Alexandr è un artista russo che vive da decenni a Parma.
Un artista che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, nel 2018, e che è sempre stato persona pacata e riflessiva.
L’ho conosciuto in una piccola galleria d’arte, dove teneva dei corsi di pittura, dispensando un po’ della sua grande qualità artistica.
Alexandr, infatti, non è un pittore domenicale né si è improvvisato, ma ha studiato arte e le competenze in materia urlano sulle sue tele anche in faccia a chi non ha dimestichezza con l’arte.
Dopo gli eventi del febbraio 2022, il pittore è stato vittima di alcuni episodi che fanno ipotizzare atti di censura e a discriminazioni. Già nel 2022, gli fu cancellata una mostra personale che era stata precedentemente calendarizzata, per motivi che erano subito sembrati forzati, ma oggi la storia si ripete, con scuse che faticano ancora di più a mostrare una parvenza di logica e di trasparenza.

Per questo ho chiesto direttamente al pittore di concederci questa intervista.
TZ: «Alexandr, partiamo dai fatti. Tu a Parma ci vivi da anni e sei perfettamente integrato nel tessuto culturale. Poi arriva il 2022. La Russia invade l’Ucraina e improvvisamente ti cancellano una mostra.
Ci racconti come ti fu comunicata quella prima censura? Ti dissero in faccia che il problema era il fatto che tu fossi russo, o si nascosero già allora dietro qualche formula burocratica?»
AO: «La censura del 2022, della quale avevi già scritto anche tu all’epoca, un po’ mi ha fatto capire quanto l’arte non sia immune al politicamente corretto. Ricordo che dopo lo scandalo sui giornali ero passato dalla censura ad essere inserito come evento nel sito ufficiali di Parma 2020 capitale della cultura. Le mostre che ho fatto dopo erano sempre in luoghi e organizzazioni private, anche se il comune concedeva il patrocinio. Ma quello lo concede un po’ a tutti.»
TZ: «Veniamo ad oggi. Hai presentato un progetto strutturato, chiedendo l’utilizzo degli spazi della Galleria San Ludovico. Ci dici per quando la volevi? Inoltre, la Giunta ti risponde che non c’è un buco libero fino a tutto il 2027. Ora, con tutto il rispetto per Parma, non stiamo parlando del Centre Pompidou. Credi davvero a questa eccezionale affluenza di prenotazioni, o temi un boicottaggio mascherato da “problema di agenda”?»
AO: «L’ultima mostra di marzo dell’anno scorso, dedicata ai fiori del male di Baudelaire, è stata inaugurata dal vicesindaco, in quel periodo stavo già lavorando al progetto attuale; ne parlai con lui e mi sembrò interessato all’idea.
Il mio progetto voleva rivisitare i grandi classici della letteratura, per riuscire a cogliere quell’attimo psicologico, per immortalarlo sulla tela.
L’idea iniziale era per autunno 2026, per non interferire con le varie manifestazioni del 2027, quando Parma sarebbe stata capitale dei giovani. Il mio obbiettivo era la San Ludovico, posizione centrale e un ambiente abbastanza grande per ospitare tutti gli eventi collaterali che avevo in mente: conferenze, presentazioni letterarie, concerto lirico da sala, poesie recitate e altro ancora.
Il luogo era ideale perché il tutto poteva svolgersi circondato dai quadri, favorendo un’immersione totale nell’esperienza.»




TZ: “Nel tuo dossier, che ci hai gentilmente concesso di leggere, qui a Tamago-Zine, si legge a chiare lettere che il progetto è pensato nel contesto di “Parma Capitale Europea dei Giovani 2027”, contesto tra i cui obiettivi figurano concetti quali “inclusione”, “dimensione europea”, “dialogo tra culture”. Come si concilia, secondo te, la narrazione di una città “inclusiva e giovanile” con comportamenti che sembrano mettere i bastoni tra le ruote a chi vorrebbe fare solo arte e proporre cultura per i cittadini?»
AO: «Non saprei. Ti dico solo che incaricai un’associazione culturale come organizzatore e tramite con il comune, team che si occupa di comunicazione, di organizzazione di eventi e ricerca degli sponsor.
