Il 13 settembre 2026 non è stato un giorno come gli altri a Kiev.
Si è trasformato in uno di quei proiettili sparati a raffica da un mitra.
Mentre la pioggia battente lavava i residui di un’estate carica di tensioni, un foglio di carta, un decreto presidenziale, ha segnato il destino di Iuliia Mendel.
Il provvedimento è stato adottato senza un previo processo penale, circostanza che ha alimentato le contestazioni sulla sua compatibilità con le garanzie costituzionali.
In una democrazia, la giustizia ha bisogno di toghe, di aule in cui discutere sulle prove, di avvocati che sudano sotto il peso di codici e di giudici che soppesano la verità su bilance che, per quanto imperfette, tentano di restare in equilibrio.
Nelle dittature, invece, la musica è diversa. Lì non serve un tribunale. Basta la firma di chi comanda, un colpo di penna che recide vite, conti correnti e reputazioni, tutto in un istante.
Iuliia Mendel, colei che per anni è stata la voce del presidente Zelensky, ora è diventata l’eco di un passato scomodo.
Il decreto è netto, tagliente come il bisturi di un chirurgo che opera senza anestesia. Dieci anni. Tanto durerà la condanna inflitta dal Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale.
Congelamento dei beni, restrizioni finanziarie, divieto di trasferire capitali dall’Ucraina e il buio digitale sui social. È il tentativo di cancellazione di una persona scomoda. È come trovarsi in uno dei libri di Stephen King, dove ti svegli una mattina e scopri che la tua esistenza è stata riscritta da qualcuno che abita in un ufficio con le persiane abbassate.
Perché lei? Perché ora?
La risposta è in un’intervista rilasciata a Tucker Carlson nel maggio 2026. Lì, Mendel ha squarciato il velo sulla propaganda del regime.
Ha parlato di una delegazione ucraina, quella di Istanbul nel 2022, pronta a tutto per chiudere l’incubo della guerra. Parole che pesano come pietre in un pozzo profondo. Parole che, per il governo di un presidente la cui esistenza è legata alla prosecuzione della guerra, non sono verità, ma tradimento.
La propaganda russa, dicono. Un mantra che ormai funge da scudo contro qualsiasi critica interna. Una sciocchezza di cui non esistono prove concrete e credibili spacciata come informazione. Informazione che quelle prove dovrebbe pretenderle.
Prima di cadere, Mendel era finita nel mirino di Mirotvorets, quel database che sa di caccia alle streghe moderna, dove i nomi vengono segnati con l’inchiostro rosso di chi decide chi è “patriota” e chi, invece, deve sparire.
La reazione di Mendel è stata il silenzio di chi sa di essere già condannato prima ancora di leggere l’accusa. “Incostituzionale”, ha sussurrato a un mondo che corre troppo veloce per ascoltare.
È consapevole del gioco, lo conosce bene: ha lavorato all’interno di quella stessa macchina che ora la sta stritolando. Confessa che Zelensky punisce chiunque osi pronunciare la parola “pace” senza il prefisso della vittoria totale.
Ed è inquietante vedere una presunta democrazia che si difende adottando i metodi di chi combatte. È come guardare nello specchio e vedere il volto del proprio nemico che inizia a sovrapporsi al proprio.
Mendel è stata un’insider, una custode di segreti, e ora è diventata l’ombra che vaga nei corridoi del potere, troppo ingombrante per essere ignorata, troppo pericolosa per essere lasciata libera di parlare e di raccontare al mondo la verità.
La storia ci insegna che la democrazia muore per gradi, un decreto alla volta, mentre tutti noi restiamo a guardare, convinti che le sanzioni colpiscano solo i colpevoli.
Ma cosa succede quando a decidere la colpa non è più un giudice, ma chi detiene il potere?
Cosa succede quando viene sanzionato chi si permette di raccontare la verità?
Il caso Mendel è un avvertimento. Un presagio che sibila nel vento, come il rumore di una porta che si chiude per sempre.
E noi, spettatori ignari, continuiamo ad ascoltare politici che ci parlano di armi da inviare a un tizio che fa di tutto per dimostrarsi peggiore del dittatore che vorrebbe sconfiggere. E restiamo a chiederci: chi sarà il prossimo a finire sulla lista dei sanzionati?

