CRIMEA SENZ’ACQUA, RECLUTE TRASCINATE CON LA FORZA A LEOPOLI E I SILENZI DI KIEV. ECCOLA LA GUERRA IN UCRAINA

di Pasquale Di Matteo

C’era una volta il sogno europeo, fatto di popoli, libertà, pacifismo, diplomazia e grande industria.

Oggi, mentre i leader si stringono la mano nei saloni vellutati di Parigi, a festa per il quattordici luglio, e a colpi di retorica e promesse di caccia bombardieri, la realtà al di fuori di quella bolla dorata ha il sapore amaro dell’acciaio e della polvere, per cui non c’è più spazio né per i popoli, tanto meno per pace e diplomazia.

Quello che vi raccontano i telegiornali d’ordinanza è una favola rassicurante, a base di scudi protettivi e avanzate gloriose, una serie infinita di supercazzole, partite con le sanzioni dirompenti e i microchip smontati dalle lavastoviglie ucraine, fino alle vittorie ucraine del 2023, poi del 2024, 2025 e del mese scorso.

La verità che proviamo a svelare, invece, si nasconde nei dettagli della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, per esempio, composta da nove paesi europei che si sono accordati per finanziare uno scudo antimissile battezzato “Freyja”, l’equivalente continentale del Patriot, sponsorizzato direttamente dall’ucraina Fire Point.

Ci dicono che servirà a proteggerci, ma l’ironia della storia è che questo prodigio della tecnica si basa sulla tecnologia di un sistema missilistico di difesa aerea russo.

Perché, quanto a genialità, ai nostri attuali leader… manca tutto.

Nel frattempo, i governi europei approvano esercitazioni militari congiunte nei paesi confinanti con l’Ucraina, sfidando apertamente le linee rosse fissate da Mosca e accettando con sconcertante leggerezza il rischio di ritorsioni dirette, confermando l’impressione che avevamo avuto già anni fa, di quanto l’attuale classe dirigente europea sia la peggiore di sempre.

La premier italiana Giorgia Meloni a Parigi non si è vista, troppo impegnata in “ben più importanti faccende” domestiche per farsi fotografare in mezzo a tanto fervore bellicista, soprattutto perché gli italiani sembrano digerire sempre meno questi venti di guerra e i sondaggi, si sa, contano più delle stesse elezioni.

IL PREZZO UMANO DELLE IPOCRISIE DI KIEV

Mentre i leader ridono come se stessero giocando alla PlayStation, dove, se sbagli, al più perdi vite virtuali, la realtà si abbatte sui più deboli.

Provate a immaginare due milioni e mezzo di persone. Famiglie, bambini, anziani, tutti lasciati improvvisamente al buio, senz’acqua corrente, senza cibo né medicinali nei mesi più caldi dell’anno a causa del blocco ucraino delle infrastrutture civili in Crimea.

Questa è la strategia di Kiev: colpire le popolazioni che sostiene di voler “liberare” pur di tagliare le linee logistiche del nemico.

La propaganda di regime continua a sbandierare avanzate gloriose, come i 120 chilometri quadrati apparentemente riconquistati negli ultimi mesi, notizia diffusa dall’ISW e subito ripresa dai media locali, salvo poi essere frettolosamente rimossa dai canali ufficiali quando è stato chiaro che si trattava di una fake news.

Intanto, la verità bussa alle porte del governo di Kiev, che si sta sbriciolando dall’interno; si dimette la premier Yulia Svyrydenko, spedita d’urgenza a Washington come ambasciatrice al posto di un diplomatico travolto dalle indagini anticorruzione della NABU (Ufficio Nazionale Anticorruzione Ucraino) e, mentre i giovani ucraini vengono letteralmente cacciati come animali per strada, sequestrati da ufficiali militari e gettati sui furgoni diretti al fronte, scatenando proteste disperate a Leopoli, il presidente Zelensky, il cui mandato è scaduto, ma nega le elezioni da mesi, cerca di ripulire l’immagine del Paese sacrificando qualche capro espiatorio.

È il caso clamoroso del comandante della 155ª brigata meccanizzata, arrestato a Kiev con l’accusa infamante di aver ordinato il rapimento e l’omicidio di civili ucraini a Kalynivka a seguito di una banale lite personale, un delitto coperto dal silenzio finché la convenienza politica non ha imposto il contrario.

LE SANZIONI DI FACCIATA E LA PURGA DI STATO IN RAI

A Bruxelles va in scena la consueta recita della sottomissione. Per la Russia l’Unione Europea ha già pronto l’ennesimo pacchetto di sanzioni, ma quando l’Italia chiede di punire i coloni israeliani violenti in Cisgiordania e di sanzionare il ministro estremista Ben-Gvir per le violenze contro i nostri stessi connazionali, la macchina europea si inceppa per non offendere chi commette crimini.

Germania e Repubblica Ceca mettono il veto. Per loro non conta l’unanimità se i cattivi non sono russi, perciò, niente sanzioni.

Da noi l’opposizione si divide con il consueto tempismo. Il PD, che oramai ci ha abituato da anni a non azzeccarne mezza, sposa la linea dura del riarmo, sostenendo che l’invio di armi sia un imperativo umanitario, mentre il Movimento 5 Stelle denuncia come si stiano spendendo miliardi dei contribuenti per arricchire le lobby della difesa con la scusa del “pericolo imminente”. E, se si usano logica e buonsenso, è impossibile dare loro torto.

Ma le stranezze non finiscono qui.

A Roma si indaga sul “caso Ranucci”. Appena dieci giorni dopo aver subito una minaccia bomba sotto casa, il conduttore di Report è stato sorpreso a cena con Walter Lavitola, l’ex faccendiere ben noto alle procure.

Sul tavolo, un affare da 1,3 miliardi di euro l’anno legato alla compravendita di carbon credit in Africa. Ranucci giura di aver agito solo per dare “consigli amichevoli e disinteressati”, eppure le lettere anonime fioccano in Procura e tra i Carabinieri.

E in RAI, dove i vertici non vedono l’ora di sbarazzarsi di una voce scomoda come quella di Ranucci, si stanno già valutando sostituti per la conduzione della trasmissione, senza attendere l’esito dell’inchiesta.

Una tempesta perfetta per silenziare chi fa informazione vera, lasciando i cittadini nell’ignoranza proprio mentre l’Europa si prepara a un futuro di guerra e di limitazioni delle libertà, con euro digitale e chat control.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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