Fino a ieri, se solo osavi sussurrarlo, eri un complottista da manuale, un megafono della propaganda putiniana, un nemico della democrazia da silenziare sui social e da sbeffeggiare nei salotti televisivi.
Oggi, invece, è tutto nero su bianco e, a certificarlo, non è qualche oscuro blog di controinformazione, ma la Direzione dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti.
Ebbene sì, gli Stati Uniti hanno finanziato oltre 120 laboratori biologici in più di 30 paesi sparsi per il globo.
La notizia vera, e più significativa e allarmante per noi, però, è un’altra, è che oltre un terzo di queste strutture, più di 40 per l’esattezza, si trova in Ucraina, in un Paese devastato da una guerra logorante, sotto una pioggia quotidiana di missili e droni.
Un dettaglio non da poco, considerando che al loro interno si maneggiano agenti patogeni di prim’ordine.
E un dettaglio ancora più inquietante se consideriamo il fatto che Mosca ripete dal 2022 che uno dei motivi di quella che definisce “operazione speciale in Ucraina” era proprio la presenza di laboratori chimici statunitensi ai suoi confini, mentre i nostri grandi “giornaloni” liquidavano la notizia come propaganda e fake news.
I GIOCHI DI PRESTIGIO SUI NUMERI E IL PERICOLO CONTAMINAZIONE
A scoperchiare il vaso di Pandora è stata Tulsi Gabbard, la direttrice dell’intelligence americana ormai in partenza; rimarrà al suo posto fino al 30 giugno, ma ha deciso di andarsene lasciando in eredità un documento che fa tremare i polsi a mezza Washington e a tutti quei leader europei che hanno soffiato sul fuoco della propaganda anti Mosca.
Fino a questo momento, il giochino per nascondere la polvere sotto il tappeto era stato tanto semplice quanto geniale: il Dipartimento di Stato Usa annacquava i dati sensibili in un calderone statistico enorme.
Si parlava vagamente di oltre 2.200 laboratori in 90 nazioni, ma dentro c’era di tutto, dal centro di eccellenza per l’addestramento del personale medico fino al piccolo polo di ricerca universitaria. Una matrioska di carte e burocrazia che era perfetta per celare le vere installazioni ad alto rischio.
Ora i numeri sono stati scremati e il quadro che ne emerge è agghiacciante. Il rapporto dell’intelligence a stelle e strisce evidenzia come, a causa del conflitto ucraino, ci sia un rischio concreto di compromissione per almeno una di queste strutture.
Tradotto dal politichese, c’è il pericolo tangibile di una fuoriuscita di antrace o brucella; una potenziale bomba batteriologica innescata nel bel mezzo dell’Europa. E non stiamo parlando di raffreddori.
A livello globale, questa rete di laboratori maneggia il campionario completo degli incubi sanitari dell’umanità: Ebola, tubercolosi, Mers, Sars, febbre suina, tularemia e peste.
Certo, molto dipende dalla geografia. In Kazakistan, per fare un esempio citato nel dossier, il 40% del territorio convive storicamente con focolai naturali di peste. Ed è logico che la ricerca in loco si concentri su quello. Ma l’Ucraina?
L’ATTO D’ACCUSA CONTRO TRUMP E LO SPETTRO DEL “GUADAGNO DI FUNZIONE”
La Gabbard non usa giri di parole. E punta il dito dritto contro la Casa Bianca.
“Fino ad ora, le prove relative all’effettiva esistenza e al finanziamento di questi laboratori erano state deliberatamente nascoste al popolo americano”, tuona l’ex candidata presidenziale. Un insabbiamento in piena regola che non si può attribuire solo a Donald Trump, perché è targato “amministrazione Biden”.
Il tema centrale, quello che fa davvero paura, si chiama “guadagno di funzione”.
È la controversa pratica scientifica che consiste nel potenziare in laboratorio un virus o un batterio per studiarne gli effetti e, in teoria, prevenire future pandemie. Roba da apprendisti stregoni.
Trump lo sa bene. Non a caso, ha firmato il decreto 2025 per bloccare in modo tassativo ogni finanziamento federale a questo tipo di ricerche, una mossa che la Gabbard rivendica con forza, elogiando la consapevolezza del tycoon di fronte a quella che definisce “una grave minaccia per il popolo americano”.
