RIPENSIAMO IL MONDO? CRONACA DI UN EVENTO RIUSCITO E DI UN’OCCASIONE MANCATA

di Redazione

C’era tutto.

Il tema, potente: Ripensiamo il mondo.

Il luogo, suggestivo: Palazzo Sperlari, nel cuore di Cremona.

L’arte concettuale di Danilo Preto, in arte Preda, che da anni scava nelle crepe del nostro tempo.

E poi la curatela di Daniela Belloni, la partecipazione di Pasquale Di Matteo, critico d’arte e osservatore di dinamiche comunicative.

Un pomeriggio che è stato un laboratorio di idee, un momento di ricostruzione simbolica dopo anni di frantumazione.

Sul piano dei contenuti, l’evento ha mantenuto le promesse. Le opere di Preda, il ciclo delle frantumazioni, il Quinto Elemento e le argomentazioni sui sottoelementi creati dall’uomo, che modificano l’ambiente: informazione, economia, politica, propaganda.

Un evento che ha sintetizzato il nostro tempo.

Siamo una società che ha scambiato la conoscenza con la connessione. PREDA ci pone davanti a uno specchio deformante: l’intelligenza artificiale non è il nemico, il nemico è la nostra atrofia cognitiva.

Abbiamo delegato il pensiero, la scelta, persino il dissenso. Se un algoritmo o un qualsiasi pincopallo in televisione dice che una cosa è vera, allora è un dogma di fede. Guai a chi osi dubitare, guai a chi chieda le fonti: la verità, oggi, è democratica quanto una rissa da bar dello sport.

Ed è proprio in questa barbarie digitale, dove il pensiero critico viene sostituito dal like compulsivo, che Preda innesca la sua miccia, perché le sue non sono opere da appendere, ma esplosioni controllate.

L’artista usa le polveri della distruzione per creare qualcosa che è, paradossalmente, un inno alla vita. Ma è una vita che chiede il conto di una razza umana che ha abdicato al suo ruolo di “homo sapiens” per trasformarsi in consumatore senza pensiero critico.

Ascoltando le sue parole durante il dibattito con il critico Pasquale Di Matteo, si percepisce l’urgenza di una resa dei conti. È la fine del tempo in cui potevamo permetterci il lusso di essere spettatori. La politica, ormai, è un contenitore vuoto, un fan club dove si tifa per il meno peggio mentre quelli che dovrebbero essere moderati e democratici incendiano il mondo.

E mentre i nostri “rappresentanti” si lanciano epiteti che manco alla scuola materna, la realtà esterna, quella dei robot, delle macchine che imparano a scrivere, a pensare e a sostituirci, avanza come un rullo compressore.

Siamo finiti in una trappola che noi stessi abbiamo costruito, mattone dopo mattone, algoritmo dopo algoritmo. La verità è che il mondo sta cambiando e non ci aspetta.

Preda ci invita a un atto di insubordinazione: ragionare.

Non da soli, non dietro la tastiera protetti dall’anonimato, ma insieme. Perché se è vero che il mondo è frantumato in milioni di pezzi, è altrettanto vero che il collante è ancora nelle nostre mani. Prima che l’ultimo robot spenga la luce sulla nostra storia.

Le parole dei relatori hanno intrecciato arte, comunicazione e geopolitica con quella rara densità che non cerca consensi, ma comprensione.

Chi c’era – persone invitate dai curatori, Daniela Belloni e Pasquale Di Matteo – ha partecipato con attenzione, ha posto domande, si è fermato anche dopo per disquisire sui temi trattati, ha portato a casa una cartolina autenticata, simbolo di un incontro che ha avuto senso.

E sono giunti altri invitati dagli organizzatori più tardi, soffermandosi sulle opere e chiedendo in merito ai concetti trattati.

Un successo, insomma.

Peccato solo che la partecipazione di pubblico sia arrivata solo dagli inviti inviati dagli organizzatori che sono rimasti perplessi dalla mancata capacità attrattiva di Adafa, l’associazione che ha sede proprio a Palazzo Sperlari e che, fino al giorno prima, sosteneva di aver inviato inviti ai suoi quattrocento soci.

Tuttavia, su quattrocento invitati, zero presenze. Non certo un biglietto da visita da esibire considerando il fatto che gli organizzatori sono riusciti a ottenere presenze inviando meno di cento inviti.

Peccato perché l’evento è stato privato di quella che poteva essere un successo molto più ampio con la sua cornice naturale, la comunità locale.

Tuttavia, il dottor Di Matteo, che ha organizzato eventi da Torino a Bari, anche in sedi istituzionali, – tra cui la Sala Protomoteca del Campidoglio e il Palazzo della Provincia di Bari, facendo esporre decine di artisti provenienti dal Giappone, – e ha presentato eventi anche in Romania, si è detto deluso solo in parte.

«Ormai sono anni che faccio questo mestiere e so bene quanto Cremona sia terra poco partecipativa rispetto ad altre piazze, italiane ed estere, il che è triste visto l’alto potenziale storico e culturale della città. Mi spiace per Adafa, perché non ha sfruttato – o forse non l’ha colta – l’occasione di dare una caratura internazionale alla sua immagine, visto che il racconto dell’evento arriverà anche in Giappone. Laddove non potrò certamente vantarla come la più coinvolgente quanto a partecipazione dei suoi soci. Tuttavia, ringrazio il dottor Stumpo per averci provato, per la gentilezza personale e la disponibilità degli spazi. Per quanto riguarda il resto, l’evento è stato un successo. Continueremo a realizzare eventi in Gabetti Arte, sempre gremita durante i vernissage. Quanto a Preda, stiamo già valutando piazze con stimoli e capacità idonee a ospitare eventi con personaggi di caratura internazionale. Probabilmente, Firenze o… lo diremo più avanti.»

Preda e gli organizzatori hanno fatto la loro parte, portando contenuti, passione, e anche un pubblico partecipativo.

L’arte di Preda arriverà anche fisicamente in Giappone. Infatti, il prossimo febbraio, Di Matteo porterà una sua opera a Osaka.

Perché l’arte, la cultura, la professionalità, quando ci sono realmente e non sono soltanto sventolate tra titoli e abilitazioni che lasciano lo spazio che trovano, non si fermano in provincia, ma arrivano dall’altra parte del mondo.

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https://www.predart.it/

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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