LA FINE DEL MIRACOLO TEDESCO E DELL’EUROPA

LA CINA CI COPIA, ASSUME I NOSTRI INGEGNERI E CI UCCIDE CON LE NOSTRE STESSE REGOLE

di Pasquale Di Matteo

Per decenni ci hanno fatto una testa così, dicendoci che la Germania era il faro dell’industria europea, la locomotiva inarrestabile, il modello perfetto da venerare, da copiare.

“Fate come i tedeschi”, ci ripetevano i soloni dell’austerity, mentre noi stringevamo la cinghia. Ma i fari, a volte, si spengono e le locomotive deragliano.

Ed è proprio quello che è accaduto alla Germania.

Oggi, la narrazione dei “competenti” si è schiantata contro la realtà, che ci presenta una Germania malata e in gravi difficoltà.

L’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) tedesco è sprofondato a quota 48, due punti sotto quella quota 50 che significa contrazione, recessione, significa che il motore economico del Vecchio Continente sta grippando.

Il settore dei servizi si sta sgretolando a una velocità allarmante e la manifattura, che per decenni è stata il fiore all’occhiello di Berlino, è impantanata in una stagnazione che puzza di decomposizione.

Era davvero un disastro imprevedibile?

Manco per sogno. Infatti, si tratta dei frutti dell’incompetenza della Commissione europea e degli ultimi governi tedeschi

I TRE PILASTRI DELL’EX MIRACOLO TEDESCO

A onore del vero, anche il cosiddetto “miracolo tedesco” non era frutto di una superiorità teutonica o di un genio genetico inarrivabile, ma si reggeva su tre pilastri, che l’Europa, in un impeto di miopia suicida, ha deciso di prendere a picconate e gettare in discarica.

Il primo pilastro era l’energia russa a prezzo di saldo.

L’industria tedesca, dalla chimica alle siderurgie, fino al settore automobilistico, ha banchettato per decenni con il gas di Putin a basso costo.

Poi, con la guerra in Ucraina che, dopo otto anni passati sottotraccia, ha visto l’escalation con l’invasione del Donbass, sono arrivate le sanzioni, i gasdotti Nord Stream sono stati sabotati dal commando ucraino, – atto per cui la magistratura tedesca ha spiccato diversi mandati di cattura internazionale, – e il rubinetto del gas russo si è chiuso.

Il risultato è stato che i costi di produzione sono schizzati alle stelle, così aziende potenti, come la BASF, oggi guardano i bilanci, si fanno il segno della croce e riducono la produzione interna per fuggire all’estero, laddove l’energia non costa come lo champagne.

Secondo e terzo pilastro: le esportazioni e la dipendenza dalla Cina.

Berlino vendeva al mondo intero e la Cina era il cliente d’oro, l’aspirapolvere che inghiottiva macchinari industriali, auto di lusso e tecnologia tedesca.

Fino a ieri, a Pechino serviva la Germania per crescere. Oggi, il Dragone ha imparato ed è diventato adulto, perciò, non ha più bisogno dei maestri.

L’EUTANASIA DELL’AUTO EUROPEA E IL TRIONFO DEL DRAGONE

L’industria dell’automobile era l’orgoglio del nostro continente, era la nostra superiorità sul resto del pianeta, ed è stata sacrificata sull’altare di una transizione ecologica imposta per decreto, scritta da gente che probabilmente l’auto non la guida nemmeno o, comunque, non ha problemi a spendere cifre folli per acquistarne una.

Una classe di incompetenti ha deciso, con un colpo di penna, la morte del motore endotermico europeo. Hanno costretto le nostre aziende – da Volkswagen a Stellantis, da BMW a Renault – a rincorrere l’elettrico a tappe forzate, bruciando miliardi in ricerca e sviluppo in un lasso di tempo ridicolo, azzerando un secolo di vantaggio competitivo, andando a competere con la Cina in un mercato in cui il Dragone era in vantaggio di circa vent’anni.

Mentre a Bruxelles si beavano delle loro direttive “green”, in Cina non sono rimasti a guardare.

