LE VITTORIE INVENTATE DALLA TV E IL PAESE FALLITO: ECCO LA VERITÀ SULLA GUERRA IN UCRAINA CHE I TG VI NASCONDONO

di Pasquale Di Matteo

In Ucraina, si combattono due guerre: una guerra si combatte nel fango, col sangue, con i cingolati, con i missili e i droni; un’altra, invece, è meno cruenta, molto più comoda, profumata e asettica, e si combatte nei salotti televisivi e sulle prime pagine dei giornaloni nostrani.

Due mondi paralleli. Destinati a non incontrarsi mai.

Mentre sul campo di battaglia si consuma una tragedia di proporzioni storiche, in Occidente va in onda una farsa mediatica che offende l’intelligenza di chi legge.

Una narrazione tossica, in cui le veline della propaganda hanno sostituito il giornalismo, trasformando la complessa scacchiera geopolitica in un banale scontro tra supereroi hollywoodiani e cattivi da fumetto. Ma la realtà, come sempre, presenta il conto. Ed è un conto salatissimo.

LA PROPAGANDA DEI MEDIA E LE VITTORIE CHE NON ESISTONO

A leggere i titoli dei nostri principali quotidiani, c’è da stropicciarsi gli occhi.

Qualche colonna di fumo che si alza da una raffineria russa viene decantata come la svolta definitiva del conflitto, un trionfo strategico, il colpo di grazia al regime di Mosca.

Nel frattempo, la Russia lancia attacchi devastanti con oltre 700 tra droni e missili, paralizzando le infrastrutture energetiche ucraine e martellando l’industria militare da Kiev a Kharkiv, passando per Dnipro.

E la nostra stampa cosa fa? Invece di analizzare la portata catastrofica di questi raid per la tenuta del Paese, si concentra, con toni da tragedia greca, sulla distruzione di centomila costumi di scena di uno studio cinematografico o sui danni a una cattedrale.

È il trionfo del ridicolo.

Un ridicolo che tocca vette di comicità involontaria quando si avalla, senza il minimo pudore, la tesi secondo cui a colpire i siti religiosi sarebbero stati, per errore, dei missili Patriot ucraini. Missili che, ci raccontano, avrebbero fatto cilecca perché “scaduti”. Come il latte al supermercato.

Se si muovono gli ucraini, si parla di “avanzate” gloriose; se fanno lo stesso i russi, si derubricano i movimenti a “infiltrazioni” e, se le truppe di Mosca sfondano le linee, la colpa è della propaganda russa che “esagera i propri successi per creare una percezione di vittoria”.

Perché il mondo immaginato da Orwell in 1984 lo stiamo vivendo all’interno dei confini del nostro.

La realtà è che a Kostyantynivka, nel Donetsk, i russi stanno accerchiando le forze di Kiev. A Sumy, l’apertura del fronte è la conseguenza logica e disastrosa dell’avventuroso attacco ucraino a Kursk.

I russi avanzano. L’Ucraina arretra.

E nessuna foto di un deposito russo in fiamme potrà cambiare questo dato di fatto.

L’AMERICA GUARDA ALTROVE: IL GRANDE FREDDO DI WASHINGTON

Mentre il mainstream gioca a Risiko, la geopolitica vera ha già voltato pagina.

Washington ha cambiato canale, perché il Medio Oriente è il nuovo palcoscenico globale, perciò, l’Ucraina non è più la priorità.

Zelensky lo ha capito perfettamente. Non è uno sprovveduto, l’ex attore ed è per questo che, con un pragmatismo che fino a ieri sarebbe stato tacciato di tradimento, ha iniziato a inviare messaggi di apertura persino a Vladimir Putin, seppur con le solite pretese irricevibili dal Cremlino, di ritiro russo incondizionato o quasi.

D’altronde, l’Ucraina si ritrova a elemosinare sostegno in un’Europa guidata da leader politicamente azzoppati. Macron, Starmer, Merz sono leader deboli, alle prese con crisi interne profonde, a cui Zelensky chiede disperatamente soldi e armi per tappare le falle di una diga che imbarca acqua da tutte le parti.

L’IPOCRISIA DEI MISSILI PATRIOT E IL BUSINESS DEL SANGUE

Ma è sulla questione degli armamenti che l’ipocrisia dell’Occidente si svela in tutto il suo cinico splendore.

Il problema numero uno di Kiev, oggi, è la difesa antiaerea. I cieli ucraini sono un colabrodo. I missili intercettori scarseggiano e i sistemi Patriot sono agli sgoccioli, con gli Stati Uniti che ne producono col contagocce: appena una sessantina al mese, una miseria, di fronte agli sciami di droni russi che oscurano il cielo.

Ecco perché Kiev ha chiesto agli americani la licenza per prodursi i Patriot da sé, in Ucraina.

La risposta di Washington è stato un secco e inappellabile “No”, perché la democrazia va difesa, certo, la libertà è sacra, ci mancherebbe. Ma il business è business.

Gli Stati Uniti non condividono la loro tecnologia militare per gelosia industriale e per la necessità di rimpinguare i propri arsenali strategici, ma soprattutto, c’è la regola d’oro del complesso militare-industriale: i missili non si regalano e non si fanno copiare. Si vendono. A prezzo pieno.

Il cinismo d’oltremare prevede che siano gli alleati europei, Germania, Polonia & C., a comprare i costosissimi sistemi d’arma americani per poi girarli a Kiev. L’America incassa, l’Europa paga, l’Ucraina muore.

Un capolavoro di macelleria finanziaria che qualcuno spaccia per difesa del diritto internazionale. Lo stesso diritto calpestato a Gaza, in Libano e in Iran nel silenzio tombale degli stessi “eroi” occidentali.

UN PAESE TECNICAMENTE FALLITO TENUTO IN VITA ARTIFICIALMENTE

L’Ucraina, oggi, è uno Stato tecnicamente fallito. Una nazione in bancarotta.

Senza i prestiti e le iniezioni di liquidità dell’Occidente, il governo di Kiev non avrebbe letteralmente i soldi per pagare le pensioni ai suoi anziani o gli stipendi ai medici, agli insegnanti, ai dipendenti pubblici.

Certo, l’ingegno ucraino ha dimostrato una capacità formidabile nella progettazione e produzione di droni, reinventando in parte la guerra moderna, ma un Paese non si salva solo con i droni kamikaze.

Senza la continua, massiccia e costosissima fornitura di armi pesanti acquistate dall’Europa per suo conto, l’esercito di Kiev crollerebbe in poche settimane.

LA REALTÀ OLTRE LO SCHERMO

La sintesi di tutto questo è feroce.

Mentre l’Unione Europea minaccia sequestri per le navi che trasportano petrolio russo, con la Cina che alza già la voce intimando di non toccare le proprie imbarcazioni, la guerra vera si sta consumando nell’indifferenza di un alleato americano ormai distratto e di un’Europa trasformata in un bancomat senza una vera strategia politica che non sia il suicidio guerrafondaio.

Non c’è trionfo nella distruzione di una nazione. Non c’è gloria nel prolungare un’agonia militare senza una chiara via d’uscita diplomatica.

Continuare a raccontare la favola di un’imminente vittoria ucraina basata su qualche colonna di fumo, ignorando la bancarotta economica del Paese e il logoramento mortale delle sue truppe, non è solo cattivo giornalismo, ma complicità morale in un massacro senza fine.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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