di Redazione
Il grande inganno sotto le stelle
C’è qualcosa di profondamente storto nel modo in cui apriamo il giornale al mattino.
Scorriamo la pagina dell’oroscopo, cerchiamo con una specie di ingenua disperazione il nostro segno zodiacale, sperando che il Toro trovi la stabilità finanziaria o che il Cancro incontri finalmente l’amore della vita.
Ci piace credere che gli astri si occupino di noi perché è consolatorio.
Gli antichi Greci, che non erano stupidi, in quella materia primordiale vedevano la nascita dell’universo: Aria, Acqua, Terra, Fuoco. Noi, da bravi creduloni del ventunesimo secolo, ci abbiamo appiccicato sopra i nostri sogni da rotocalco.
Ma, mentre teniamo gli occhi incollati alle stelle, non ci accorgiamo che la stanza in cui siamo seduti sta prendendo fuoco.
Lo si capisce ascoltando Danilo Preto, direttore di Tamago-Zine, che nel mondo dell’arte tutti conoscono semplicemente come PREDA, mentre raccontava la genesi della sua ultima, devastante intuizione. Non stavamo parlando di quadri da appendere sopra il divano di un salotto borghese, ma di una scena del crimine.
E la scena del crimine è il pianeta su cui camminiamo ogni singolo giorno.
«Chi è appassionato di astrologia riconoscerà solo quattro elementi», dice Preto, con quel tono fermo, privo di qualsiasi compiacimento, che ti costringe a raddrizzare la schiena sulla sedia.
«L’Acqua è fluidità e vita per Cancro, Scorpione e Pesci. L’Aria è respiro per Gemelli, Bilancia e Acquario. La Terra è la concretezza del Toro, della Vergine, del Capricorno. E il Fuoco è la carica energetica dell’Ariete, del Leone, del Sagittario. Bello, vero? Peccato che manchi il pezzo fondamentale. Il pezzo che sta sfasciando tutto.»
Quel pezzo siamo noi. Il Quinto Elemento. La società umana.
LA CARNE, IL VELENO E L’ILLUSIONE DI ESSERE INNOCENTI
Se vi fermate un attimo a pensarci, c’è dell’ironia in quello che abbiamo fatto al mondo.
L’Acqua non è più il simbolo della vita, ma il posto dove naviga la nostra immondizia. E non parlo solo delle solite bottiglie di plastica che galleggiano al largo degli oceani; quelle ormai non fanno più notizia. Parlo di dettagli ancora più inquietanti, di quelli che ti lasciano un sapore metallico in bocca.
Di recente, sono state pescate cernie in Sardegna e squali in Brasile con tassi di cocaina nei tessuti ben oltre ogni limite immaginabile. Gli squali. I predatori dei mari trasformati in tossicodipendenti involontari a causa degli scarichi delle nostre città.
Quella roba finisce dritta nella nostra catena alimentare, sul piatto della domenica, mentre ci raccontiamo che stiamo mangiando “pesce fresco”.
E l’Aria?