Hanno capito il gioco, e lo hanno vinto.

Non si sono limitati a copiare o a inondarci di scatolette di plastica scadenti, come con i primi modelli cinesi in Europa.

No. I cinesi hanno studiato, anzi, ci hanno studiato: le nostre abitudini, i nostri modi di pensare, quali linee ci piacevano di più, quali tipologie di auto, con quali motorizzazioni.

Hanno assunto fior fior di designer e ingegneri europei fuoriusciti o scartati dalle nostre case automobilistiche e hanno imparato a produrre auto che rispettano e superano gli standard europei, investendo fiumi di denaro in qualità dei materiali, sicurezza e ingegneristica di prim’ordine.

E lo hanno fatto a prezzi spaventosamente più competitivi sfruttando quella globalizzazione per cui ci sono paesi che corrono i cento metri partendo dal sessantesimo metro e altri dalla linea di partenza, per colpa dei differenti salari, costi dei materiali e norme sulla sicurezza.

Così, da una parte, la Cina inonda l’Europa di auto elettriche super-tecnologiche, assecondando con un sorriso beffardo le nuove e folli disposizioni dell’Unione Europea.

“Siete affamati di “green”? Eccovi le nostre elettriche”.

E ci offre auto che costano anche più di quindicimila euro meno di un pari livello europeo.

Dall’altra, però, la Cina entra a gamba tesa nel mercato del motore endotermico, dando alle persone ciò che le persone vogliono. Mentre noi demonizziamo chi usa l’auto per andare a lavorare, loro continuano a sfornare e vendere, a livello globale, macchine con solidi motori termici.

Motori a quattro cilindri, classici, affidabili, che non ti lasciano a piedi e non ti costringono ad accendere un mutuo o a pianificare la ricarica come se fosse una missione Apollo.

Assecondano il mercato reale, mentre noi rincorriamo le utopie.

In pratica, le leggi europee hanno strangolato l’industria automobilistica del nostro continente, consegnando le chiavi della mobilità mondiale allo strapotere cinese. Un harakiri da manuale. Da geni.

Perché hanno voluto imporre quanto andava fatto in decenni in soli pochi anni. Hanno creduto di poter modificare mezzo secolo di pubblicità che ispiravano l’idea di auto che ti portava in spazi sconfinati, con l’idea di “pulito è più bello”, nell’arco di un quinquiennio.

La dimostrazione di cosa accade quando ai vertici poni ingeneri ed economisti che non hanno alcuna competenza in sociologia, storia, psicologia e comunicazione.

LA TRAPPOLA DEMOGRAFICA: UN PAESE DI PENSIONATI SENZA OPERAI

Come se non bastasse la deindustrializzazione galoppante, c’è la scure demografica. Perché la Germania, e con essa gran parte dell’Europa, Italia in testa, è una RSA a cielo aperto.

La popolazione invecchia, non si fanno più figli e la forza lavoro si sta contraendo inesorabilmente.

Le imprese tedesche piangono perché non trovano manodopera qualificata. Non ci sono ingegneri, non ci sono tecnici, non ci sono operai specializzati. Così, mentre le fabbriche faticano a trovare chi le mandi avanti, la spesa pubblica esplode.

Più pensionati significano costi pensionistici e sanitari insostenibili, che si scaricheranno sulle spalle sempre più esili dei pochi giovani rimasti a lavorare.

È la tempesta perfetta, poiché siamo senza energia a basso costo, strangolati dalle nostre stesse regole, senza giovani, e con un competitor globale che ci sta surclassando sui prezzi e, ormai, anche sulla qualità.

La Germania arranca, trascinando a fondo l’intera baracca europea, eppure, tra i leader europei, c’è ancora chi si volta dall’altra parte, convinto che la soluzione sia scrivere un’altra direttiva e puntare sull’elettrico senza se e senza ma.

Perché si sa: se ci si accorge che la rotta porta a sbattere contro un iceberg, si trova sempre il cretino di turno che grida “avanti tutta!”

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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