IL FRONTE UCRAINO CROLLA, MA LA PROPAGANDA DELLE PALE E DEI MULI CI RACCONTA ALTRO. COME DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE

di Pasquale Di Matteo

Come abbiamo già scritto in un precedente articolo, in Ucraine si combattono due guerre: la prima, tra le trincee insanguinate del Donbass e le città sventrate; la seconda si combatte nei salotti europei.

E, nella seconda, neanche a dirlo, stiamo stravincendo.

Un po’ in ritardo rispetto alle “sanzioni dagli effetti dirompenti” che dovevano piegare Mosca nel 2022, o rispetto alla fine di Putin, afflitto da ben quattro tipologie differenti di cancro, che gli davano massimo tre anni di vita.

Se vi sintonizzate sui canali a reti unificate della nostra informazione mainstream, incapperete in un esercito di “pigiami mimetici”: opinionisti, ex generali da salotto e giornalisti col megafono a pappagallo che ci rassicurano ogni sera che la Russia è in ginocchio, che Putin ha finito i missili, che i suoi soldati smontano i chip dai tiralatte, soldati che sarebbero morti per una cifra pari a 1,4 milioni, quando l’esercito russo contava 1,25 milioni di uomini al 2021 e, a quanto pare, sarebbe finita persino la benzina.

Ma se si spegne la tv e si accende il cervello, andando a leggere i report veri, la realtà ci restituisce un destro da peso massimo. Un disastro militare, politico e diplomatico che la grancassa di Bruxelles e Kiev cerca disperatamente di nascondere.

LE INFILTRAZIONI IN MONOPATTINO E LA PROPAGANDA DEL DISPERATO

Partiamo dal capolavoro comico della settimana.

Secondo l’ISW (Institute for the Study of War), think tank statunitense che certo non brilla per simpatie putiniane, e secondo la testata Ukrainska Pravda, le truppe russe starebbero avanzando verso Pokrovsk utilizzando moto e scooter elettrici perché le sanzioni e i droni ucraini avrebbero lasciato l’Armata Rossa senza benzina.

Peccato che la realtà sia leggermente diversa.

I veicoli elettrici, silenziosi e agili, sono lo strumento basilare per le infiltrazioni perché non fanno rumore, non attirano l’attenzione e sono difficili da sentire avvicinarsi.

È tattica militare di base, ma per i geni dei muli e delle pale è la prova della bancarotta energetica di Mosca.

La stampa occidentale non si fa problemi a bersi la storiella. Probabilmente, di questo passo, ci racconteranno che i russi lanceranno la prossima offensiva sulle biciclette a pedalata assistita, visto che continua la litania dell’imminente attacco all’Europa.

Ma con cosa, se non hanno più benzina, se i soldati sono costretti a cavalcare muli poiché i mezzi corazzati sono stati tutti distrutti, se non ci sono più missili e l’esercito russo non ha più uomini?

Mentre noi ridiamo degli scooter, però, lo stesso gruppo di analisi americano ammette che, solo nel primo quadrimestre dell’anno, la Russia ha conquistato 350 chilometri quadrati di territorio ucraino.

I russi avanzano. Lenti, ma costanti.

Eppure, per i nostri media, queste non sono avanzate. Sono “infiltrazioni non confermate”, al massimo “conquiste marginali”, poiché, per vincere, resta la guerra cognitiva, ormai a pieno regime, con cui si stravolge il vocabolario per non ammettere la disfatta.

Anche perché, non ci avevano detto che Mosca era in ginocchio per le sanzioni dagli effetti dirompenti nell’ormai lontano 2022?!

IL MISTERO DEGLI ATTACCHI PREVENTIVI E DELLE CITTÀ EVACUATE

C’è poi il cortocircuito di Volodymyr Zelensky, che con sprezzo del ridicolo, ha recentemente annunciato imminenti “attacchi preventivi” contro le strutture militari russe.

Attacchi preventivi.

Al quarto anno di un conflitto su larga scala?!

È un po’ come mettere l’antifurto alla porta di casa mentre i ladri sono già nel furgone riempito con i tuoi averi rubati.

E mentre a Kiev si parla di ribaltare gli equilibri come nemmeno in Independence Day, il governo ucraino ordina l’evacuazione di decine di centri abitati nel nord del Paese, nella regione di Chernihiv.

E qui qualcosa non torna.

Se l’esercito ucraino sta davvero respingendo il nemico, se l’iniziativa è passata nelle mani di Kiev e i russi non hanno più benzina per avanzare, per quale oscuro motivo si sfollano i propri cittadini ben lontani dalla linea del fronte?