LA SINDROME DEL NEMICO E L’IPOCRISIA DEI SOLONI DELL’INFORMAZIONE
Come volevasi dimostrare, la reazione dell’establishment mediatico e politico non si è fatta attendere.
Invece di interrogarsi sui rischi di avere fiale di antrace stoccate in un territorio attraversato da trincee e bombardamenti, i soloni del pensiero unico si sono scagliati persino contro l’intelligence americana, perché, divulgando la verità, mette in pericolo la narrativa della propaganda contro il nemico russo alle porte dell’Europa.
L’accusa? La solita.
Quella di “fare un favore a Pechino e Mosca”. Come se ammettere che Russia e Cina avessero ragione fosse un delitto.
Russia e Cina, infatti, denunciano da anni che Washington utilizza queste strutture all’estero per fabbricare armi biologiche sottobanco, una tesi che diverse inchieste indipendenti hanno smentito, derubricando i centri a poli di ricerca sanitaria preventiva.
Ma si sa come vadano cerche ricerche “indipendenti” e come funzionino i servizi d’intelligence.
Ma il punto non è se gli Usa stiano stampando armi di distruzione di massa in provetta oppure si stiano limitando a cercare cure per possibili malattie, ma è che la sola esistenza di queste strutture, e i loro generosi finanziamenti americani, ci era stata venduta per anni come una gigantesca bufala, da tutti i più importanti quotidiani nazionali, mentre oggi scopriamo che la bufala era la smentita di questi quotidiani.
I VERI MOTIVI DEL SILURAMENTO: IL “DEEP STATE” NON PERDONA
Ma chi è davvero Tulsi Gabbard e perché lascia un incarico di tale peso dopo così poco tempo?
La versione ufficiale parla di dimissioni annunciate a fine maggio per gravi motivi familiari, nello specifico per assistere il marito malato, una narrazione strappalacrime, perfetta per la stampa.
La realtà è un po’ meno romantica.
Secondo indiscrezioni sempre più martellanti, la direttrice dell’intelligence sarebbe stata letteralmente silurata da Donald Trump, poiché allergica alle guerre d’oltremare. La Gabbard, da sempre contraria all’interventismo militare americano in giro per il mondo, era diventata una spina nel fianco per i falchi dell’amministrazione.
È stata sistematicamente esclusa dai vertici cruciali, tenuta all’oscuro delle decisioni sull’operazione per la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro e, soprattutto, tagliata fuori dal dossier più incandescente di tutti: l’Iran.
Il rapporto tra lei e il presidente si era incrinato irrimediabilmente su questo fronte.
Lo scontro frontale, il punto di non ritorno, si è consumato nel giugno 2025, alla vigilia dell’operazione “Midnight Hammer”, il raid studiato per paralizzare i siti nucleari della Repubblica Islamica; la Gabbard si presentò in audizione per testimoniare, carte alla mano, che Teheran non stava affatto costruendo la bomba atomica.
Un affronto imperdonabile per un Trump già in tenuta mimetica, che il giorno successivo la smentì pubblicamente e con toni furibondi.
È stato il primo, inequivocabile segnale di una frattura profonda tra lo Studio Ovale e i vertici della sua stessa intelligence. Una guerra intestina che si chiude oggi con un addio formale, ma che lascia sul tavolo l’eredità pesantissima di quel rapporto sui biolaboratori, un documento che svela un mondo di ombre, mezze verità e manipolazioni.
Un mondo in cui la sicurezza globale è spesso solo un pretesto per giocare alla roulette russa con le malattie più letali del pianeta.
Mentre al cittadino comune, come sempre, viene chiesto solo di obbedire, fidarsi delle smentite della propaganda e, se fa troppe domande, beccarsi del complottista.
FONTI
IL FATTO QUOTIDIANO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/13/laboratori-biologici-ucraina-dossier-declassificato-notizie/8418140/
IB TIMES: https://www.ibtimes.co.uk/tulsi-gabbard-us-funding-global-biolabs-network-1802458
ZEROHEDGE: https://www.zerohedge.com/geopolitical/gabbard-drops-receipts-detailing-us-funded-biolabs-ukraine

