LA FARSA DEI 60 GIORNI: MENTRE TRUMP E L’IRAN TRATTANO, NETANYAHU E IL PETRODOLLARO TI SVUOTANO IL CONTO IN BANCA

di Pasquale Di Matteo

Sveglia.

Ti alzi, bevi il caffè, ti lavi i denti, scorri lo schermo dello smartphone e sali in macchina. Tutto normale, vero?

Mentre tu compi questi gesti banali, a migliaia di chilometri di distanza, signori in giacca e cravatta e ayatollah con il turbante stanno decidendo quanto ti costerà la spesa il mese prossimo e a quanto ammonterà la rata del tuo mutuo.

Non è magia, ma geopolitica del petrolio, signori. Quella vera. Quella che non vi raccontano nei salotti televisivi impomatati, dove si parla di “esportazione della democrazia” o di “scontro di civiltà”.

Balle.

Si parla di dollari, di barili, e di chi tiene il coltello dalla parte del manico nello Stretto di Hormuz.

IL MEMORANDUM FANTASMA: L’ACCORDO CHE NON C’È

Pochi giorni fa è calata la colomba della pace. O almeno, così ce l’hanno venduta. Washington e Teheran avrebbero siglato un “memorandum d’intesa”.

Hanno sessanta giorni per trasformare un pezzo di carta tenuto rigorosamente segreto in un trattato internazionale, per fermare la carneficina iniziata a febbraio.

Ma guardiamo in faccia la realtà. Questo non è un accordo di pace, ma una tregua armata dettata dalla disperazione di due leader che hanno l’acqua alla gola.

Da una parte c’è Donald Trump, che ha un bisogno disperato di vendere all’elettorato americano una vittoria diplomatica lampo, una “debacle” travestita da trionfo, visto che le bombe non hanno piegato Teheran come gli avevano promesso e come aveva promesso al mondo fin dal primo giorno di bombardamenti.

Dall’altra parte ci sono gli iraniani. Pratici, glaciali, con una pazienza strategica che in Occidente ci sogniamo.

Loro vogliono lo scongelamento dei miliardi di dollari bloccati nelle banche straniere e vogliono che l’accordo sia ratificato dall’ONU perché degli americani non si fidano. E fanno bene.

Nel 2015 stracciarono il patto sul nucleare come carta straccia. E l’Iran non ha dimenticato.

Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz viene riaperto, i pedaggi sospesi, le navi americane arretrano. Tutti felici. Per ora.

Perché la clessidra dei 60 giorni ha già iniziato a far scendere la sua sabbia e, se non si trova la quadra sul programma nucleare iraniano, Teheran è pronta a chiudere di nuovo il rubinetto. E lì, i prezzi schizzeranno alle stelle.

L’INCOGNITA ISRAELE E IL SANGUE DI GAZA

Benjamin Netanyahu esce sconfitto da questa fase del conflitto. Aveva promesso che le bombe avrebbero fatto crollare la Repubblica Islamica.

Non è successo. Anzi.

L’uccisione della Guida Suprema iraniana sotto le bombe ha sortito l’effetto opposto.

Invece di spaccare il Paese, lo ha compattato. L’Iran non si è stretto attorno al “regime”, ma attorno allo “Stato”.

È un dettaglio sociologico fondamentale che sfugge ai nostri analisti da salotto. Ora, a Teheran, non comandano i barbuti rivoluzionari del ’79, ma una nuova generazione di tecnocrati. Pragmatici, spietati, bravissimi a far funzionare un Paese sotto le sanzioni e senza internet.

E mentre USA e Iran si annusano, Netanyahu schiuma rabbia. È isolato. Attaccato dai suoi stessi alleati radicali e dall’opposizione interna. Il suo obiettivo, ora, è uno solo: far saltare il tavolo e sabotare i 60 giorni, mantenendo alta la tensione. In Libano, dove Hezbollah è fiaccato, ma non domo, e soprattutto a Gaza.

Gaza non esiste quasi più. Il 70% della Striscia è un’enorme base militare israeliana. Due milioni di disperati sono ammassati nel sud-ovest, in condizioni che definire disumane è un eufemismo.

