La prima vittima di ogni guerra, si sa, è la verità, tuttavia, in questa guerra in Ucraina, la verità non è stata solo uccisa, ma è stata smembrata, sepolta e coperta da una colata di cemento di propaganda a reti unificate.
Sui media del mainstream, il copione è sempre identico a se stesso, da più di quattro anni, sebbene non ne abbiano prevista mezza.
Da una parte i russi, ridotti a un’orda di disperati senza munizioni, che combattono con le pale e rubano i microchip dalle lavatrici, però sarebbero pronti a invadere l’intera Europa; dall’altra l’esercito ucraino, intoccabile, eroico, costellato di vittorie epiche, guidato dal leader con la maglietta verde militare che difende i confini dell’Europa e del mondo libero.
Una narrazione perfetta, da colossal hollywoodiano.
Peccato che la realtà sia diversa e che nessuno voglia scriverla perché disturba i manovratori e guasta il sonno ai generali da salotto, quelli con il pigiama mimetico che pontificano dai talk show.
Partiamo dai fatti, che sono l’unica cosa che interessa a Tamago e sono ciò che ci ha permesso di non raccontare mai sciocchezze sulle diverse tipologie di cancro di cui era affetto Putin, sulle pale, i muli e le altre panzane inventate dalla propaganda del mainstream, che il tempo ha polverizzato.
Il governo di Kiev ha in mano un assegno in bianco, armi, soldi, supporto incondizionato da parte dell’Occidente, e gestisce tale privilegio con arroganza, supponenza e anche maleducazione.
L’Ucraina si sente indispensabile, intoccabile, talmente sicura di sé da trattare l’Europa a pesci in faccia, grazie al terrore di Mosca – quella armata di pale e a dorso di muli – e ai forti interessi delle aziende tedesche, francesi e inglesi in Ucraina.
La Germania, per esempio, fornisce a Kiev i sofisticatissimi – e costosissimi – sistemi di difesa aerea Skynex della Rheinmetall, ma quando i missili russi bucano le difese ucraine e centrano con precisione chirurgica fabbriche e infrastrutture energetiche – perché i russi, sorpresa, i missili li hanno ancora e colpiscono dove fa più male -, Kiev non ammette l’errore tattico e le difficoltà, ma punta il dito contro i tedeschi.
Accusa la Rheinmetall di aver fornito armi difettose.
Un capolavoro di scaricabarile da far inorridire noi italiani, salvo scoprire, spulciando documenti interni ucraini, che i fallimenti sono figli di imperizia tecnica e difetti di gestione del personale ucraino, inadeguato e non addestrato a sufficienza a utilizzare quelle armi.
Tu mi regali lo scudo, io lo uso male perché non sono capace, così prendo gli schiaffi, ma la colpa è tua. Geniale.
E cosa dire del capolavoro diplomatico con la Polonia.
Varsavia è stata la prima linea del supporto a Kiev: ha accolto rifugiati, ha spedito carri armati, ha fatto da retrovia logistica quando il resto d’Europa ancora balbettava.
Zelensky ha pensato bene di ringraziarla conferendo titoli onorifici a unità militari che si rifanno esplicitamente all’UPA, l’Esercito Insurrezionale Ucraino, quello che, per intenderci, durante la Seconda Guerra Mondiale ha massacrato decine di migliaia di civili polacchi ed ebrei.
Un insulto alle tombe dei nonni dei loro migliori alleati. Ma guai a farlo notare, altrimenti, il mainstream insorge.
Nel frattempo, mentre noi discutiamo di geopolitica sorseggiando il caffè, lì si muore, e si muore a ritmi industriali.
Un report di un centro studi americano – perché da noi queste cose è vietato calcolarle – parla di un bilancio complessivo che sfiora i due milioni di vittime, tra morti, feriti e mutilati, sommando entrambi gli schieramenti.
Numeri da far venire i brividi, per le generazioni spazzate via.
