“STIAMO PERDENDO E VI ABBIAMO MENTITO”. COSA SI NASCONDE DIETRO IL CLAMOROSO “FLOP” DI URSULA VON DER LEYEN

Copertina dell'articolo sulle ammissioni di Ursula von der Leyen

di Pasquale Di Matteo

In ogni romanzo che si rispetti, i colpi di scena sono ciò che rende la vicenda accattivante. Quell’istante in cui la luce fioca di una lampadina illumina una busta bianca appoggiata sul tavolo.

Solo che, nel nostro caso, si tratta di una bolletta dell’energia. Un pezzo di carta con sopra cifre che succhiano il sangue di chi quell’azienda l’ha mandata avanti per tre generazioni o di chi, con uno stipendio da millecinquecento euro, deve scegliere se fare la spesa o accendere i riscaldamenti.

Questo mostro è stato generato da scelte scellerate di chi avrebbe dovuto, al contrario, proteggere cittadini e imprese europee.

Alla fine, la confessione è arrivata. Non in una buia stanza d’interrogatorio, sotto la luce di una lampada a braccio, ma sul palco della REF, il forum economico del MEDEF a Parigi.

Con lo sguardo vitreo di chi sa che la festa è finita e non ci sono più bottiglie da aprire, Ursula von der Leyen ha pronunciato le parole che i grandi quotidiani d’informazione sottomessi al potere hanno cercato di edulcorare, riassumere, nascondere tra le pieghe della cronaca minore.

Ha ammesso il flop. Un disastro totale. Senza vergogna e senza fare nemmeno mezza piega.

Ha detto, testuale, che il modello economico europeo per decenni si è basato su pilastri chiarissimi: energia russa a basso costo, libero scambio globale, accesso illimitato al mercato cinese, ombrello di sicurezza militare americano e leadership tecnologica occidentale.

Ok, perfetto. Ciò che scriviamo da tempo.

Poi, con una leggerezza sconcertante, ha aggiunto la chiosa che suona come una manciata di terra gettata sulla bara della nostra economia: “Tutti questi vantaggi evidenti sono ormai scomparsi”.

Che colpo di genio, eh? Quale capolavoro di ipocrisia.

Nessuno che dal pubblico le abbia chiesto: ma chi è stato a demolirli? Chissà chi è stato a votare pacchetti di sanzioni a getto continuo, sbandierati come l’arma definitiva per piegare Mosca in tre settimane, già nel 2022, e trasformatisi invece nel più clamoroso autogol industriale del secolo.

Chissà chi ha deciso che comprare il gas liquefatto americano a prezzi quattro volte superiori rispetto a quello dei gasdotti siberiani fosse un’idea brillante.

Chi ha puntato tutto sull’auto elettrica, demonizzando gli sviluppi del motore termico?

Chi ha pensato che strangolare le nostre piccole e medie imprese in nome di un’ideologia geopolitica miope e servile fosse un prezzo ragionevole da far pagare ai cittadini?

Se le sanzioni dovevano essere la pozione magica per salvare l’Occidente, la medicina si è rivelata, invece, un veleno somministrato al paziente che godeva di buona salute.

E oggi le famiglie contano i centesimi al supermercato. Le fabbriche chiudono, una dopo l’altra, inghiottite dalla deindustrializzazione che sta spazzando via anche la locomotiva tedesca.

Ma per evitare che la gente scenda in piazza con i forconi, la macchina della propaganda deve inventarsi una storia nuova ogni mattina. Bisogna ipnotizzare il pubblico. Bisogna distrarre la massa spaventata.

Ecco allora la commedia messa in piedi dai giornaloni di regime. Avete letto i titoli delle ultime settimane?

Un giorno ci raccontano che la Russia è alle corde, che combatte con le pale da giardinaggio e i chip rubati dalle lavatrici. Il giorno dopo, sugli stessi giornaloni, scatta il panico cosmico: “Mosca sta per attaccare la NATO, Londra si prepara al bombardamento imminente!”.

