MENTRE IL DONBASS BRUCIA E LA RAI CENSURA RANUCCI, L’ISLANDA DICE NO A BRUXELLES

copertina dell'articolo sul No islandese all'Europa

di Pasquale Di Matteo

Quello dopo il voto in Islanda è stato un risveglio amaro per l’Europa. Uno schiaffo che è arrivato forte e chiaro.

Perché ci avevano spiegato, con quel tono da maestrini dalla penna rossa che tanto piace a quelli che “l’Euroa non si può criticare, altrimenti vai a vivere a Mosca”, che fuori dall’UE c’era solo la giungla. Ci dicevano che il mondo intero stesse facendo la fila per entrare nel grande “giardino fiorito” di Bruxelles.

E invece no. E non è un’opinione, ma un fatto.

Quando un popolo viene chiamato alle urne e non gli si impone Bruxelles dall’alto, accade che si dica “no, grazie.”

 L’Islanda, che non è una dittatura tribale, ma una democrazia occidentale con parametri economici da far impallidire metà dei paesi membri, ha detto “No”. E non un “No” per uno zero virgola, ma forte di un 52,8% secco e perentorio che ha rispedito al mittente le velleità di riaprire i negoziati d’adesione all’Unione Europea.

A Reykjavik hanno fatto due conti, si sono guardati attorno, hanno sentito l’odore di bruciato che arriva dal continente e si sono detti: ma chi ce lo fa fare? Perché mai dovremmo consegnare la nostra pesca, che da sola vale il 40% delle nostre esportazioni e che avevamo difeso perfino a colpi di cannonate contro i britannici nelle guerre del merluzzo, ai burocrati di Bruxelles?

Per farti dettare i decimali del deficit da un commissario dell’Eurozona o per farti spiegare come cucinare il merluzzo da chi confonde il mare con la piscina del condominio?

La gente è corsa alle urne registrando un’affluenza record, superiore persino a quella delle ultime elezioni parlamentari. È la democrazia diretta, bellezza.

Quella vera, quella che quando picchia duro sulle illusioni dei tecnocrati fa malissimo. Il voto delle campagne e delle comunità costiere ha letteralmente travolto l’élite della capitale che già sognava le moquette delle sedi europee. Un pugno in faccia alla retorica dell’inevitabilità della gabbia comunitaria e ai tanti convinti che tutti vogliano l’Europa per sentirsi al sicuro.

L FAVOLA DELLE MACERIE E LA CRUDA REALTÀ DEL FRONTE

Ma la narrazione dei nostri giornalisti con l’elmetto non si ferma certo davanti ai veti islandesi e rilancia sul fronte ucraino, dove assistiamo ormai da mesi a un fenomeno paranormale da fare invidia alla fisica quantistica. Perché, ogni volta che l’esercito russo conquista un centro urbano strategico per il proseguo delle operazioni, quel luogo diventa improvvisamente insignificante.

Finché una città è controllata da Kiev, viene descritta nei nostri telegiornali come la fortezza inespugnabile della civiltà democratica, un baluardo invalicabile. La prova che l’esercito ucraino regge.

Ma non appena le truppe di Mosca vi piantano la bandiera, la stessa città diventa “un cumulo di detriti disabitato, privo di rilevanza tattica, una vittoria di Pirro che è costata cara agli invasori”.

Eppure, basta osservare la carta geografica per capire che i droni russi a reazione, capaci di sfrecciare a 500 chilometri orari, stanno rendendo la vita impossibile alla difesa aerea ucraina.

I bombardamenti con bombe plananti e missili balistici stanno sbriciolando la logistica avversaria ben quaranta chilometri dietro la linea di contatto, lasciando al buio sei intere regioni: Donetsk, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, Kharkiv, Sumy e Mykolaiv.