La loro richiesta, e i numerosi solleciti, sono rimasti senza risposta per mesi, poi, solo dopo molta insistenza, dal Comune ci chiesero di indicare le date.
La nostra richiesta era ottobre, ma eravamo disponibili a una grande flessibilità, tanto che avevamo chiesto di cambiare anche le date in base al loro calendario.
La risposta arrivò diciotto ore dopo: “ci dispiace, il calendario è pieno”.
Mi sono sentito sinceramente preso in giro; se il calendario era già pieno, perché diciotto ore prima mi chiedi le date?
Chiedemmo un incontro di persona per trovare una soluzione, ma ci furono altri due mesi di silenzio, quindi scrissi una mail al vicesindaco, che è anche assessore alla cultura, a mio nome e non a nome dell’associazione. Scrissi tutto il mio sdegno per il silenzio, per la presa in giro delle date e che pretendevo una risposta qualsiasi, in alternativa passavo tutto alla stampa, cosicché fosse la cittadinanza a giudicare l’operato di questa giunta, visto il loro precede con me, nel 2022.
Sei ore dopo, l’associazione riceveva una mail per un incontro. Sarà un caso?
Forse sì o forse no, non lo saprò mai.
Il progetto veniva rivisto per il 2027, con enorme flessibilità sulle date, ma nemmeno questa volta ci veniva indicata uno spazio espositivo. Eravamo a febbraio 2026 e il loro calendario era già pieno per tutto il 2027?!
Ancora adesso, il discorso rimane tutto su un forse, forse un buco in primavera, forse qua, forse là.
Se si organizza un incontro con le persone che si occupano del calendario, che passano un’ora a parlare con me con il calendario in mano, senza mai aprirlo e verificare le date, ma dandomi solo dei “forse”, è legittimo che mi nasca qualche sospetto. Che mi senta nuovamente preso in giro. O è solo una mia impressione?!
La mia squadra organizzativa non perde le speranze e prova a giocarsi i “Forse” della primavera 2027, ma, fino ad oggi, non hanno ricevuto nessuna risposta.»
TZ: «Ho avuto modo di visionare le tue opere. Splendide sotto il profilo tecnico, ma lo sai già. La cosa che importa in questa intervista è che tu non dipingi carri armati Z, né fai propaganda al Cremlino, ma porti su tela un progetto profondo e assai interessante, ovvero l’introspezione psicologica di Puskin e dei grandi archetipi letterari dell’Ottocento. Dipingere l’angoscia umana e la solitudine è forse considerato un atto sovversivo dalla giunta di una città italiana come Parma? Punire Puskin per sconfiggere Putin non ti sembra l’apoteosi del provincialismo, o addirittura pura demenza?»
AO: «Forse e, visto che questa mostra non riesce a vedere la luce del sole, ho pensato di raccontare questa vicenda ai critici, a blogger, a giornalisti e ad altri artisti, perché, a mio avviso, la politica, la burocrazia, non possono decidere cosa possa essere visto dalle persone e cosa no.
Ho sempre avuto un rapporto burrascoso con Parma, città che amo e dove ho studiato, ma lei non è stata sempre benevola con me.
Voglio precisare che la mia mostra non era un’idea commerciale, di business o altra cosa a scopo di lucro; tu mi conosci e sai che il mio unico scopo è esporre. Ho ampliato il progetto inserendo un programma culturale vario e mai banale, perché Parma avesse qualcosa di unico, di alto livello, che coinvolgesse la cittadinanza, gli studenti e chiunque sia appassionato di arte.»
TZ: «Nel progetto, proponi percorsi (PCTO) per i licei e l’Università. Vuoi portare i ragazzi a riflettere sull’iperconnessione e sul vuoto emotivo attraverso i classici. Negandoti gli spazi, il Comune non sta solo boicottando te e la tua mostra, ma sta togliendo un’opportunità gratuita alle scuole di Parma. Hai provato a far capire ai burocrati che il danno lo stanno facendo ai loro stessi studenti? E, se hai provato a farlo, pensi che ai burocrati interessi qualcosa dei giovani e della cultura?”