Respiriamo. Continuiamo a farlo, per inerzia. Ma il verdetto delle organizzazioni internazionali non lascia spazio alle favole: il 99% della popolazione mondiale respira aria inquinata.
Più di sette milioni di persone muoiono ogni anno prima del tempo per colpa di quello che buttiamo nei polmoni. Lo chiamiamo PM10, lo chiamiamo progresso e ci diciamo che in Occidente ci sono i limiti, che siamo virtuosi.
Peccato che, poco più in là, in Cina o in India, si continui a bruciare il futuro in nome dell’industrializzazione selvaggia. Ma noi ci vantiamo dei nostri virtuosismi. Come se l’aria avesse bisogno del passaporto per attraversare i confini.
Poi c’è il Fuoco. Quel vecchio amico che scaldava le case dei nostri nonni, le legnaie d’inverno.
Oggi il fuoco ha cambiato pelle. È diventato un’arma. Proprio in questo 2026 abbiamo visto incendi devastanti divorare ettari di foreste in tutta Europa. Non per autocombustione, ma per la mano del Quinto Elemento.
Piromani che sanno esattamente cosa fanno. Distruggono il verde perché sanno che tra qualche anno, dove c’era un bosco secolare che richiederebbe un secolo per rinascere, spunterà un bel campo edificabile. Il valore commerciale del terreno sale, la vita del pianeta crolla. È un baratto da criminali, ma è figlio di una società in cui fare business conta più di ogni altra cosa.
IL RENDEZ-VOUS A PALAZZO SPERLARI
È da questa ferita che nasce I CINQUE ELEMENTI, l’opera concettuale centrale della mostra-evento RIPENSIAMO IL MONDO, curata dalla Prof.ssa Daniela Belloni.
Segnatevi questa data e questo indirizzo, perché non si tratterà di una semplice passeggiata culturale: 25 settembre 2026, ore 16:00, Palazzo Sperlari, in Via Palestro 32 a Cremona.
In quel palazzo storico accadrà qualcosa di raro per il nostro tempo, un corto circuito tra l’estetica e la realtà. Soprattutto, un momento di domande, dubbio e pensiero.
Insieme a Danilo Preto ci sarà Pasquale Di Matteo, critico d’arte internazionale e voce graffiante della comunicazione contemporanea. Non aspettatevi i soliti discorsi accademici conditi di paroloni incomprensibili di chi si pavoneggia.
Lì si parlerà di percezione, di come la comunicazione moderna ci abbia anestetizzato, di come ci siamo abituati a vivere nella paura costante senza muovere un dito.
In esposizione ci saranno alcune opere concettuali di PREDA, frammenti di una ricostruzione necessaria. E per chiunque deciderà di varcare quella soglia, ci sarà un regalo che ha il sapore di un patto non scritto: una cartolina celebrativa dell’evento, stampata in edizione speciale e autenticata manualmente da Preto e Di Matteo.
Non un banale gadget promozionale, ma un frammento di memoria, una prova di presenza a un momento di svolta.

RESTARE UMANI PRIMA CHE LA TEMPESTA CI INGHIOTTA
«La gente non vuole più sentirsi dire che il mondo sta finendo», ci confidava PREDA sfogliando gli appunti del suo intervento. «Ci siamo assuefatti alle notizie catastrofiche. Quando a un bambino dai sempre la stessa punizione, dopo un po’ smette di piangere e continua a fare quello che voleva. Noi siamo diventati così. Ci dicono che la Terra muore e noi apriamo l’app dell’oroscopo per vedere se venerdì sarà una buona giornata per fare acquisti.»
Ha ragione. Negare l’evidenza non è una soluzione, è solo un modo codardo per rinviare il conto da pagare. I messaggi d’allarme arrivano da ogni parte: dagli scienziati, dall’ONU, persino dal Papa. Ma noi continuiamo a camminare a passo spedito verso il dirupo, con le cuffiette nelle orecchie per non sentire il rumore della caduta.
Il 25 settembre a Cremona non si celebrerà un funerale. Si tenterà una ricostruzione. Perché se è vero che la società è il Quinto Elemento devastatore, è altrettanto vero che siamo gli unici a possedere la chiave per cambiare la narrazione. Senza che la sostenibilità diventi un’ossessione nevrotica o una moda di facciata, ma una partecipazione attiva alla vita vera.

Quando uscirete da Palazzo Sperlari, il 25 settembre, la strada di Via Palestro vi sembrerà la stessa di sempre.
Ma guardarvi le mani, o alzare lo sguardo verso il cielo sopra Cremona, non sarà più la stessa cosa.
Vi chiederete quale elemento volete essere. Se la fiamma che distrugge o la mano che finalmente ricostruisce.
RIFERIMENTI PREDA: https://www.predart.it/ – info@predart.it


