LA CLAMOROSA FIGURACCIA DEL PENTAGONO CHE I MEDIA DI REGIME VI NASCONDONO

di Pasquale Di Matteo

Lunedì riaprono i mercati finanziari e già si sente il ticchettio di denti per il gelo percepito dagli analisti che prevedono un lunedì nero per i prezzi di gas e petrolio, con le borse pronte a ballare sulle montagne russe e le tasche dei cittadini europei pronte a svuotarsi ulteriormente.

La colpa + dell’Iran, ovviamente, almeno secondo i bollettini di guerra dettati dal Pentagono e prontamente tradotti dai nostri solerti telegiornali, sempre pronti a dipingere Teheran come il disturbatore folle della quiete mondiale, la dittatura repressiva del popolo iraniano, tutto contrario al regime e tutto pronto a scendere in piazza a milioni per cacciarlo.

Balle.

Perché delle migliaia di morti uccisi dal regime, prima di febbraio, non ci sono tracce e perché milioni di iraniani per le strade delle città si sono visti, ma in occasione dei funerali dell’ex Guida Suprema.

La verità è che il 18 giugno 2026 è stato firmato il Memorandum di Islamabad, un accordo in tredici o quattordici punti che la Casa Bianca ha spacciato per un trionfo personale di Donald Trump, ma che, invece, somigliava a una sconfitta su tutta la linea, e senza appello.

L’Iran, infatti, ha incassato la fine del blocco navale e la concessione di generose deroghe sulle sanzioni petrolifere per sessanta giorni, lasciando a Washington solo un pugno di mosche: la promessa solenne di non sviluppare la bomba nucleare, un classico, una cosa scontata, visto che, a detta della stessa AIEA, l’agenzia internazionale preposta a ispezionare il Paese, non esisteva e non esiste nessuna ricerca in merito allo sviluppo della bomba atomica in Iran.

In pratica, Teheran ha firmato l’ovvio e in cambio ha ottenuto la riapertura dei rubinetti finanziari.

E ha ottenuto il “dettaglio” di Hormuz.

I diplomatici iraniani erano stati lapidari: lo stretto riapre, sì, ma non si torna all’anarchia precedente al 28 febbraio, quando gli Stati Uniti avevano avviato la loro aggressione unilaterale e in aperta violazione del Diritto internazionale, perciò, da oggi, Hormuz è sotto il controllo di Teheran e chi passa deve registrarsi, accettare i controlli e pagare una tariffa di transito concordata.

Eppure, l’impero non ama i caselli poiché abituati a considerare il pianeta come proprietà propria, infatti gli strateghi americani hanno pensato di fare i furbi e hanno istigato diverse imbarcazioni commerciali, tra cui una metaniera qatariota e una petroliera saudita, a transitare illegalmente lungo le rotte meridionali dello stretto, vicino all’Oman, per schivare i controlli iraniani.

Tuttavia, Teheran ha applicato il regolamento e ha bloccato le navi. A quel punto, il CENTCOM ha gridato alla violazione del cessate il fuoco e ha scatenato l’inferno, così, in pochi giorni, le forze statunitensi hanno bombardato oltre centoquaranta obiettivi sul suolo iraniano, vantandosi sui social di una superiorità schiacciante.

Peccato che l’Iran di oggi non sia l’Iraq del 2003, difatti la risposta è stata una pioggia devastante di droni e missili balistici che ha investito le basi militari statunitensi in Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati e Giordania.

Ora, naturalmente, i vassalli del Golfo piangono e protestano. Convocano conferenze stampa per condannare l’aggressione iraniana, come se fosse stato l’Iran ad autobombardarsi e ad autoaggredirsi in violazione del Diritto internazionale.

La domanda che un giornalista degno di questo nome dovrebbe porsi, per un’analisi seria, è una sola: se ospiti in casa tua le basi di una potenza straniera che bombarda i tuoi vicini, come puoi pensare di essere considerato neutrale?

Chi ospita basi dell’impero americano è ostaggio volontario dei piani di controllo globale degli Stati Uniti, quindi, in virtù di tale sottomissione, ne paga il prezzo delle loro follie belliche e poi recita la parte dell’offeso.

La conferma del vicolo cieco in cui si è infilata Washington non arriva da un pericoloso sovversivo, ma da Harlan Ullman, ex ufficiale della Marina USA e attuale presidente del Killowen Group: parlando ad Al Jazeera, Ullman ha affermato che la superiorità militare americana è un bluff, una spacconata da Hollywood che non corrisponde alla verità sul campo, perché potete anche avere più caccia e più missili degli altri, ma se non siete in grado di tradurre questa forza in un vantaggio politico reale, avete perso.

