GUERRA AL BIVIO, TRA LE RAFFINERIE RUSSE IN FIAMME E IL CROLLO DI KIEV DALL’INTERNO, TRA DIPLOMAZIA E ARMI DEFINITIVE

di Pasquale Di Matteo

Non c’è guerra in cui l’informazione non sia stata usata come un’arma e quella in Ucraina ci è stata raccontata dalla propaganda fin dal primo giorno.

Ricorderete tutti il rublo carta straccia ad aprile 2022, i russi senza divise e armati solo di pale ottocentesche, i microchip rubati dai tiralatte ucraini e altre sciocchezze smentite dai fatti e dal tempo.

E la propaganda continua.

Solo che, mentre i talk show occidentali si trasformano in curve da stadio e i generali in doppiopetto vendono la “svolta imminente” come fosse l’ultimo modello di uno smartphone, la realtà dei fatti racconta una storia che nessuno vuole sentire, perché non ha il lieto fine preconfezionato per i vertici NATO.

IL TEATRO DEI DRONI E IL FANTASMA DI SAIGON

Partiamo dal “fantasmagorico” contrattacco ucraino, che sembra avere la stessa sceneggiatura in pompa magna di quello del 2023, lo ricordate?

A proposito, com’è finito…?

La narrativa mainstream ci dipinge un’Ucraina che ha ormai ribaltato il tavolo, con una Russia ridotta alla disperazione, ma la verità, se si ha il fegato di guardarla, assomiglia terribilmente alla “Sindrome del Vietnam del Sud”.

Come accadde a Saigon, stiamo inondando di miliardi uno Stato che sta implodendo dall’interno.

Gli attacchi con i droni su Mosca o Voronezh sono puro spettacolo mediatico. Servono a Zelensky per strappare l’ennesimo applauso (e l’ennesimo assegno) a un Occidente pesantemente indebitato, che, pur di rassicurare i mercati, accarezza l’idea disperata di saccheggiare i beni russi congelati.

Militarmente? Un solletico.

Politicamente? Un regalo a Putin, che vede la propria opinione pubblica compattarsi contro “l’aggressore ucraino” e non hanno l’effetto che i vertici ucraini speravano, di una rivolta contro il leader di Mosca.

Nel frattempo, a Kiev, il silenzio è rotto solo dal rumore dei soldi che spariscono. La corruzione sta mangiando le fondamenta del Paese: mentre i giovani ucraini si ribellano alla coscrizione forzata per non morire in una guerra fratricida, l’élite politica sembra più impegnata a gestire i flussi finanziari occidentali che a difendere i confini.

LA MACINA DEL DONBASS E IL CROLLO DEL MITO DELLA CRIMEA

Il Generale Maurizio Boni, non certo un tizio che di guerra non capisca niente, analizzando il fronte, ricorda che la Russia non sta correndo; sta macinando.

L’avanzata nel Donbass è lenta, metodica, spietata. La caduta imminente di Kostiantynivka è il collasso di un polo industriale vitale.

Mosca preferisce distruggere ogni difesa con l’artiglieria prima di muovere un solo fante, con l’unico obiettivo di risparmiare vite proprie mentre deprime quelle altrui, al di là delle balle dei mille soldati russi al giorno che stridono con la matematica.

Dall’altra parte, però, il “mito” della Crimea come fortezza inaffondabile ha iniziato a scricchiolare in modo vistoso. Quella che Putin considerava la sua “portaerei inaffondabile” si è trasformata in una trappola vulnerabile.

Le immagini dei russi in fuga dalla penisola, con le code chilometriche sulle “strade della morte”, sono il segno di un cambio di paradigma. L’Ucraina, che ha finalmente capito di non poter mai vincere una guerra d’attrito, ha scelto la mossa disperata di colpire la logistica e la psiche russa.

L’EFFETTO DOMINO: BENZINA, BLACKOUT E DIPLOMAZIA DELL’ATOMICA

L’obiettivo di Kiev è chiaro: rendere la vita in Russia invivibile. Le raffinerie saltano, i depositi di carburante evaporano e il rublo trema. I cittadini russi, che per mesi hanno vissuto l’idea dell’”operazione speciale” come un rumore di fondo in televisione, oggi scoprono il razionamento della benzina e i blackout.

Le ricerche online su “come rubare benzina” sono il termometro di una sicurezza imperiale che si sta sciogliendo.

Ma attenzione a non confondere il disagio con la resa.

Se, inizialmente, Putin sembrava cercare uno spiraglio negoziale, oggi quel tempo è scaduto, perché la nuova strategia di Kiev non sta sortendo gli effetti sperati, perché i russi non si stanno rivoltando contro i vertici di Mosca per chiedere la resa, al contrario, un’opposizione interna ancora più nazionalista, ora chiede la distruzione totale delle infrastrutture ucraine.

L’obiettivo russo si è spostato: non più un compromesso, ma la distruzione dell’Ucraina fino a renderla un guscio vuoto, demilitarizzato e per sempre lontano dalla NATO.

IL BLUFF DELLA DISPERAZIONE

E poi c’è la Bielorussia. Le minacce ucraine di allargare il conflitto colpendo Minsk sono viste dagli analisti più lucidi come l’ultimo bluff di chi ha le carte peggiori al tavolo. È la tattica della disperazione: cercare di internazionalizzare uno scontro che, sul piano locale, sta vedendo l’esaurimento delle risorse umane e materiali di Kiev.

Tutto ciò mentre la propaganda occidentale continua a vendere sogni per giustificare finanziamenti che non hanno più una base reale.

Siamo di fronte a un paradosso tragico: un’Ucraina che vince sui social media, ma crolla nelle trincee e negli uffici pubblici, e una Russia che arranca economicamente, ma avanza militarmente, chiusa in un angolo da cui non uscirà con una resa, ma polverizzato l’avversario.

L’Europa dovrebbe domandarsi quanto sangue siamo disposti a pagare per mantenere in piedi un racconto che i fatti smentiscono ogni giorno di più.

La guerra non è un film di supereroi, dove ci sono i buoni e i cattivi, ma è un calcolo di logoramento dove, alla fine, a perdere sono sempre i popoli, mentre le élite brindano sopra le macerie dei sogni geopolitici, delle verità storiche che non vengono raccontate, delle decisioni lontane dai riflettori, che possono decidere se una nazione resterà ancora sulle cartine o sarà spazzata via.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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