Hamas tenta di resuscitare dalle macerie governando il caos, spazzando via le milizie concorrenti, ma è una polveriera. E Netanyahu sa che basta un cerino acceso lì per far saltare l’accordo di Washington.

IL PECCATO ORIGINALE: 1953 E LA NASCITA DEL PETRODOLLARO

Ma perché accade tutto ciò in Medio Oriente? Perché siamo disposti a rischiare la Terza Guerra Mondiale per quel fazzoletto di terra sabbioso e per le coste persiane?

Bisogna fare un passo indietro. Molto indietro.

Torniamo al 1953. L’Iran, democraticamente, elegge Mohammad Mossadeq. Un uomo colto, che fa una cosa logica: nazionalizza il petrolio iraniano. “Il petrolio è nostro, i profitti sono nostri”.

Un sacrilegio per l’Occidente che si crede padrone del mondo.

Londra e Washington organizzano un colpo di stato, lo rovesciano e piazzano sul trono lo Scià, un burattino obbediente. Ecco, quando oggi vi chiedete perché in Iran odino l’Occidente, la risposta non è nel Corano, ma nei libri di storia del 1953.

Ma il vero capolavoro, la vera matrice del potere mondiale moderno, si concretizza nel 1974.

Un anno prima, i Paesi Arabi ci avevano chiuso i rubinetti per punirci del sostegno a Israele.

Prezzi alle stelle, domeniche a piedi, inflazione e stagflazione. Il panico.

Gli americani capiscono che non possono più rischiare. E fanno il “Patto del Diavolo” con l’Arabia Saudita.

La proposta è semplice, geniale e mafiosa: “Noi vi proteggiamo militarmente e voi vendete il vostro petrolio esclusivamente in dollari americani”.

Nasce, così, il Petrodollaro.

LA GUERRA MONDIALE DELL’INFLAZIONE E IL TUO PORTAFOGLIO

Capite il trucco?

Poiché tutto il mondo ha bisogno di petrolio, tutto il mondo è costretto a comprare dollari. E per comprare dollari, le nazioni di tutto il pianeta comprano il debito pubblico americano.

È così che gli Stati Uniti hanno dominato il mondo per mezzo secolo. Controllando la valuta con cui si compra l’energia.

Ma oggi, quel sistema sta crollando.

Cina, Russia, Iran. I BRICS. Si sono stufati.

Stanno vendendo e comprando petrolio fuori dal circuito del dollaro. Usano lo yuan. Usano valute locali. Fanno viaggiare navi fantasma con i radar spenti per aggirare le sanzioni.

Stanno togliendo il terreno da sotto i piedi all’impero americano. E l’impero americano reagisce come ogni impero in declino: con la forza. Manda le portaerei, minaccia, sanziona, bombarda.

Ed eccoci tornati al tuo caffè. Alla tua auto. Al tuo mutuo.

Se l’Iran, forte dei suoi nuovi alleati asiatici, chiude lo Stretto di Hormuz o rifiuta i dollari, il prezzo dell’energia globale esplode. L’inflazione, quella tassa occulta che ti svuota il carrello della spesa, rialza la testa.

Se l’inflazione sale, a Francoforte si riuniscono i burocrati della BCE. Alzano i tassi di interesse per “raffreddare” l’economia.

E tu? Tu ti ritrovi con la rata del mutuo a tasso variabile che ti strangola. Il valore dei tuoi titoli di Stato che balla e l’azienda per cui lavori che ferma le assunzioni perché i prestiti costano troppo e non si può più investire.

I prossimi sessanta giorni non decideranno solo le sorti dell’uranio arricchito di Teheran o le ambizioni politiche di Trump e Netanyahu, ma l’equilibrio del Petrodollaro. Decideranno se il mondo si spaccherà definitivamente in due blocchi economici. E, in ultima analisi, decideranno quanto ti costerà vivere.

Buona giornata. E attenti al prossimo caffè. Potrebbe costare molto, molto caro.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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