500 AEREI USA DALL’ITALIA CONTRO L’IRAN. SE RUTTE DICE IL VERO, MELONI CI HA RESO BERSAGLI. SE MENTE, MELONI DEVE DENUNCIARLO PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA SICUREZZA NAZIONALE

di Pasquale Di Matteo

Si è sentito uno schianto fortissimo quando Mark Rutte, Segretario Generale della NATO, ha sganciato la sua personalissima bomba, secondo cui cinquecento aerei statunitensi sarebbero decollati dalle basi italiane per sostenere l’operazione “Epic Fury” contro l’Iran.

Cinquecento aerei per sostenere un’aggressione contraria a qualsiasi norma di Diritto internazionale.

A Roma, ovviamente, hanno finto di non sentire.

Per settimane, da Palazzo Chigi al Ministero della Difesa, la narrazione ufficiale è stata: “Solo voli logistici”, “Semplice assistenza tecnica”, “L’Italia non partecipa ad alcuna operazione bellica”.

Balle. O, se preferite il linguaggio istituzionale, cortine fumogene per nascondere agli italiani che il nostro Paese è diventato la portaerei privata di Washington nel Mediterraneo.

Rutte, per ingraziarsi il sempre imprevedibile Donald Trump e dimostrargli che la NATO serve a qualcosa, non ha esitato un secondo a gettare Giorgia Meloni sotto un autobus.

Ha esposto la fragilità di un esecutivo che si batte il petto sovranista in Patria, ma che all’estero scodinzola genuflesso, per poi offendersi se qualuno parla di ginocchiere.

Ma il problema, qui, non è la figuraccia internazionale del nostro governo. Il problema è la nostra pelle.

IL RISCHIO APOCALITTICO: SIAMO AGGRESSORI, NON ALLEATI

Se Rutte avesse detto la verità, la posta in gioco sarebbe alta, non certo un sondaggio elettorale, ma la nostra sicurezza nazionale.

Se cinquecento velivoli militari americani hanno utilizzato Aviano, Sigonella o altre basi tricolori per decollare e operare attivamente nello scacchiere mediorientale in funzione anti-iraniana, l’Italia ha varcato il Rubicone.

Non siamo più spettatori preoccupati e nemmeno mediatori.

Siamo co-belligeranti.

Ciò significa violare in modo sfacciato, brutale e incostituzionale l’Articolo 11 della nostra Costituzione, quello che ripudia la guerra. Ma, soprattutto, significa violare il diritto internazionale.

Agli occhi del governo di Teheran, e non solo, l’Italia diventa automaticamente un Paese aggressore di consegunza, un bersaglio legittimo.

Non è un gioco da tavolo. Un Paese che fornisce supporto logistico e basi di partenza per un attacco non provocato e non avallato dall’ONU è, per il diritto internazionale, complice dell’aggressione.

Immaginate cosa accadrebbe se l’Iran decidesse di rispondere con attentati terroristici in siti affollati, con cyber-attacchi devastanti alle nostre infrastrutture critiche, compreso il blocco energetico?

Se Rutte ha detto la verità, il governo Meloni ci ha messi tutti nel mirino, senza chiederci il permesso, senza un dibattito parlamentare degno di questo nome, trattando gli italiani come sudditi tenuti all’oscuro delle decisioni che possono costare loro la vita.

I DANNI E LA BEFFA: OLTRE ALLA GUERRA, IL RISARCIMENTO

Non essendoci un mandato delle Nazioni Unite, l’operazione “Epic Fury” è una violazione della sovranità iraniana, e le conseguenze giuridiche per l’Italia potrebbero essere catastrofiche.

Nel diritto internazionale esiste il principio della responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti. L’articolo 16 degli Articoli sulla Responsabilità degli Stati della Commissione di Diritto Internazionale parla chiaro: chi aiuta o assiste un altro Stato nel commettere un atto illecito è internazionalmente responsabile.

Tradotto in parole semplici: se quegli aerei partiti da casa nostra hanno distrutto infrastrutture in Iran, hanno causato vittime e danni economici, Teheran avrebbe tutto il diritto di trascinarci davanti a una corte internazionale e potremmo essere chiamati a risarcire i danni provocati sul suolo iraniano.

Sarebbe la beffa suprema.

Oltre a rischiare ritorsioni violente per una guerra che non è nostra, voluta da un’amministrazione americana in cerca di consensi, noi italiani, noi cittadini che fatichiamo ad arrivare a fine mese, che subiamo tagli alla sanità e ai servizi, potremmo dover pagare i danni di guerra.

Miliardi di euro da versare per aver prestato il nostro territorio ai raid altrui.

SOVRANISTI A PAROLE, VASSALLI NEI FATTI

La Spagna, davanti alle richieste americane di utilizzare le proprie basi, ha detto no e ha chiuso lo spazio aereo. Non ha giocato sulle regole d’ingaggio.

Ha difeso la propria sovranità e i propri cittadini dal rischio di finire invischiati nel calderone mediorientale. A Madrid hanno dimostrato che si può essere nella NATO senza essere una colonia e senza fare lo zerbino di Washington.

A Roma, invece, si vive radendo il selciato.

La Premier vola a Berlino, si siede al tavolo dei presunti grandi (il formato E5), sfoggia sorrisi e proclami di grande statista europea, ma la realtà è che, dietro le quinte, il governo italiano abbassa la testa davanti al padrone d’oltreoceano.

I Trattati bilaterali sulle basi USA, vecchi di decenni e coperti da un segreto anacronistico, vengono usati come scudo per non ammettere una verità che mette a rischio la sicurezza nazionale.

Ma la verità esce sempre. Ed esce dalla bocca di un burocrate olandese messo a capo della NATO, che pur di fare bella figura con Trump svela al mondo intero il nostro livello di sottomissione.

Sempre che il governo non voglia citare in giudizio il capo della NATO, sostenendo e dimostrando che abbia affermato il falso. A questo punto, però, l’azione del governo dovrebbe essere celere e ai massimi livelli giurisdizionali, per preservare la sicurezza dei cittadini e del territorio italiani.

GIOCARE ALLA GUERRA SULLA PELLE DEGLI ITALIANI

Se Rutte non avesse solo sparato idiozie e se non ci fosse un piano per screditare ulteriormente Giorgia Meloni agli occhi del mondo, allora ci sarebbe un’arroganza indicibile nel modo in cui questa vicenda sarebbe stata gestita.

La politica estera e di difesa sarebbe stata espropriata dal Parlamento e consegnata a semplici individui, al segreto di Stato, alle smentite di rito che durano lo spazio di un mattino.

Dietro i numeri, dietro quei cinquecento aerei dichiarati da Rutte, ci siamo noi.

Ci sono le nostre città, le nostre famiglie, le nostre imprese, gli ospedali, le stazioni, i centri commerciali, i cinema, i teatri, il nostro futuro.

L’Italia, per la sua posizione geografica, è il ponte naturale tra l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente. Dovremmo esportare diplomazia, accordi commerciali, mediazione.

Invece esportiamo decolli di cacciabombardieri per aggressioni contrarie al Diritto internazionale?

Se Mark Rutte ha detto il vero, questo governo ha giocato alla roulette russa con la sicurezza dell’Italia. Ha permesso che diventassimo parte attiva in un conflitto lontano, in violazione della Costituzione, trasformandoci in aggressori passibili di denunce internazionali e bersagli di possibili rappresaglie.

E ci ha pure mentito.

Un mix letale di sudditanza e incompetenza che rischiamo di pagare tutti, con la nostra pelle.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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