Facendo cosa? Lanciando pietre con le fionde, cavalcando a dorso di muli? Con quali missili, visto che ci hanno raccontato che Mosca non ne aveva più? Con quali soldati, visto che sono tutti morti o quasi e i pochi rimasti non hanno nemmeno i calzini? Con quali soldi, visto che il rublo è carta straccia e Mosca è isolata?

Sono tutte affermazioni della narrazione occidentale degli ultimi quattro anni.

Ora Mosca si scopre così ricca e forte da essere in grado di colpire la NATO. Un ribaltamento della realtà che sfiora la schizofrenia pura. Si inventano che il direttore della CIA sia volato a Mosca per bloccare il dito di Putin già posato sul pulsante rosso, pronto a incenerire il Big Ben.

Poi, scacciate via le panzane giornalistiche, scopri che il governo britannico ha semplicemente distribuito un libretto di protezione civile per insegnare ai cittadini come fare le scorte di fagioli in scatola e batterie in caso di blackout o alluvioni.

Un manualetto d’emergenza trasformato dalla stampa da quattro soldi nell’imminente Terza Guerra Mondiale.

Tutto serve a creare tensione. Il terrore serve a far stare la gente zitta e buona. Se vivi nel terrore costante della minaccia atomica, non protesti per il prezzo della benzina, per la chiusura del tuo stabilimento preferito né per le ammissioni di colpevolezza di von der Leyen.

Intanto, lontana dai salotti televisivi e dalla propaganda, la realtà del fronte ucraino fa a pezzi le menzogne di Bruxelles.

Mentre la von der Leyen e i suoi emissari continuano a promettere pacchetti di aiuti da decine di miliardi all’Ucraina, drenati dalle tasche dei contribuenti europei, dall’interno del governo di Kiev arriva un’altra ammissione che non lascia speranze alla deriva guerrafondaia europea e a tutti quelli che ancora credono nella vittoria di Kiev.

L’ex ministro della Difesa Fedorov, in un’intervista alla Reuters ha detto: “L’Ucraina sta lentamente perdendo la guerra contro la Russia.”

Le menzogne raccontate in questi quattro anni si stanno polverizzando e, mentre missili e droni continuano a cadere e i soldati muoiono a migliaia al fronte, a Bruxelles ci si rende finalmente conto che il baratro finanziario ucraino sfiora i trenta miliardi di euro di deficit. Chi riparerà quel buco?

Noi. Le nostre tasse. I nostri sacrifici. Nonostante il disastro ammesso da von der Leyen.

Ora chiamano Mario Draghi. Lo invocano come il salvatore della patria, gli chiedono di redigere un piano per la competitività europea, un report monumentale per spiegare come evitare la rovina.

Ma quando dai fuoco alla casa in cui vivi per fare un dispetto al vicino, non puoi meravigliarti se poi ti ritrovi a dormire al freddo sotto le stelle. È una cosa da idioti.

Ursula von der Leyen ha ammesso il disastro, ma non farà le valigie. Nessuno chiederà scusa ai cittadini e alle imprese europee. Nessun leader guerrafondaio restituirà i soldi strappati alle famiglie europee per pagare una strategia delirante sull’Ucraina che ha acuito tutte le criticità che stavano indebolendo l’Europa già prima, in virtù di altre scelte politiche sbagliate.

Ci lasciano in eredità un continente impoverito, impaurito, dipendente in tutto e per tutto dalle decisioni degli altri, come dazi, guerre, capricci, senza industria, senza tecnologia, senza energia a costi accettabili.

La festa è finita. Resta la sala da ripulire e il conto da pagare, nonostante la bolletta sul tavolo della cucina e l’inverno che si profila all’orizzonte.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

Una opinione su "“STIAMO PERDENDO E VI ABBIAMO MENTITO”. COSA SI NASCONDE DIETRO IL CLAMOROSO “FLOP” DI URSULA VON DER LEYEN"

  1. Per Ursula è un atto di resa incondizionata alle proprie convinzioni. Una ammissione terribile senza pudore e senza vergogna. Cosa aspettiamo ad aprire gli occhi e ad agire?

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