In genere, si sfollano quando si teme lo sfondamento dei nemici o quando si stanno per usare armi non convenzionali, tra cui le armi chimiche e quelle atomiche.

I DRONI DI KIEV: ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA

Siccome, per coprire le voragini al fronte, serve spettacolo, lo spettacolo arriva puntuale di notte.

Centinaia di droni ucraini lanciati verso la Russia e la Crimea, con l’obiettivo di colpire raffinerie, binari ferroviari, infrastrutture. I nostri telegiornali aprono con queste immagini, parlando di un’economia russa paralizzata.

Sembra Hollywood.

D’altronde, i danni reali riportati sono irrisori, spesso limitati a un singolo impianto o a un treno bloccato.

Sono armi di distrazione di massa che servono a creare prime pagine spettacolari per distogliere l’attenzione dall’inferno orientale, in maniera tale che i giornalisti dei muli e delle pale abbiano qualcosa di cui scrivere che non sia di quanto accade al fronte, dove si decide la guerra, a Chasiv Yar, per esempio, che è, di fatto, accerchiata.

I russi puntano verso Kramatorsk, Sloviansk e, a nord, verso Lyman. L’esercito ucraino si batte con un eroismo tragico e disperato, ma perde inesorabilmente uomini, posizioni e reti energetiche ogni santo giorno, nonostante le balle dei soliti noti.

L’EUROPA SI SUICIDA MENTRE GLI STATI UNITI FANNO I BAGAGLI

In tutto questo, qual è la strategia della civilissima Europa?

Il suicidio.

Come ha spiegato lucidamente il Generale Marco Bertolini, intervistato dal “Sussidiario”, la NATO ha cambiato pelle. Gli Stati Uniti, hanno rivolto lo sguardo al Pacifico, perciò stanno facendo un passo indietro dall’Ucraina e il conto della guerra, militare ed economico, è stato scaricato sul tavolo di Bruxelles.

E Ursula von der Leyen, per giustificare il salasso, suona le trombe dell’oltranzismo, ripete il mantra che non ci sarà pace senza la vittoria armata di Kiev e promuove l’illusione di un’“economia di guerra” come panacea per l’industria europea.

Un azzardo politico che le sta tornando indietro come un boomerang, perché il costo insostenibile del conflitto sta spingendo interi Paesi nelle braccia di quelle forze sovraniste che l’establishment voleva arginare.

L’unità europea è, ormai, solo una finzione: Slovacchia e Ungheria si sono sfilate dal supporto bellico; Repubblica Ceca e Bulgaria vacillano.

Anche l’Italia e il Sud Europa mantengono un profilo ben più basso e ambiguo rispetto ai falchi nordici o anglosassoni. Persino il granitico asse con la Polonia scricchiola: il presidente è ai ferri corti con Zelensky, reo di aver abbracciato figure legate al nazismo e colpevoli di massacri contro i polacchi.

IL SANGUE NON È UN FORMAT TELEVISIVO

Il Generale Bertolini, ex Comandante del vertice interforze, smonta anche la madre di tutte le paure: la Russia non ha né le capacità né l’interesse logistico per invadere l’Europa, a meno che, ovviamente, non sia l’Europa a provocarla direttamente.

E qui, visti i geni ai vertici europei, il rischio si fa terrorizzante.

Mentre gli Stati Uniti flirtano con l’idea di inviare missili balistici per sbloccare lo stallo, l’ala più dura dell’establishment di Mosca non aspetta altro che un pretesto per “dare una lezione” all’Europa, con un paio di missili ipersonici caricati con testate nucleari, da mandare a sbattere su una o due città ucraine da sacrificare.

Basterebbe un colpo di testa di Kiev verso la Bielorussia per scatenare una formale dichiarazione di guerra globale. Una cobelligeranza senza via d’uscita per i paesi europei, che ci renderebbe tutti aggressori della Bielorussia. E, di conseguenza, della Russia.

Il che significherebbe diventare immediatamente bersagli legittimi per i missili russi.

Siamo ostaggi di una narrativa blindata fatta di balle e panzane. Da una parte un governo ucraino che rifiuta ogni negoziato per continuare a incassare decine di miliardi di aiuti occidentali; dall’altra una leadership europea che non sa come ammettere di aver scommesso sul cavallo sbagliato.

Nel mezzo, la menzogna della guerra cognitiva.

Ci dicono che vinciamo in modo da mostrare una speranza di vittoria, per non farci smettere di pagare.

Ma mentre noi compriamo la narrazione dell’esercito russo sui monopattini elettrici, i soldati ucraini muoiono davvero.

E le trincee, a differenza degli studi televisivi, non si riconquistano né con le balle né a colpi di share.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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