IL FOLLE RIARMO EUROPEO CHE CI CONDANNA TUTTI

di Pasquale Di Matteo

Tic, tac. Sentite questo rumore?

È l’Orologio dell’Apocalisse, l’indicatore simbolico ideato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists.

Oggi le lancette segnano una manciata di secondi alla mezzanotte. Per la precisione, 85 secondi prima di dire addio a tutto ciò che conosciamo.

Tanto per dare l’idea della situazione, nel 1962, durante la crisi dei tredici giorni per i missili a Cuba, le lancette rimasero a sette minuti. Sette minuti contro ottantacinque secondi.

A onor del vero, va ricordato che la posizione delle lancette non fu aggiornata durante i tredici giorni di crisi perché il comitato di sicurezza del gruppo di scienziati non ebbe nemmeno il tempo di riunirsi prima che Kennendy e Kruscev raggiungessero un accordo.

Altri tempi, altro spessore politico.

Ma la cosa veramente tragica non è il tempo che stringe, ma che, mentre noi camminiamo verso il baratro come automi, i nostri leader e i pennivendoli del mainstream continuano a venderci la fiaba del lieto fine.

La cosiddetta “guerra per procura” in Ucraina, quella in cui ci siamo illusi di poter logorare la Russia usando il sangue di altri, è finita; si è schiantata contro il muro di macerie delle controffensive fallite e delle balle raccontate dalla propaganda su pale, muli, microchip, mancanza di divise e di uomini, e malattie terminali di Putin.

Oggi il conflitto sta assumendo i contorni spaventosi di uno scontro diretto tra NATO e Russia perché l’Occidente, prigioniero della propria superbia, continua a ripetere che l’opzione militare è preferibile al negoziato, che la pace è guerra e che essere ignoranti e folli è normalità.

I leader europei parlano di opzione militare come se stessero parlando di una partita alla PlayStation, ma le parole sono pietre, e scagliarle contro una potenza che possiede tra le 4.400 e le 4.600 testate nucleari pronte all’uso, più altre duemila di riserva, è istinto suicida.

IL FANTASMA DELL’OPERAZIONE BARBAROSSA

Chi spera in un cessate il fuoco a breve vive su Marte, o forse legge solo i comunicati stampa della Nato spacciandoli per oro colato.

Mosca lo ha detto chiaro e tondo: nessuna tregua che serva solo all’Ucraina per prendere fiato e riarmarsi. Il Cremlino ha chiuso i battenti della diplomazia perché ha capito l’antifona.

Ed ecco che, come per magia, l’Europa accelera il riarmo: truppe britanniche in Estonia; una brigata corazzata in Lituania; i tedeschi che riscoprono il brivido dell’aumento record della spesa militare; esercitazioni di deterrenza nucleare franco-polacche nel Baltico.

Tutto bellissimo, se fossimo al cinema.

Nella realtà, però, a Mosca queste mosse vengono lette ricordando la storia. Vedono l’esercito occidentale ammassarsi ai loro confini e ricordano il 1941, l’85esimo anniversario dell’Operazione Barbarossa.

Si sentono minacciati esistenzialmente e, quando una superpotenza con seimila bombe atomiche in tasca si sente in trappola, la fine della civiltà avversaria smette di essere un’iperbole e diventa un rischio calcolabile. Calcolabile in minuti.

Ma se lo scontro diretto dovesse scoppiare davvero, non ci sarebbero vincitori né parate trionfali.

Città come Roma, Milano, Parigi, Berlino, verrebbero rase al suolo, polverizzate in una manciata di minuti, vittime di una reazione a catena in cui l’Europa intera si trasformerebbe in cenere.

E no, gli USA non manderebbero qualche loro missile in risposta, perché, un secondo dopo il lancio, partirebbero missili russi verso New York e Washington.

Tutto ciò che i nostri antenati hanno costruito in millenni, in Europa, verrebbe cancellato per l’arroganza di non aver voluto cercare un compromesso.

Invocare il negoziato non è debolezza, ma un imperativo categorico per la sopravvivenza della specie. Un imperativo per chiunque abbia almeno due neuroni funzionanti, per chiunque abbia anche solo un briciolo dello spessore dei politici di un tempo, che ragionavano prima di tutto per i popoli e non prima per soldi, finanze e azioni in fabbriche di armi.

COME L’OCCIDENTE HA CREATO IL SUO PEGGIOR NEMICO

Nel nostro zelante tentativo di isolare economicamente e politicamente Mosca, abbiamo ottenuto il capolavoro del secolo, spingendo la Russia tra le braccia della Cina.

E non parliamo di una simpatia passeggera, ma della saldatura del più formidabile blocco economico e militare del pianeta.

Pechino avrebbe deciso di accelerare lo sviluppo delle proprie Forze Armate, un annuncio che è uno schiaffo in faccia a Washington e che la Russia amplifica, cavalca e usa per inviare un messaggio inequivocabile ai suoi partner, soprattutto a quel “Sud del mondo” che oggi guarda all’Occidente con malcelato disgusto.

E il messaggio che arriva, forte e chiaro, è che Mosca non contempla la sconfitta, perché alle sue spalle c’è l’ombra immensa del Dragone; Cina e Russia formano oggi l’asse portante dei BRICS, un conglomerato che fa impallidire i vecchi equilibri della Guerra Fredda.

Poco importa che Pechino non invii (per ora) aiuti militari diretti, perché l’assistenza politica è totale, blindata, monolitica, già adesso; basta guardare l’accoglienza che Xi Jinping ha riservato a Putin nella sua recente visita: sfarzo, onori, tappeti rossi e fanfare.

Un trionfo diplomatico per Mosca, dimostrato da fatti e non da opinioni, che stride con gli altri fatti, quei ricevimenti freddi e formali riservati a suo tempo ai leader occidentali: von der Leyen, a cui Pechino ha riservato un bus da cittadina comune, e Trump, trattato come uno qualunque.

Abbiamo chiuso le porte dell’Europa alla Russia, convinti di affamarla, invece l’abbiamo spinta a est, consolidando un sodalizio che adesso minaccia di schiacciarci, perché abbiamo creduto di poter fare la voce grossa in una guerra per procura che Zelensky sta facendo di tutto perché ci arrivi in casa, unico modo che ha per uscirne vivo.

Continuiamo pure a ignorare quell’orologio, tanto mancano “ancora” 85 secondi alla mezzanotte.

E noi stiamo per inciampare nel buio, convinti di avere in mano una torcia che, in realtà, è un candelotto di dinamite con la miccia già accesa.

E ci sarebbe anche da sperare che fosse solo dinamite, perché avremmo una possibilità su milioni di salvarci. Invece, con i missili ipersonici caricati con testate nucleari, abbiamo solo una certezza.

Tic, tac.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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