SENZA MISSILI, SENZA VERGOGNA, MA CON IL CORTOCIRCUITO DELLA RUSSIA SCONFITTA, EPPURE PRONTA A INVADERE L’EUROPA

Copetina dell'articolo di Tamagozine sul cortocircuito mediatico sulla Russia

di Pasquale Di Matteo

Vi consiglio una sedia comoda.

Prendete un respiro. Poi aprite i giornali di questi ultimi giorni e provate a cercare della semplice lucidità mentale.

Impossibile, se non in rarissimi casi.

Da un lato, abbiamo il New York Times, prontamente ripreso a reti unificate dal nostro giornalismo d’ordinanza, che ci svela finalmente il “mistero” della visita del capo della Cia a Mosca. In pratica, l’intelligence americana sarebbe andata a colloquio con i vertici dei servizi segreti russi per spiegare con fermezza a Vladimir Putin che sta perdendo la guerra.

Bastava una telefonata, ma hanno pensato “perché non ci facciamo un giretto a Mosca?”

Così, sono andati a dirgli che la sua economia è al collasso, che al fronte le cose vanno a rotoli e che farebbe bene a firmare la resa prima che la situazione precipiti del tutto. Un quadro rassicurante, quasi idilliaco.

La Russia non ha più uomini né mezzi, perciò, Mosca non ha più speranze.

Tuttavia, nelle stesse ore, gli analisti dell’ISW (l’Istituto per lo Studio della Guerra di Washington, non proprio un club di pacifisti o di putiniani, insieme ai grandi quotidiani di casa nostra, pubblicano mappe dettagliate dell’Europa cosparse di pallini rossi.

Scatta l’allarme: la Russia starebbe per sferrare attacchi aerei, missilistici, sciami di droni e persino incursioni di fanteria contro i Paesi Baltici per saggiare la tenuta dell’Articolo 5 della NATO.

Il Corriere della Sera ci regala mappe apocalittiche dei possibili bersagli; La Repubblica rilancia il terrore di sabotaggi imminenti e guerra ibrida su scala continentale; a Bruxelles si lancia l’ennesimo grido di dolore per l’imminente catastrofe.

Ma quindi, la Russia sta per crollare o sta per invaderci?

Se la Russia è economicamente e militarmente al tappeto, se non ha più mezzi corazzati e avanza a dorso di muli, se i suoi pochi soldati rimasti, tutti ubriaconi senza calzini, sono armati solo di pale, e se ha esaurito i suoi missili, come fa ad avere le risorse per aprire un fronte diretto contro l’intera alleanza atlantica? Con quali soldi se il rublo è carta straccia?

Tutte le mancanze di Mosca elencate sopra sono una sintesi di quanto ci hanno raccontato negli ultimi quattro anni e mezzo quelli che dovevano fare informazione.

Se, invece, ha la forza di devastare l’Europa con missili ad alta velocità, mezzi e uomini, come si fa a raccontare la storiella della Cia che va al Cremlino a dare lezioni di sopravvivenza al presidente russo?

Davvero esiste qualcuno che possa credere che non avrebbero alzato il telefono se le cose da dirsi fossero state solo quelle?

A svelare il vero disastro non sono i cattivissimi propagandisti di Mosca, ma la testata tedesca Der Spiegel, citando fonti dell’Associated Press e dell’esercito statunitense.

La realtà è che le forze armate degli Stati Uniti e dei Paesi NATO soffrono di una carenza a dir poco drammatica di sistemi di difesa aerea, in particolare dei famigerati missili intercettori Patriot. Proprio come noi di Tamago avvertiamo da aprile, mentre altri ci accusavano di raccontare panzane.

Li hanno finiti. Una quota imponente è stata spedita a Kiev negli ultimi due anni, nel tentativo di fermare i bombardamenti russi. Il resto è stato letteralmente prosciugato nel Medio Oriente, dove gli Stati Uniti hanno dovuto consumare in tre giorni di attacchi iraniani più intercettori di quanti la Lockheed Martin riesca a produrne in un intero anno.

La catena di montaggio è lenta, costosissima e palesemente inadeguata ai ritmi di un conflitto moderno. Così, l’Europa è rimasta scoperta. Indifesa.

Per quattro anni e mezzo, ci hanno raccontato che svuotare i nostri arsenali per mandarli in Ucraina fosse l’unico modo per “proteggere la democrazia” e garantire la nostra sicurezza. Ci hanno garantito che la base industriale americana avrebbe colmato ogni vuoto a suon di miliardi.

Invece, scopriamo che non solo non hanno colmato un bel niente, ma che se domani mattina un qualsiasi caccia o missile dovesse sorvolare i cieli europei, le nostre difese aeree durerebbero lo spazio di qualche ora.

Siamo arrivati all’apoteosi del Fantozzi allo sbaraglio.

Abbiamo già pagato agli Stati Uniti armi a caro prezzo per rimpiazzare quelle che avevamo regalato a Kiev, per poi scoprire che gli americani non ce le possono consegnare perché devono usarle per tamponare i focolai che hanno alimentano in giro per il mondo.

E quale sarebbe la soluzione proposta dai nostri grandi leader europei? Più riarmo, più spesa militare, più tagli allo stato sociale per comprare altri di quei missili che non sono ancora nemmeno in catena di montaggio.

A completare la commedia fantozziana, interviene Donald Trump, che dichiara di aver parlato con Putin e che il leader russo gli ha “assicurato” che non attaccherà mai la NATO. Dichiarazione che, paradossalmente, nell’era della post-verità fa salire il panico a mille, perché se lo dice Trump la convinzione generale è che accadrà esattamente il contrario.

Intanto la diplomazia giace sepolta sotto una montagna di macerie ideologiche.

Parlare di negoziati, di trattative o di un’architettura di sicurezza condivisa in Europa è diventato un tabù, un delitto punibile con l’espulsione dal consesso dei “buoni”. Chiunque provi a far notare che continuare a soffocare la realtà con la propaganda ci sta portando dritti contro un muro viene bollato come disfattista.

È come in un manicomio, dove, per i pazzi, quelli fuori di testa sono i medici.

Continuiamo pure a raccontarci la favola della Russia imbecille che perde la guerra e della Russia superpotenza che ci invaderà giovedì mattina.

Ma stiamo molto attenti: quando la propaganda si scontra con la dura realtà dei fatti, non sono i talk show a saltare per aria, ma i cittadini che hanno avuto la sventura di fidarsi della peggior classe dirigente degli ultimi cent’anni e di macchiette al soldo del potere che hanno preso il posto dei giornalisti d’inchiesta d’un tempo.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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