AO: «Ho girato e parlato per mesi con scrittori professori attori e cantanti; è stato tutto scritto e progettato a titolo gratuito dalle persone che collaboravano con me. Questo era il mio dono per questa città e ho consegnato tutto al comune, come se fosse un’idea loro, compreso i meriti.
Io volevo solo esporre.
Ma, anche questa volta, Parma mi ha masticato e sputato non ritenendomi degno nemmeno di una risposta.»
TZ: «Il tuo dossier di presentazione si chiude con la celebre frase tratta da “L’Idiota” di Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo». Ma, a Parma, chi salverà la bellezza? Se la Giunta non fa un passo indietro e continuerà a non darti una risposta, cosa farai? Porterai questo splendido progetto in un’altra città o allestirai una mostra in privato, senza il coinvolgimento delle istituzioni?»
OZ: «Sinceramente, spero nella prossima giunta, visto che in primavera ci saranno le elezioni a Parma. In ogni caso, sto ancora lavorando al progetto e i quadri sono ancora in produzione.
Se non cambierà nulla, sicuramente mi rivolgerò ad altre città, più aperte mentalmente verso la cultura.
L’idea era quella di partire da Parma e poi portarla in altre città, ma, visto la situazione, Parma… anzi, quelli che governano Parma, hanno una mente ancora troppo ristretta e poco coraggio nelle decisioni.»
Ci congediamo da Alexandr, unendoci al suo appello al buonsenso e al rispetto dell’arte e della cultura, che dovrebbe essere uno dei pilastri di qualunque amministrazione pubblica, di qualsiasi colore. Così come dovrebbe essere impossibile subire boicottaggi per il colore della pelle, per la nazionalità o per le proprie idee, in un Paese come il nostro.
Resta un progetto di straordinario valore culturale, capace di coinvolgere studenti e adulti e di arricchire.
Restano le opere di Alexandr, un uomo russo di origini e italiano per formazione, che ha il fegato, l’ardire formidabile e quasi insolente, di fare l’unica cosa che l’arte è chiamata a fare da millenni, ovvero indagare l’animo umano.



E lo fa misurandosi con i mostri sacri della letteratura russa e dell’Ottocento. Puskin, Dostoevskij, Tolstoj, Bulgakov, mica i romanzetti da autogrill o le idiozie dei social network che hanno atrofizzato il cervello dei nostri giovani!
Le sue opere non sono banali illustrazioni, ma teatri della crudeltà e del sentimento.
In una tesla, è raffigurata una donna china a scrivere su uno scrittoio, tagliata da un raggio di luce diagonale che squarcia le tenebre, una luce caravaggesca, drammatica, teatrale.
Alexandr prende la malinconia slava, quel senso di ineluttabile fatalità che si respira sui ponti di San Pietroburgo, nelle “Notti Bianche” o nei vagoni ferroviari dove si consumano le tragedie alla Anna Karenina e li traduce nel suo raffinato linguaggio espressivo.
Restano opere sublimi, come quella della coppia in cui l’abito nero della donna si disfa, diventando un groviglio di radici oscure e tentacolari che inghiottono la luce.
Portare questa mostra a Parma per la Capitale Europea dei Giovani nel 2027 non sarebbe stata solo un’iniziativa culturale, ma una medicina per i giovani, sempre più anestetizzati, vuoti, persi in un limbo digitale senza carne e senza sangue, rincoglioniti da stimoli inutili, quando non addirittura dannosi.
Giovani che hanno un disperato bisogno di essere presi a schiaffi da queste immagini!
Hanno bisogno di capire che la solitudine, l’amore che distrugge, il tormento della scelta non si curano con un “cuoricino” lasciato su Instagram, ma sono l’essenza della condizione umana.
Francamente, non so se il mondo abbia ancora speranza di essere salvato, ma, di sicuro, l’arte raffinata, coraggiosa, carnale e profondamente spirituale di Alexandr ci salva dalla mediocrità assoluta in cui rischiamo di affogare.
Una mostra formidabile di cui anche chi non è esperto di arte comprenderebbe il valore e il potenziale.
Motivo in più per non capire come mai ai cittadini di Parma non sia ancora concesso fruirne.