Mentre gli analisti cn l’elmetto gridano all’apocalisse di Mosca quando Kiev conquista un ettaro a Zapadne, i russi stanno chiudendo la morsa sulla cosiddetta “cintura delle fortezze”: Druzhkivka, Kostyantynivka, Kramatorsk. È ciò che tiene ancora in piedi il Donbass fortificato, un sistema difensivo edificato e consolidato a partire dal 2014.

Quando anche questo tassello cadrà, cosa ci racconteranno? Che, in fondo, Kramatorsk era solo un borgo di campagna senza valore? Che il vero obiettivo di Kiev era perdere il Donbass?

IL GRANDE INGANNO DI KIEV E L’EVAPORAZIONE OCCIDENTALE

E mentre noi continuiamo ad armare Kiev con il solo concreto risultato di accelerare la distruzione dell’Ucraina e il dissanguamento dei nostri bilanci statali, il mondo si riunisce altrove.

Nel silenzio quasi totale dei nostri media, a Bishkek si sono dati appuntamento i capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

C’erano Russia, Cina, India, Iran, Pakistan, Bielorussia e le repubbliche dell’Asia centrale, con la Turchia, Paese membro della NATO, per capirci, che spinge sulla porta per entrare come ospite d’onore.

Parliamo di oltre 3,5 miliardi di persone. Praticamente metà dell’umanità.

I nostri soloni da salotto sorridono e dicono: “Guardate quanto siamo ancora ricchi noi in Occidente, noi facciamo il 45% del PIL mondiale e loro solo il 25%!”.

Peccato che non vi spieghino la differenza tra la ricchezza di carta e la ricchezza reale.

Se calcoliamo il Prodotto Interno Lordo a Parità di Potere d’Acquisto, il blocco orientale ha già staccato l’Occidente, poiché detengono la quasi totalità delle materie prime fondamentali per il secolo a venire: gas naturale, petrolio, carbone, uranio, terre rare e minerali.

Noi, in compenso, abbiamo i servizi finanziari, i consulenti di marketing e i rialzi dei tassi della BCE.  E una strategia brillante: privarsi del gas russo a prezzo fisso e competitivo per comprare dai nostri alleati americani il gas liquido a un prezzo quattro volte superiore, condendo il tutto con dazi, minacce e balzelli.

In Italia, intanto, continua la pulizia etnica dell’informazione sotto il regime del silenzio.

O chiamatelo bavaglio se vi piace di più.

L’ultimo episodio di questa commedia è l’estromissione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, sostituito d’imperio dai vertici RAI con una manovra di d’occupazione politica.

La motivazione formale è una presunta “inopportunità” legata ai contatti con il faccendiere Valter Lavitola, lo stesso personaggio accusato di aver organizzato un piano contro lo stesso giornalista e sua figlia, elevata a pretesto etico per liberarsi di una presenza scomoda.

Non importa che la redazione di Report sia insorta minacciando dimissioni in blocco; non importa che i legali abbiano annunciato ricorsi per un reintegro d’urgenza di fronte a quella che appare come una palese punizione politica; non importa nemmeno la finzione del servizio pubblico.

Nel Paese del conformismo a reti unificate, chiunque non si allinei alla versione ufficiale sulla guerra, sulle sanzioni o sugli affari di governo deve essere sostituito da volti più giovani, più freschi e, soprattutto, infinitamente più malleabili.

Mentre gli alleati oltreoceano ci usano come un bancomat, chiedendoci di destinare il 5% del PIL alle spese militari e di comprare le loro armi mentre impongono tariffe sul nostro export, noi continuiamo a raccontarci che siamo dalla parte giusta della Storia.

Metti mai che, a continuare a ripeterlo, qualcuno ci creda davvero.

Il problema è che la Storia, quella vera, ha già smesso di ascoltarci. Anz, ride di noi.

E quando i cittadini europei si sveglieranno dal torpore della propaganda, come è avvenuto in Islalnda, scopriranno che il loro “giardino fiorito” è rimasto solo un prato secco, senza energia, senza industrie e con una democrazia ridotta a una triste parodia.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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