MENTRE KIEV AFFONDA SOTTO LE BOMBE, LA MAGISTRATURA DI BERLINO CERTIFICA CHE L’EUROPA STA FINAINZIANDO CHI HA SABOTATO IL NORD STREAM

di Pasquale Di Matteo

Ci avevano promesso il crollo imminente dell’Impero del Male, con quella sicurezza tipica dei generali da bar e dei pennivendoli con l’elmetto, con cui ci raccontavano che Vladimir Putin era isolato, malato terminale, rimasto senza missili e costretto a smontare le lavatrici per far volare i droni, mentre il suo esercito era armato solo di pale ottocentesche e cavalcava muli.

Invece l’Ucraina brucia. Letteralmente.

Mentre i nostri giornaloni si spellano le mani per applaudire l’ennesimo pacchetto di sanzioni che, per la ventiduesima volta, piegherà Mosca per davvero, la realtà ci sbatte in faccia una situazione drammatica per l’Ucraina.

Nelle ultime notti, su Kiev e sulle regioni circostanti, è piovuto l’inferno.

Piogge di droni e missili, attacchi massicci che hanno preso di mira ciò che resta del Paese: infrastrutture militari, centrali elettriche, poli industriali, siti portuali e l’intera catena dell’industria petrolifera.

Otto delle dieci raffinerie più grandi dell’Ucraina sono state pesantemente danneggiate, così, l’export di diesel, un tempo linfa vitale, è al collasso e le stazioni di servizio sono a secco.

Eppure, il teatrino mediatico nostrano minimizza; si preferisce titolare sull’inflazione russa al 5% o sulla carenza di benzina in qualche remota regione siberiana, pur di non ammettere che le difese aeree ucraine, persino quelle della blindatissima capitale, stanno cedendo e fanno acqua da tutte le parti.

La verità è quella che l’Istituto degli Studi Economici Internazionali di Vienna e la Banca Mondiale sussurrano tra le righe, ma che noi facciamo finta di non leggere, cioè che l’Ucraina è un Paese fallito, un malato terminale attaccato alle macchine della respirazione artificiale dell’Occidente.

Infatti, senza i miliardi di euro e di dollari pompati mensilmente da Washington e Bruxelles per pagare pensioni, stipendi pubblici, sanità e, ovviamente, armi, lo Stato ucraino non arriverebbe a fine mese.

Il loro Pil, che secondo le stime più ottimistiche (e fantasiose) dovrebbe crescere dell’1%, è di fatto azzerato, mangiato da un’inflazione a due cifre e tenuto a galla unicamente da un’economia di guerra drogata dai nostri capitali.

E la manodopera è sparita, inghiottita dal tritacarne del fronte o fuggita all’estero.

Siamo di fronte a un collasso infrastrutturale, demografico ed economico senza precedenti. Punto. E questo sfacelo reca la firma in calce dell’amministrazione americana di Biden e dei leader europei, che hanno spinto per continuare quello che è, a tutti gli effetti, il massacro di un popolo.

Tutto per gli interessi economici delle aziende energetiche inglesi, francesi e americane e per garantire linfa all’occupazione americana, come ha candidamente ammesso il Segretario della NATO, Rutte, che si vanta anche della cosa.

Ma c’è un missile ancora più devastante, che non arriva da Mosca, ma dalla Procura federale tedesca.

Vi ricordate il Nord Stream? I gasdotti saltati in aria nel Mar Baltico nel settembre 2022 per cui, all’epoca, i megafoni della propaganda ci spiegarono che Putin, in un impeto di autolesionismo da manuale psichiatrico, si era fatto saltare in aria i suoi stessi tubi miliardari?

Beh, quella narrazione si era sgonfiata già dopo che la Magistratura tedesca aveva spiccato mandati di cattura per i componenti di un commando di ucraini, infine si è polverizzata anche la fiaba del gruppetto di “sommozzatori ucraini indipendenti” amanti del brivido.

Una panzana di proporzioni bibliche che non stava in piedi neanche come scaletta di un romanzo thriller da quattro soldi.

I magistrati di Berlino hanno formalizzato le accuse; l’inchiesta tedesca ha stabilito che il sabotaggio non fu un’iniziativa di quattro cani sciolti o di gruppi indipendenti, ma fu un’operazione complessa, ordinata e commissionata direttamente dagli apparati statali e dalla catena di comando istituzionale di Kiev.

Proprio come abbiamo sostenuto noi di Tamago da sempre.

Lo Stato ucraino, mentre elemosinava e otteneva armi, carri armati, sistemi Patriot e valigie di miliardi dai cittadini europei (tedeschi in primis), organizzava e portava a termine un atto di terrorismo infrastrutturale, un atto di guerra ibrida contro il suo principale benefattore europeo. Il più grave sabotaggio a danni dei cittadini europei dalla Seconda Guerra mondiale.

Hanno fatto saltare in aria l’arteria energetica che garantiva la stabilità industriale della Germania, innescando una crisi dei prezzi del gas che noi, cittadini italiani ed europei, abbiamo pagato e stiamo ancora pagando in bolletta.

L’Ucraina è un Paese stremato, la cui esistenza dipende dall’umore e dai bonifici dell’Europa.

Eppure, proprio mentre subisce la demolizione da parte di Mosca, rischia di innescare una crisi diplomatica senza ritorno con la magistratura di Berlino.

D’altronde, come si può chiedere solidarietà incondizionata a un alleato a cui hai deliberatamente distrutto le infrastrutture energetiche strategiche alle spalle?

Il rischio, per Zelensky, non è più solo la pioggia di droni russi sulle raffinerie di Kiev, ma è che, prima o poi, a Berlino come a Roma, le opinioni pubbliche si sveglino, uniscano i puntini e chiedano il conto.

E quando chiudi il rubinetto dei miliardi, la respirazione artificiale si ferma.

Definitivamente.

Solo che, almeno fino a questo momento, i leader europei e la Commissione von der Leyen sembrerebbero ancora propensi a inviare ulteriori soldi ai sabotatori dell’Europa, per spingere ancora di più verso la guerra totale, dimostrando, ancora una volta, di non essere all’altezza di garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini europei.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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