GERUSALEMME, LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI: L’ACCORDO PROIBITO CHE PUÒ DISTRUGGERE BIBI

di Pasquale Di Matteo

A Gerusalemme è in corso un regicidio rituale. O almeno, qualcuno ha appena sfilato la sicura dalla granata.

Il bersaglio ha un nome, un volto elegante e un ruolo che vale quanto una fortezza medievale: Amir Ohana. È l’uomo di punta del Likud, lo scudo umano e istituzionale piazzato da Benjamin Netanyahu sullo scranno più alto del parlamento.

Finché Ohana tiene in mano quel martelletto di legno duro, Bibi respira. Decide lui cosa va all’ordine del giorno, decide lui quando strozzare una legge sgradita e quando accelerare un salvacondotto per il Primo Ministro.

Togliete Ohana da quello scranno e il pavimento sotto i piedi del Re comincerà a cedere, sgretolandosi come sabbia.

La notizia è esplosa come una scheggia impazzita quando Amit Segal, penna affilata e voce di Channel 12, ha divulgato che i leader del cosiddetto “blocco del cambiamento” non vogliono aspettare i mesi logoranti delle trattative per il governo. Vogliono colpire subito.

Il giorno stesso dell’insediamento della nuova Knesset, prima che i deputati finiscano di stringersi le mani.

L’aritmetica, in questo angolo di mondo, non è mai neutrale. È un coltello da macellaio.

Centoventi seggi in tutto. Per governare, o anche solo per non farsi spingere giù dal dirupo, ne servono sessantuno.

La matematica uscita dalle urne è una condanna alla paralisi: il fronte fedele a Netanyahu è inchiodato a quota 53 seggi, mentre il blocco guidato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot ne ha raggranellati 48. Poi ci sono loro, i partiti arabi, asserragliati su una trincea che ha raggiunto quota 19 seggi.

Se Eisenkot somma i suoi 48 ai voti arabi, scavalca quota sessanta e arriva dritto a un’insolita, spettrale maggioranza di 67 o 68 deputati.

Come ha confermato anche la testata internazionale The Times of Israel, il piano non è fare un governo insieme.

Nessuno a Tel Aviv o a Ramallah ha lo stomaco per una simile convivenza alla luce del sole. Nessun ministro arabo siederà al gabinetto di sicurezza; le ferite aperte bruciano troppo, la diffidenza è un fango tossico che si appiccica alle caviglie.

Si tratterebbe, piuttosto, di un matrimonio di convenienza, un appoggio esterno, un prestito di voti per un unico atto politico.

Cacciare Ohana. Subito.

Ahmad Tibi lo ha ammesso ai microfoni dell’Associated Press: i contatti ci sono stati. La Lista Unita è pronta a premere quel pulsante verde per silurare il pretoriano di Netanyahu, trasformando l’aula parlamentare in una trappola per topi.

L’agenzia di stampa Adnkronos e i dispacci della rete americana NPR hanno ribattuto lo stesso spartito nelle ultime ore, confermando che la regia dell’operazione punta a sottrarre a Bibi la cloche di comando dell’agenda legislativa.

Ma chi metti su quella sedia che scotta?

Qui la faccenda si fa densa, quasi vischiosa.

Non c’è ancora un prescelto.

The Jerusalem Post e i lanci dell’emittente pubblica Kan News disegnano un quadro febbrile. C’è chi giura che la carta vincente sia Omer Barlev, ex ministro della Sicurezza interna, un profilo militare abbastanza rigido da rassicurare i falchi, eppure digeribile per i pragmatici.

Altri scommettono su Oded Forer o Elazar Stern, nomi rilanciati persino dall’Indian Express, pedine capaci di sparigliare le carte dell’ala destra.

Poi c’è l’ipotesi più spregiudicata, il colpo di teatro che fa tremare i polsi: Yair Lapid in persona, affiancato da figure d’apparato come Orit Farkash-Hacohen ed Efrat Rayten.

Tutti nomi eccellenti, certo. Tutti uomini e donne con la cravatta dritta. Ma dietro di loro si allunga un’ombra che minaccia di mandare l’intero piano all’aria prima del primo colpo di martelletto.

È l’ombra di Naftali Bennett e Avigdor Lieberman.

I due veterani non ci stanno. Non vogliono toccare quel calice amaro. Per loro, accettare le schede dei deputati arabi, seppur solo per una manovra d’aula, per sbarazzarsi del loro acerrimo rivale di sempre, puzza di tradimento imperdonabile davanti al proprio elettorato.

Come ha fatto notare NPR, sia Bennett che Lieberman preferirebbero trascinare il Paese verso l’ennesima tornata elettorale, la sesta, la settima, non importa quante, pur di non farsi fotografare accanto a un accordo benedetto dall’esterno dalla Lista Unita.

Per loro, quel patto è nitroglicerina: se ti scivola di mano, salti in aria tu, non Netanyahu.

Siamo sul ciglio del burrone. Se Eisenkot insiste, rischia di spaccare la sua stessa coalizione prima di aver visto dove si trova il bagno nel nuovo ufficio. Se fa un passo indietro, Bibi userà Ohana come una saracinesca blindata, blindando il parlamento e logorando gli avversari giorno dopo giorno, finché uno di loro non cederà per sfinimento.

Per ora ci sono solo mozziconi spenti, sussurri nei corridoi e parlamentari che controllano ossessivamente lo schermo del telefono in attesa di un messaggio criptato.

La Knesset ha questo di terribile: puoi credere di essere il cacciatore che ha teso il laccio, ma un secondo dopo accorgerti che il cappio stretto intorno al collo è il tuo.

La sessione inaugurale si avvicina. E a Gerusalemme, quando il sole cala dietro le colline di Giudea, il freddo comincia a farsi sentire per davvero.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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