E gli Stati Uniti hanno perso, come dimostra il fatto che Hormuz è sigillato, il transito è bloccato e l’economia occidentale si prepara a subire l’ennesimo shock energetico.

In Europa, al cittadino comune che osserva questo teatro convinto che si tratti di faccende lontane, tutto sembra solo un film, invece è qualcosa che incide profondamente sulla nostra economia, sulla nostra industria e sul nostro futuro., perché questo scontro di potere globale serve a finanziare un sistema estrattivo colossale, lo stesso che poi si manifesta nelle nostre vite sotto forma di cartelle esattoriali e balzelli insensati.

In pratica, sebbene le persone comuni non se ne rendano neppure conto, esiste un filo rosso invisibile che collega il controllo dello Stretto di Hormuz alla gestione del vostro cassetto fiscale, che è la logica del parassitismo di Stato.

Pensiamo all’Italia, per esempio, uno Stato sovrano, almeno sulla carta, che si piega a scelte internazionali disastrose per compiacere gli alleati d’oltreoceano, subisce le sanzioni, perde mercati di esportazione e poi, per far quadrare i conti, decide di aggredire i patrimoni dei propri cittadini.

In altri tempi, sarebbe stato giudicato insensato. In un Paese normale, la proprietà privata non dovrebbe mai essere tassata se non produce un profitto reale.

Se acquistate un terreno con i risparmi di una vita, risparmi su cui avete già pagato l’IRPEF fino all’ultimo centesimo, e ci piantate delle patate per il consumo personale, perché lo Stato deve pretendere un tributo annuale? In base a quale guadagno?

Qualunque richiesta è equiparabile al pizzo.

Se comprate un’auto per andare a lavorare, pagando l’IVA all’acquisto, le accise sul carburante a ogni rifornimento e il pedaggio autostradale per viaggiare, per quale assurdo motivo dovete pagare il bollo?

Anche in questo caso, si tratta semplicemente di pizzo.

La tassa sul possesso è un abominio giuridico e morale, il pizzo che la burocrazia esige per il solo fatto che voi esistete e possedete qualcosa.

Usando la stessa logica, perché non imporre una tassa sulla vita? D’altronde, siete proprietari di voi stessi e consumate aria. Perciò, a quando la tassa di esistenza?

L’IMU sulla seconda casa, la TARI calcolata su tariffe gonfiate da municipalizzate inefficienti, i bolli sui conti correnti, sono tutti tentacoli dello stesso mostro, quel pizzo legalizzato che viene dipinto come una tassa.

Vi dicono che queste tasse servono a coprire i costi dei servizi pubblici, tuttavia, anche in questo caso, si tratta di una menzogna, poiché i servizi – la sanità che cade a pezzi, le strade piene di buche, la sicurezza inesistente – dovrebbero essere abbondantemente coperti dalle tasse sul reddito e sul lavoro che già paghiamo, solo che lo Stato spende male.

E, visto ce lo Stato spende male e spreca miliardi in armamenti e/o in salvataggi di banche private, la colpa ricade sul vostro patrimonio.

LA STRATEGIA DELA RANA BOLLITA A FUOCO LENTO

Se vi togliessero tutto in un giorno solo, fareste la rivoluzione, scendereste in piazza in massa e darebbe il caos che porterebbe alla fine del sistema, allora usano la tecnica della rana bollita: scaldano l’acqua un po’ alla volta.

Una piccola accisa qui, un aumento dell’IMU là, una nuova tassa sui rifiuti calcolata sulla metratura, intanto vi distraggono con i bombardamenti nel Golfo, convincendovi che il nemico sia un ayatollah con la barba a diecimila chilometri di distanza, mentre il vero predatore siede indisturbato negli uffici del ministero dell’Economia a Roma, siede nella stanza dei bottoni a Washington e in quella dei burocrati di Bruxelles.

L’impero americano bombarda l’Iran perché non riesce a controllarlo, perciò lo Stato italiano vi tassa la casa perché sa che non potete spostarla. La logica è identica: l’abuso della forza per compensare l’incapacità strategica e politica.

Sarebbe ora di spegnere la televisione, aprire gli occhi e accorgersi che l’acqua ha superato il livello di guardia.

Prima che sia troppo tardi e prima che la temperatura diventi letale.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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