I russi, per tappare le falle, arruolano mercenari dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina, carne da cannone a basso costo, sebbene non sia matematicamente credibile la cifra di 1,4 milioni di soldati uccisi, visto che l’intero esercito russo era di 1,25 milioni di uomini a dicembre 2021.
E… se fossero numeri reali, perché dovremmo armarci per contrastare… l’invasione di una nazione che non ha più uomini da mandare in guerra, no ha più armi e non ha soldi?!
Perché è questo il cortocircuito più grande del mainstream sulla Russia.
E l’Ucraina?
La propaganda ci racconta di giovani fieri che corrono ad arruolarsi, ma la realtà ci sbatte in faccia i documenti interni delle forze armate di Kiev che denunciano reparti logorati, soldati abbandonati in trincea senza rotazioni, e oltre mezzo milione di giovani ucraini che sono fuggiti all’estero per evitare di finire in quel tritacarne.
Mezzo milione di ragazzi che sono fuggiti perché non hanno alcuna intenzione di difendere l’Ucraina, perché morire per la patria è bellissimo nei romanzi dell’Ottocento e sulle pagine dei quotidiani del mainstream, ma quando ti piove addosso un missile o ti arriva un drone kamikaze sulla testa, la retorica e le balle svaniscono. E la razionalità torna a farla da padrona.
La guerra è una mattanza di poveracci, mandati a morire da élite che la guerra la combattono in cravatta su Twitter e nelle conferenze stampa, contando i dividenti dalle azioni delle fabbriche di armi che continuano ad arrricchirli, almeno finché dura la guerra e si tiene lontano l’incubo – per loro – della pace.
In tutto questo, l’Europa dov’è?
È seduta in panchina, a recitare la parte della comparsa, poiché ha scelto di schierarsi in modo così totale e acritico da aver bruciato ogni minima possibilità di fare da mediatrice e di essere anche solo lontanamente credibile agli occhi di Mosca.
Quando a Bruxelles si propone un mediatore europeo, a Mosca si mettono a ridere.
Il paradosso finale ce lo regala, ironia della sorte, l’America di Trump.
Perché, mentre i nostri leader europei si stracciano le vesti promettendo guerre infinite, da oltreoceano trapela la volontà di Trump di invitare Vladimir Putin e Xi Jinping al prossimo G20 a Miami, con l’obiettivo di rompere l’isolamento russo con l’Occidente e riaprire i canali commerciali.
Riaprire soprattutto i canali commerciali dell’Occidente con la Russia, poiché Mosca continua beatamente a commerciare sia con i BRICS sia con mezzo mondo.
Realpolitik contro il fanatismo ideologico dell’Europa, insomma.
Se ciò accadesse, l’Europa si ritroverebbe col cerino in mano: dopo aver distrutto la propria economia e ucciso il futuro degli europei, per sanzionare la Russia; dopo aver svuotato i propri arsenali e aver chiuso un occhio persino su chi le faceva saltare in aria i gasdotti vitali come il Nord Stream, si accorgerebbe che i grandi del mondo hanno fatto la pace sopra la sua testa.
Questa è la guerra in Ucraina oggi.
Un leader intoccabile che gioca alla roulette russa con le armi e i soldi occidentali, un’Europa castrata e insignificante, e un conto dei morti che sale ogni giorno di più, pagato da figli di madri che piangono lacrime identiche, sia a Kiev che a Mosca.
In nome di una guerra che, per otto lunghi anni, non importava a nessuno e che, quando la Russia ha alzato la posta, con lo sfondamento in Ucraina nel 2022, ha mandato al macero i piani della NATO e del Nuovo Secolo Americano di cui il mainstream sembra non aver mai studiato nulla.
Ma tutto questo, nei salotti televisivi e sui grandi quotidiani, non lo leggerete mai. Troppo vero per essere raccontato. Eppure, così doloroso per essere ignorato.

