IL CONTO SALATO DI URSULA: 450 MILIARDI DI TASSE EUROPEE PER FINANZIARE LA GUERRA IN UCRAINA

di Pasquale Di Matteo

Ci avevano detto che andava tutto bene, che le sanzioni avrebbero piegato Mosca nel giro di un paio di weekend, che Putin non avrebbe visto Natale 2022, che l’indipendenza dal gas russo sarebbe stata una passeggiata di salute e che la pace, quella vera, era a portata di mano.

Balle. Menzogne confezionate a regola d’arte per anestetizzare l’opinione pubblica e la strategia da “Scemo e più Scemo” dei nostri leader occidentali.

Ma ora la festa è finita. La musica si ferma, le luci si accendono e il cameriere si avvicina al tavolo con il piattino del conto.

E che conto!

L’Unione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha appena svelato la sorpresa: 450 miliardi di euro.

Una cifra astronomica che Bruxelles intende scippare dalle tasche dei cittadini europei nel prossimo bilancio 2028-2034, attraverso l’introduzione di nuove tasse o di contributi statali maggiorati. Un salasso senza precedenti.

Sono soldi che servono per coprire i buchi neri scavati da tre anni di scelte scellerate: il riarmo compulsivo, la crisi energetica autoinflitta e, soprattutto, l’assegno in bianco staccato a Volodymyr Zelensky.

In pratica, ci tassano per pagare il conto del loro fallimento.

L’EUROPA ALLO SBANDO, DA SUPERPOTENZA ECONOMICA A BANCOMAT CON L’ELMETTO

L’Europa di oggi è un continente politicamente allo sbando, priva di una leadership degna di questo nome, e si è trasformata in una gigantesca succursale di Kiev, tanto che non c’è vertice, non c’è consiglio, non c’è consesso internazionale in cui l’agenda non sia dettata, riga per riga, dalle richieste del presidente ucraino.

Vogliono missili? Li compriamo. Servono droni? Ne promettiamo a centinaia di migliaia, come ha appena fatto la Gran Bretagna, attingendo a fondi che non esistono.

Zelensky ha imposto all’Europa un ricatto morale perfetto: o l’Ucraina vince, o l’Europa muore. E Bruxelles, invece di fare politica, invece di usare la logica, ha obbedito.

Ha abbassato la testa, ha svuotato gli arsenali e, quando i proiettili sono finiti, ha iniziato a comprarli a peso d’oro dagli Stati Uniti e dai Paesi del Medio Oriente.

Il risultato è che l’industria bellica a stelle e strisce brinda con lo champagne, mentre le imprese europee chiudono i battenti, strangolate da sanzioni che, come dimostra la rivolta della Bulgaria per le sue raffinerie, hanno fatto mille volte più male a noi che a Vladimir Putin.

L’EUROPA ORDINA: INDEBITARSI PER COMPRARE IL SUV AL VICINO DI CASA

L’inflazione ci divora i risparmi. Andare a fare la spesa è diventato un atto di coraggio, le liste d’attesa negli ospedali assomigliano a condanne a morte e i salari sono fermi al palo da trent’anni.

Eppure, cosa fa l’Europa? Spende fortune per la guerra.

È come se un padre di famiglia, con l’avviso di sfratto sulla porta e il frigo vuoto, andasse in banca a implorare un prestito di 30.000 euro per comprare il Suv nuovo al vicino del piano di sotto.

È la fotografia di una follia. L’austerità vale solo per asili nido, sanità e pensioni; per i carri armati, magicamente, i vincoli di bilancio si allentano, sebbene la fattura, alla fine, arrivi sempre al contribuente.

Anche a te che leggi.

LA MORTE DELLA DIPLOMAZIA E LA FARSA SVIZZERA

Ma la colpa più imperdonabile di questa classe dirigente europea è l’assassinio sistematico della diplomazia. Pronunciare la parola “pace” equivale a un’eresia per gli attuali leader e per la Commissione europea.

Prendete Antonio Costa.

