙ NERO

di Pasquale Di Matteo

Ci risiamo.

L’ennesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il ventunesimo, per chi volesse tenere il conto di questo delirio, è stato approvato a Bruxelles con il consueto rullo di tamburi, i soliti brindisi di autocompiacimento e quella retorica bellicista che ormai incanta sempre meno persone.

Resta solo da capire se avrà gli stessi “effetti dirompenti” decantati da Draghi, parlando del primo pacchetto del 2022.

In soldoni, funzionerà questo nuovo pacchetto di sanzioni? Ovviamente no.

Perché i medici sono gli stessi del primo pacchetto. E quando un medico è incapace, il paziente ha due scelte: o cambia medico o muore. Il paziente siamo noi e abbiamo lo stesso medico del 2022. Perciò, comincerei a grattarmi in luoghi intimi…

Perché la situazione non è grave, ma peggio.

Da un lato, ci sono i nostri statisti da salotto che urlano alla fermezza inflessibile contro l’invasore russo; dall’altro, gli stessi rigoristi fanno la fila dietro le quinte per implorare la loro personale fetta di eccezione. Le chiamano “deroghe”, che è il termine diplomatico per dire ipocrisia.

La Grecia, per dire, non può proprio fare a meno di commerciare il gpl russo; l’Italia e la Francia, preoccupatissime per le sorti del turismo di lusso, hanno preteso che non si toccassero i visti per i cittadini russi.

La Germania ha dovuto proteggere lo stoccaggio del pesce.

Tutti rigorosi con la tasca degli altri, insomma. Ma ancora nulla sugli altri aggrediti e aggressori: Gaza, Libano e Iran, da un lato, e Israele e Usa dall’altro. Perché il Diritto internazionale vale, ma solo quando non è una seccatura per i nostri amici, come si evince.

Nel frattempo, mentre noi giochiamo a fare i duri nei comunicati stampa, un recente studio rivela che i porti della Georgia hanno tranquillamente piazzato in Europa carburante raffinato contenente petrolio russo per la modica cifra di 1,2 miliardi di euro.

Lo hanno fatto sfruttando le colossali falle normative delle nostre sanzioni. Ma noi, dall’alto del nostro tempio morale, facciamo finta di non vedere.

Poi, puntuale come una tassa, arriva la realtà. E stavolta parla cinese.

Pechino, stanca delle nostre pagliacciate geopolitiche e delle sanzioni europee che hanno osato colpire le sue aziende che hanno rapporti con la Russia, ha deciso di applicare la legge del taglione.

Niente più esportazioni di beni a duplice uso (dual-use) verso 14 entità europee, tra cui una italiana.

Tradotto per i non addetti ai lavori: stop a microchip, tecnologia avanzata, componenti elettroniche essenziali per la difesa e l’industria ad alta tecnologia.

Tra i soggetti colpiti dalle sanzioni cinesi figura anche il gruppo italiano Lafert, i cui dipendenti potranno ringraziare il governo italiano e l’Europa.

Al di là degli effetti immediati sulle commesse delle aziende sanzionate, in ottica futura, invece, visto che dipendiamo dalla Cina, con che cosa pensiamo di fabbricare le armi per il tanto sbandierato riarmo europeo se le materie prime e i componenti li importiamo da chi abbiamo deciso di sanzionare?

Forse pensiamo di produrre droni e sistemi di puntamento usando la corteccia degli alberi o crediamo ancora alla fuffa dei giornalai della propaganda, che narravano di microchip smontati dai tiralatte ucraini?

Tutta la tecnologia di cui ci vantiamo, compresi gli smartphone da cui i nostri politici twittano il loro meglio, o il peggio, è fatta con componentistica asiatica. Ora la Cina ci taglia quei componenti. Ci scrolla come fossimo forfora sulle spalle.

E noi rimaniamo lì, con le nostre sanzioni da quattro soldi in mano e la bolletta energetica triplicata per le tasche degli europei, soprattutto per quelli il cui potere d’acquisto è crollato negli ultimi decenni, come gli italiani.

In tutto questo, la pasionaria delle sanzioni, Kaja Kallas, continua a ripetere che questo è “il più grande e devastante pacchetto di sanzioni degli ultimi quattro anni”.

Lo aveva detto anche presentando il precedente.

Sembra lo spot dell’ultimo modello di iPhone: ogni anno esce quello definitivo, quello che risolverà tutto, salvo poi scoprire che fa esattamente le stesse cose di quello precedente, solo che costa di più.

A furia di sanzioni “devastanti”, l’unica cosa che è stata devastata finora è la competitività delle imprese europee e la fiducia nell’Europa da parte dei suoi cittadini, poiché, mentre la nave imbarca acqua, i capitani si divertono a spostare le sdraio sul ponte.

In Germania, intanto, salta il ministro della Salute, cambia il capo della Cancelleria federale, si sostituisce il segretario generale della CDU, salta persino il ministro dei Trasporti. Tutti segnali inequivocabili di un governo in bilico e di una popolazione tedesca pronta ad affossarlo alle prime elezioni, votando in massa per l’estrema destra.

Chi sta vincendo la partita non cambia continuamente i pezzi sulla scacchiera; se lo fai, significa che sei alla disperata ricerca di una mossa per evitare lo scacco matto.

E in Italia?

Noi abbiamo il governo “più stabile e longevo della storia repubblicana”. Una stabilità talmente granitica che, invece di occuparsi di stipendi da fame, sanità al collasso, transizione industriale e criminalità in aumento, passa le giornate a modificare la legge elettorale per blindare le proprie poltrone.

Lo chiamano “Stabilicum”, termine coniato in falso latino, l’ennesima formula magica per far credere ai cittadini che il problema dell’Italia sia la governabilità e non l’assoluta mancanza di visione sia di chi ci governa sia di chi sta all’opposizione, totalmente assuefatti ai capricci di Bruxelles e di Washington.

Cambiano i simboli, si ribaltano i copioni della sceneggiata sulla sovranità della repubblica, ma l’agenda politica non cambia.

La verità è che la stabilità che cercano non è quella del Paese, ma quella della loro permanenza in Parlamento e della permanenza di un sistema che piaccia a Bruxelles e a Washington.

Se proprio dovete tradire le promesse elettorali, almeno fatelo per fare il bene degli italiani, non per garantirvi altri dieci anni di stipendio pubblico mentre aumentano la povertà e l’insicurezza, sia interna sia dall’esterno, per colpa di politiche da 1984 di Orwell.

Ma forse, a forza di guardare il mondo attraverso le lente deformata della propaganda, hanno davvero finito per credere che il boomerang, una volta lanciato, non torni mai indietro e che le nostre sanzioni siano davvero devastanti.

In un meme che girava qualche tempo fa sui social, si diceva che Fantozzi cominciasse ad avere qualche dubbio alla settantesima volta. Noi siamo al ventunesimo pacchetto.

Speriamo che nella classe politica italiana ci sia almeno qualcuno un po’ più sveglio di Fantozzi, perché temo che non ci sia modo di restare vivi fino a settanta.

Io non vedo nessuno. Voi?

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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