L’Ucraina sta vincendo la guerra in modo così travolgente che a Bruxelles studiano le carte per revocare l’asilo politico agli ucraini e rispedirli a morire in trincea, poiché le truppe di Kiev avanzano con tale furia verso est che al governo Zelensky mancano letteralmente i corpi da infilare nelle divise.
La narrazione blindata delle cancellerie occidentali, quella servita a reti unificate dai bollettini Nato e dalle fake news del mainstream, si sta schiantando contro un documento interno del Consiglio dell’Unione Europea, visionato e pubblicato in esclusiva dalla testata Euractiv il primo giugno 2026, poi ripreso, tra gli altri, da InsideOver.
Il testo non lascia scampo alle interpretazioni. I ministri europei, gli stessi che da quattro anni si commuovono davanti alle bandiere gialloblù e promettono sostegno incrollabile fino alla vittoria finale, stanno valutando l’ipotesi di escludere dalla Direttiva sulla Protezione Temporanea (TPD) gli uomini ucraini idonei alla coscrizione militare.
Fino a ieri erano profughi da accogliere con le coperte termiche nelle stazioni ferroviarie. Tra poco tempo, potrebbero diventare disertori, carne da cannone mancante all’appello, risorse biologiche da restituire al tritacarne del Donbass.
LA SOLIDARIETÀ HA LA DATA DI SCADENZA
Il piano discusso al vertice del Consiglio Giustizia e Affari Interni dell’UE è il termometro perfetto del collasso ucraino.
Nelle ultime settimane, si legge nelle carte di Bruxelles, si registra una percentuale in costante crescita di uomini in età da coscrizione tra i nuovi arrivi dall’Ucraina, perché la gente scappa. E scappa perché il fronte non tiene, scappa perché l’età per il reclutamento è stata abbassata, scappa perché in patria non esiste più un rifugio sicuro dai reclutatori militari che rastrellano le strade.
E l’Europa, la culla del diritto internazionale e dell’accoglienza incondizionata, cosa decide di fare? Valuta di chiudere le porte a chi fugge da morte certa, allineandosi alle necessità del governo di Kiev.
Il passaggio più agghiacciante del documento di Euractiv è la giustificazione politica della misura. Limitare l’accesso alla protezione per gli uomini abili all’uso delle armi andrebbe fatto “anche nell’interesse dell’Ucraina”.
È il capolavoro semantico del burocrate europeo: ti nego il diritto d’asilo, ti metto su un treno per il confine polacco e ti consegno alla polizia militare del tuo Paese, ma lo faccio per il tuo bene. Lo faccio per sostenere la resistenza militare e, con insuperabile macabro ottimismo, per garantirti di poter partecipare alla futura ricostruzione della nazione.
Sempre che tu riesca a sopravvivere.
ZELENSKY È ALLA FRUTTA
Se il fronte tenesse, se la controffensiva fosse stata l’epica marcia trionfale verso la Crimea promessa nei talk show, l’Ucraina non avrebbe bisogno di mendicare ai partner europei il rimpatrio forzato dei propri cittadini.
La verità è che la realtà sul campo è fatta di ospedali da campo straripanti e cimiteri che si allargano a vista d’occhio. Il governo di Kiev ha già varato leggi draconiane sulla mobilitazione, calpestando senza troppi complimenti quei diritti civili che la guerra avrebbe dovuto difendere.
Ha sospeso l’erogazione dei servizi consolari all’estero per i cittadini maschi. Hai il passaporto scaduto a Berlino o a Varsavia? Non te lo rinnoviamo. Devi tornare a casa, presentarti all’ufficio di reclutamento, farti schedare e prendere un fucile in mano.
La mossa in discussione a Bruxelles funge da braccio armato esterno per Zelensky, così, le istituzioni europee si trasformano, di fatto, in una gigantesca polizia militare sussidiaria per conto terzi.
Il meccanismo in esame, per ora, non prevede la retroattività, pertanto, l’esclusione colpirebbe solo le nuove richieste di asilo, lasciando intatti i diritti di chi è già protetto, ma è il principio che scardina l’intera impalcatura etica dell’intervento europeo.
La protezione temporanea, varata nel 2022 con un’unanimità commossa per chi fuggiva dai carri armati russi, scadrà nel marzo 2027.
La Commissione Europea e gli Stati membri stanno pianificando una transizione coordinata verso status legali ordinari, come permessi di lavoro o di studio. All’interno di questa riorganizzazione amministrativa, si è infilato il bisturi per separare chi ha diritto a una vita in Europa da chi ha il dovere di morire nel fango di Kharkiv.
Come se esistesse un dovere di morire…
IL SILENZIO DEI BUONI
Mentre nei corridoi del Consiglio Giustizia e Affari Interni si discute su come smaltire il problema, la politica tace. Tacciono i paladini dei diritti umani, tacciono le ONG, tace quella fetta di stampa che ha trasformato il conflitto in una saga Marvel dove i buoni non muoiono mai e i cattivi arretrano sempre.
L’Europa ha esaurito l’equipaggiamento, i proiettili d’artiglieria scarseggiano, i sistemi di difesa aerea sono stati donati con il contagocce e arrivano in ritardo. Non potendo più inviare armi decisive per ribaltare l’inerzia del conflitto, Bruxelles offre all’alleato l’unica merce di scambio rimasta a costo zero per i bilanci statali; gli stessi ucraini.
La decisione non è ancora ufficiale, le consultazioni politiche sono appena iniziate e sondano il terreno scivoloso della fattibilità legale.
Esiste il rischio di ricorsi monumentali alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, esistono le Costituzioni nazionali che impediscono l’espulsione verso Paesi in stato di guerra attiva, eppure, il semplice fatto che l’opzione sia sul tavolo dei ministri, messa nero su bianco su una nota da discutere, dimostra l’avvenuto salto di qualità.
Non si combatte più per difendere la democrazia, si combatte per raschiare il fondo del barile di una nazione esangue e l’Europa si prepara a certificare la propria impotenza, incapace di imporre una trattativa diplomatica, altrettanto incapace di garantire una vittoria militare sul campo, perciò, si affida all’ultima manovra cinica a disposizione.
I ministri siederanno attorno al tavolo ovale a Bruxelles, sorseggeranno acqua minerale in bicchieri di cristallo, esprimeranno condanna contro l’aggressione russa, poi potrebbero firmare le scartoffie per togliere la protezione a un ventenne scappato da Odessa, spiegandogli che lo stanno rimandando al massacro nell’esclusivo interesse del suo Paese.
FONTI
https://www.kyivpost.com/post/77365

