La narrazione del mainstream è sempre la stessa, monolitica, rassicurante e, purtroppo, drammaticamente falsa.
Ormai, se n’è reso conto anche il Fantozzi che credeva alle pale, ai muli, ai microchip, ai russi senza divise e senza calzini, all’esercito senza più soldati, ai quattro tipi di cancro di cui era affetto Putina nel 2022, che gli davano solo tre anni di vita, al massimo.
Eppure, da oltre quattro anni, ci raccontano di una Russia piegata, senza missili, costretta a combattere con le pale dell’Ottocento, a un passo dal collasso economico e isolata.
Il dramma è che qualcuno che crede a queste fesserie lo si trova ancora.
La realtà, però, ha il brutto vizio di presentare il conto, e il conto, sul campo di battaglia in Ucraina, è una disfatta epocale che l’Occidente sta cercando di coprire con una fitta cortina fumogena fatta di balle e propaganda.
I leader europei che hanno soffiato sul fuoco del conflitto cadono uno dopo l’altro, travolti da crisi interne. Cadono sempre in piedi, s’intende, mentre i cittadini europei si preparano a pagare il prezzo di una guerra gestita da burocrati privi di visione.
L’ultimo a cadere è Starmer.
I DRONI SU MOSCA E IL CROLLO DEL FRONTE: L’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA
Se leggete i “giornaloni” italiani, sembra che l’Ucraina sia a un passo dalla vittoria perché qualche decina di droni è riuscita a colpire Mosca o alcune raffinerie in Crimea. La cosa comica è qualcuno crede sia possibile.
Titoli a nove colonne, esultanza negli studi televisivi e un pubblico che sembra la società rincretinita di Demolition Man, la pellicola fantascientifica con Silvester Stallone e Sandra Bullock. E, proprio come in quel film, tutto è una colossale arma di distrazione di massa.
Mentre l’opinione pubblica viene ipnotizzata dai droni, il vero fronte ucraino si sta sgretolando a una velocità impressionante.
A Lyman, a Kostiantynivka, a Kupiansk, le linee di difesa cedono. Soldati ucraini vengono accerchiati, lasciati senza ordini di ritirata, mandati al massacro in nome di una tenuta simbolica che non ha più alcun senso strategico, se non salvare i leader europei e Zelensky.
I cieli dell’Ucraina sono, ormai, senza difese, le infrastrutture energetiche e militari sono state polverizzate, non a caso, Volodymyr Zelensky continua a chiedere disperatamente sistemi Patriot ai partner occidentali.
Ma i magazzini europei e americani sono drammaticamente vuoti, le scorte sono finite.
E allora si esalta il singolo drone che cade su una raffineria russa per nascondere il fatto che interi chilometri quadrati di territorio ucraino passano ogni giorno sotto il controllo di Mosca. È la strategia dell’illusione, anche se le guerre non si vincono con i titoli dei giornali, come i fatti stanno raccontando in maniera inesorabile.
L’ULTIMATUM ALLA BIELORUSSIA: LA DISPERATA RICERCA DELLA TERZA GUERRA MONDIALE
Quando stai perdendo la partita, l’unica mossa che ti resta è ribaltare il tavolo.
È in quest’ottica che va letto il surreale ultimatum lanciato da Kiev alla Bielorussia, riportato recentemente dalla testata “Politico”.
L’Ucraina ha dato a Minsk una settimana di tempo per smantellare i propri sistemi di comunicazione e radar vicini al confine, minacciando altrimenti raid militari.
Il pretesto? Quelle stazioni aiuterebbero la Russia, ma all’interno dei confini della Bielorussia è uno spazio sovrano su cui Kiev, o qualcun altro, non può vantare alcuna pretesa.
Il doppiopesismo occidentale, qui, raggiunge vette di pura avanguardia teatrale, perché, se la NATO fornisce a Kiev armi, addestramento, intelligence satellitare e logistica per colpire in profondità il territorio russo, è considerato un legittimo e sacrosanto atto di difesa. E se la Russia dovesse inviare anche solo un drone, apriti o cielo.
Ma se la Bielorussia fornisce supporto logistico a Mosca, diventa un problema.
Minsk non è ufficialmente in guerra. Ma a Kiev, ormai a corto di uomini e mezzi, serve disperatamente un’escalation. Serve allargare il conflitto ad altri Paesi per costringere la NATO a un intervento ancora più diretto, facendo saltare in aria qualsiasi residua, flebile possibilità di negoziato.
Perché un negoziato sarebbe la fine per Zelensky e per il suo potere che, ormai, è ben oltre quello che poteva sembrare spazio democratico.
I BUROCRATI DELL’APOCALISSE E L’ASSENZA DI IMMAGINAZIONE STRATEGICA
Citando Max Weber, siamo vittime della “burocratizzazione della mente”. I nostri geniali leader europei, dal dimissionario Keir Starmer a Emmanuel Macron, sono un manipolo d tecnocrati standardizzati, incapaci di un singolo guizzo di competenza strategica.
Starmer annuncia trionfante nuove sanzioni per colpire la “flotta ombra” russa e strangolare l’industria petrolifera di Putin. L’idea di fondo, tanto cara anche alla stampa italiana filogovernativa, è da asilo: se togliamo i soldi a Putin, lui si arrende.
Manca l’ABC.
Non sono riusciti a immaginare che la Russia avrebbe reagito duramente all’espansione della NATO in Ucraina, tra il 2014 e il 2022. E oggi, con la stessa miope arroganza, non riescono a immaginare cosa farebbe una superpotenza nucleare se venisse realmente messa all’angolo.
Credono davvero che Vladimir Putin, di fronte al collasso economico e militare della Federazione Russa, alzerebbe bandiera bianca scusandosi per il disturbo?
E per cosa? Per risparmiare qualche testata nucleare a un’Europa che non gli serve più commercialmente in virtù delle stesse sanzioni europee?
L’assenza di competenza geopolitica impedisce di vedere l’ovvio: spingere deliberatamente la Russia verso il baratro non porterà alla pace in Europa, ma condurrà, semmai, con un’altissima probabilità, all’uso delle armi nucleari per scrivere la parola “fine”.
E mentre l’Occidente gioca alla roulette russa con l’apocalisse, i commentatori nostrani applaudono, pronti a definire “putiniano” chiunque osi usare la logica.
Chiunque abbia un briciolo di cultura, di logica e di intelligenza.
Perché, tra Scemo e più Scemo, l’intelligente stona, è arrogante, non va bene.
IL CONTO SALATO LO PAGA L’EUROPA
E alla fine, chi paga? Noi, ovviamente.
Le armi inviate in Ucraina hanno lasciato i paesi europei completamente sguarniti. Per rimediare a questo disastro, la Commissione Europea di Ursula von der Leyen sta già apparecchiando la tavola per la prossima stangata.
Centinaia di miliardi di euro di nuove tasse da servire ai cittadini, miliardi che verranno drenati per finanziare l’industria bellica e il riarmo continentale.
Abbiamo finanziato un massacro prolungato artificialmente. Abbiamo perso la guerra sul campo e stiamo rischiando un’escalation nucleare senza precedenti per l’incapacità di una classe dirigente inadeguata una classe di giornalisti che ha smesso di informare, per diventare megafono del pensiero del potente di turno.
Ma state tranquilli: stasera, in TV, vi diranno che un drone ucraino ha colpito un tetto a Mosca e che la vittoria è finalmente a un passo.
Una vittoria esaltante, che esiste solo nei titoli di certe fake news spacciate per notizie, e a spese nostre.
Solo che le fake sono fake, ma i soldi che ci chiedono sono veri.

