IL DOSSIER CHE KIEV VOLEVA CENSURARE. TORTURE E ABUSI NEL 425° REGGIMENTO D’ASSALTO

di Pasquale Di Matteo

Da quattro anni e mezzo ci narrano la guerra in Ucraina come un film di Hollywood, dove i cattivi sono cinici e violenti, mentre i buoni sono eroi e misericordiosi.

È la favola della democrazia immacolata che combatte contro la barbarie, quella del bene assoluto senza macchie che resiste al male assoluto senza sfumature.

Poi, però, i fatti si ostinano a fare il loro mestiere. I documenti scovati da chi fa ancora inchieste squarciano la propaganda, così, la realtà arriva alla porta delle nostre coscienze di contribuenti occidentali.

Questa volta la porta è quella del 425° Reggimento d’assalto ucraino. E quello che c’è dietro non è un film di guerra, ma un incubo a gestione interna.

A scoperchiare il tombino non è stata la propaganda del Cremlino, bensì un’inchiesta dettagliata di Babel, autorevole testata investigativa ucraina, perciò al di sopra di ogni sospetto.

I giornalisti ucraini hanno raccolto le deposizioni di oltre trenta testimoni tra reclute, familiari e personale medico. Il quadro che ne emerge descrive una vera e propria macelleria interna.

Pestaggi sistematici, torture fisiche medievali, umiliazioni psicologiche programmatiche, reclute rastrellate per le strade con la forza, trasformate in carne da macello prima di vedere il fronte, detenute in condizioni che nulla hanno da invidiare ai vecchi campi di punizione sovietici.

IL GIALLO DELLE POLMONITI CON LE OSSA ROTTE

Si narra anche di una recluta come tante, un ragazzo qualunque finito nell’ingranaggio stritolatore della mobilitazione forzata di nome Semenov.

Il ragazzo era riuscito a scappare dal reggimento e a raggiungere un ospedale con le ossa delle mani frantumate. I segni sul corpo parlavano la lingua di una violenza bestiale.

Pochi giorni dopo il ricovero, il suo cuore ha smesso di battere. Causa ufficiale del decesso scritta sul certificato di morte? Polmonite.

Certo. Una polmonite fulminante, di quelle che stranamente ti colpiscono solo dopo che ti hanno ridotto a un cumulo di cartilagini rotte. E non si tratterebbe di un caso isolato.

Negli ultimi sei mesi, all’interno del 425° Reggimento, si sono registrati ben 25 decessi sospetti, tutti liquidati dalla catena di comando con diagnosi cliniche sbrigative: arresti cardiaci improvvisi, polmoniti, cardiomiopatie.

Eppure, le famiglie che hanno ricevuto indietro le salme dei propri figli hanno denunciato la presenza di lividi profondi, tumefazioni e traumi incompatibili con qualsiasi morte naturale.

Secondo alcune testimonianze, un altro soldato, reo forse di aver mostrato esitazione, sarebbe stato legato a un quad e trascinato nel fango come un sacco di rifiuti.

Provate a immaginare la scena.

Sentite il rumore del motore che va su di giri, lo strappo della corda, la pelle che si consuma sull’asfalto e sulla terra battuta, le urla soffocate dal fango che entra in bocca e dal motore.

Questo è il trattamento riservato a chi dovrebbe andare a morire per la “libertà”?

Ma la vera perversione logica e militare è nei sistemi di sicurezza interni.

Come fanno gli ucraini a impedire che giovani terrorizzati e torturati tentino la fuga? La soluzione della catena di comando del reggimento è di una semplicità agghiacciante: minare il perimetro della base.

Avete capito bene. Campi minati non per difendersi dal nemico russo, ma per impedire ai propri soldati di scappare. E se qualcuno riesce miracolosamente a evitare le mine e a scavalcare la recinzione, ci sono le guardie armate sul perimetro, con l’ordine tassativo di sparare alle spalle del fuggitivo. Sparare sul proprio connazionale.

Chiunque provi a denunciare questa barbarie viene trattato da traditore della patria. Infatti, i giornalisti di Babel che hanno firmato l’inchiesta hanno subito minacce pesantissime, i loro computer sono stati hackerati e sono finiti nel mirino di pesanti attacchi informatici coordinati.

Perché, evidentemente, la verità deve essere seppellita sotto il tappeto, specialmente quando ci sono in ballo i miliardi di aiuti inviati dall’Europa e dagli Stati Uniti.

LA BARBARIE NEL SILENZIO OCCIDENTALE

E i nostri governi?

Fischiano e guardano altrove. Anzi, fanno di peggio. Per aiutare Kiev a rimpolpare le fila di un esercito ormai decimato e demotivato, diversi Stati europei stanno modificando le norme sull’accoglienza, negando o complicando il rinnovo dei permessi di soggiorno e dello status di rifugiato ai giovani ucraini in età di leva.

In pratica, li stiamo rispedendo indietro con la forza delle carte bollate. Dritti verso i centri di reclutamento, verso i campi minati del 425° Reggimento.

Mentre continuiamo a riempirci la bocca di parole nobili sulla democrazia, finanziamo, armiamo e legittimiamo un sistema che divora i propri figli all’ombra del silenzio della stampa occidentale.

Forse sarebbe il caso di iniziare a chiedere conto di come vengono utilizzati i nostri soldi, prima che l’ipocrisia diventi, definitivamente, l’unica legge sovrana, l’unica normalità.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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