Appena il neopresidente del Consiglio Europeo si è azzardato, con estrema timidezza, a suggerire la riapertura di un canale di dialogo con Mosca, è stato immediatamente azzannato, sconfessato, crocefisso mediaticamente dai leader dell’ala dura, gli stessi che in casa propria prendono schiaffi alle elezioni.

Perché in Europa non si tratta più per trovare un compromesso, ma solo per alimentare il massacro. L’unica politica che piace all’Europa è guerra totale alla Russia.

E per giustificare questo delirio militarista, ci propinano la favoletta della “minaccia fantasma”. Ci raccontano quotidianamente la storiella di un’imminente invasione russa dell’Europa, una “fake fantasy” creata a tavolino dai governi per seminare il terrore e farci ingoiare la pillola amara del riarmo.

Intanto, organizzano “vertici di pace” in Svizzera invitando mezzo mondo, tranne la Russia.

Una mossa geniale. Come organizzare un matrimonio dimenticandosi di invitare la sposa, per poi lamentarsi che la cerimonia non è riuscita.

È la dimostrazione palese del fatto che l’Europa ha una paura folla che la guerra in Ucraina finisca e sembra proprio fare di tutto perché non accada.

UNITI NELL’IPOCRISIA: LA FINE DELL’ALIBI “ORBAN”

Ci avevano raccontato che il problema dell’Europa era Viktor Orban. Tolto lui, rimosso il suo fastidioso diritto di veto, l’Unione avrebbe marciato compatta.

Altra frottola smascherata.

Senza l’alibi ungherese, le crepe di Bruxelles sono esplose in tutta la loro evidenza.

Da una parte c’è il blocco dei falchi: l’asse franco-tedesco, a braccetto con il Regno Unito (il cosiddetto E3), spalleggiati da Paesi Baltici e nordici. Gente che pontifica sulla guerra seduta comodamente su poltrone di velluto, spingendo per l’austerità altrui e il conflitto perenne.

Dall’altra parte ci siamo noi.

I “Pigs”, i latini, i paesi del Mediterraneo. L’Italia, la Spagna, la Grecia. Nazioni economicamente spossate che balbettano, che non sanno dove trovare i soldi per assecondare la bulimia bellica di Kiev e che mendicano a Bruxelles un po’ di flessibilità sui bilanci statali per evitare il collasso sociale.

E veniamo perennemente esclusi dai vertici che contano. Emarginati. Perché siamo un pericolo. Metti che si arrivi alla pace e chi fa soldi con le armi non riceva più i bonifici…

I CITTADINI PAGANO IL PREZZO DELLA FOLLIA EUROPEA

La verità, spogliata dalla propaganda guerrafondaia dei telegiornali a reti unificate, è cruda e violenta. L’Unione Europea ha scelto la via del non ritorno.

Non c’è una strategia d’uscita, non c’è una visione politica, ma solo l’ottusa obbedienza a un’agenda che ci sta trascinando, passo dopo passo, verso l’abisso di uno scontro diretto con la Russia che finirebbe, inevitabilmente, con qualche missile nucleare sulle capitali europee e qualche milione di morti.

I leader europei, con la complicità di chi doveva fare informazione, invece hanno scelto le balle delle pale e dei muli, hanno trasformato un continente che doveva essere un faro di pace e di diplomazia in un fornitore di armi di seconda categoria, pronto a sacrificare il proprio welfare e i propri cittadini sull’altare di uno scontro per procura.

Ora i nodi vengono al pettine. Quei 450 miliardi di nuove tasse sono il monumento funebre alla miopia politica europea e il certificato di disastro.

E a pagare questo conto salato non saranno né Ursula von der Leyen, né Emmanuel Macron, né Volodymyr Zelensky, né Giorgia Meloni, o i presidenti della Polonia e dei Paesi Baltici, ma sarà il panettiere di Voghera, l’impiegato di Lione, l’operaio di Monaco.

Saranno i cittadini europei, chiamati a finanziare una guerra che non hanno mai voluto, che vogliono oggi ancora meno, e che è stata voluta, perseguita e gestita da una Commissione che non hanno scelto.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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