I TUOI SOLDI NON SONO TUOI. ECCO COME LE BANCHE POSSONO DECRETARE LA TUA MORTE CIVILE (E PERCHÉ NESSUNO NE PARLA)

di Pasquale Di Matteo

È un nuovo tribunale delle idee.

Vi svegliate una mattina e scoprire che la vostra carta di credito è un pezzo di plastica che non funziona. Il vostro bancomat respinge la tessera con un freddo messaggio sullo schermo.

Provate ad accedere all’applicazione sul telefono, ma le credenziali risultano invalidate.

Non potete fare la spesa. L’affitto o il mutuo non verranno pagati. Lo stipendio continua a essere accreditato sul vostro conto, ma fluttua in un limbo digitale a cui non avete più diritto di accedere.

E tutto ciò, senza che voi abbiate commesso alcun reato, senza che un giudice abbia stabilito qualche forma di pignoramento.

Non c’è alcun provvedimento della magistratura contro di voi, nessuna indagine della Guardia di Finanza. Semplicemente, un algoritmo o un consiglio di amministrazione privato ha deciso che il vostro profilo non è più gradito.

Stia pensando che è impossibile?

Ti sbagli. Benvenuto nella modernità della scomunica finanziaria.

Un tempo si finiva all’indice dei libri proibiti, o con una lettera scarlatta marchiata a fuoco sulla pelle o, nei casi peggiori, al confino. Oggi, invece, basta un clic per essere cancellati dal consorzio umano.

Un caso noto è accaduto a Torino.

Un cittadino si è ritrovato con i conti correnti bloccati da un istituto di credito a causa delle sue idee, delle sue posizioni politiche non allineate ai pensieri unici dominanti.

L’uomo ha deciso di difendersi e si è rivolto al Tribunale di Torino, sperando che la Costituzione o il buon senso lo tutelassero, ma la risposta dei giudici piemontesi è stata una doccia gelata: la scelta della banca è legittima, poiché la decisione di un ente privato, al proprio interno, è insindacabile, anche se priva di motivazione.

La logica del tribunale è formalmente ineccepibile all’interno di un sistema neoliberista. La banca è un’impresa privata. In quanto tale, gode della libertà contrattuale di scegliere con chi fare affari e con chi no. Se non le piaci, ha il diritto di darti il benservito.

Tuttavia, è evidente un cortocircuito logico enorme, poiché, se da un lato lo Stato ti obbliga a passare attraverso le forche caudine del sistema bancario per compiere qualsiasi azione quotidiana, ma dall’altro consente alle banche di escluderti a loro totale discrezione, tu diventi uno schiavo e perdi la tua libertà.

Puoi dire e fare solo all’interno di ciò che piace alla tua banca.

Lo Stato vieta l’uso del contante sopra certe soglie, impone la tracciabilità assoluta, vi costringe a ricevere lo stipendio o la pensione esclusivamente su un conto corrente e a pagare tasse, bollette e balzelli tramite canali telematici.

Lo Stato, insomma, dichiara che senza una banca non potete esistere come soggetti giuridici ed economici. Tuttavia, se la banca vi chiude il conto, lo stesso Stato si gira dall’altra parte, nascondendosi dietro il dogma della “libertà d’impresa”.

Siamo di fronte a una vera e propria privatizzazione del diritto di cittadinanza.

La vicenda di Torino è quella capitata a Francesco Toscano, fondatore di Visione TV. Nel 2022, Toscano pubblica un libro contenente un saggio del presidente russo Vladimir Putin.

Un’operazione editoriale che nell’Occidente liberale dovrebbe essere protetta dal principio cardine della libertà di stampa, come sancisce la nostra stessa Costituzione.

Invece, Toscano viene convocato dal direttore della sua filiale bancaria per un insolito “colloquio chiarificatore” sulle sue posizioni geopolitiche. Pochi mesi dopo, il suo conto viene chiuso.

Di fatto, la banca non si limita più a custodire il denaro o a erogare credito, ma diventa custode dell’ortodossia ideologica, una sorta di ufficio politico d’indagine sul pensiero dei propri correntisti.

Il silenzio della sinistra intellettuale e dei paladini dei diritti civili su questa vicenda è assordante, poiché sono i più attenti a usare parole come “inclusione” e “democrazia”, ma sembra accettino supinamente che un individuo venga spogliato della possibilità di sopravvivere dignitosamente solo perché esprime opinioni sgradite al sistema.

È il capolavoro del moderno controllo sociale, dove non serve più incarcerare i dissidenti politici o trascinarli in tribunale, creando scomodi martiri dell’opinione pubblica, ma è molto più pulito, efficiente e silenzioso togliere loro l’ossigeno finanziario.

Senza denaro tracciabile, un dissidente diventa un fantasma. Non può viaggiare, non può fare la spesa, non può finanziare le proprie attività, non può pagare nemmeno un legale per fare far valere i propri diritti.

Viene ridotto all’impotenza senza che sia stata versata una sola goccia di sangue, senza violenza fisica, nell’indifferenza generale.

Il controllo non si esercita più con le guardie armate sulle torrette, ma attraverso il tracciamento millimetrico di ogni centesimo speso. E se il direttore di una banca ha idee politiche diverse, può bloccarti tutti i conti. E se altri istituti sono guidati da persone che la pensano diversamente, possono non aprirteli, impedendoti ogni possibilità di vivere.

Chi controlla i soldi controlla la vita.

La transizione verso una società priva di contante non è mossa da un afflato filantropico di lotta all’evasione fiscale, ma dal desiderio di possedere l’interruttore generale della vostra esistenza. È un controllo sociale di fatto.

Se il denaro è interamente digitale e gestito da oligopoli finanziari privati protetti dallo Stato, la vostra libertà dura finché dura il vostro conformismo. Finché non trovate un direttore di filiale che non sopporta le vostre idee.

Se decidiamo che avere un conto corrente è un obbligo di legge per poter vivere, allora la fornitura dei servizi bancari di base dovrebbe essere considerata un servizio pubblico essenziale e universale, altrimenti il sistema diventa coercitivo.

La banca non può avere il diritto di discriminare o di esercitare un potere di recesso arbitrario e non motivato da cause serie e legali. Altrimenti, la democrazia formale diventa un guscio vuoto, una messinscena per sudditi illusi di essere liberi solo perché possono scegliere tra diverse marche di smartphone, solo perché la più parlano di arbitri o di reality, mentre il loro diritto di esistere dipende dal benestare di un algoritmo finanziario e dai giudizi di un direttore di filiale.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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