ZELENSKY, LONDRA, DONETSK: IL DOSSIER CHE ROMPE LA NARRAZIONE DELL’AGGRESSORE E DELL’AGGREDITO

Kolomoisky, Telizhenko e Zelensky: cosa dicono davvero le fonti

di Pasquale Di Matteo

C’è una cosa che la guerra fa sempre, prima di distruggere le città: distrugge le sfumature. Tutto diventa slogan. Tutto diventa tifoseria e viene compresso in una narrazione rassicurante, dove i buoni sono sempre i buoni e i cattivi sono sempre i cattivi.

Come a Hollywood, solo che la realtà non funziona così.

Nel caso dell’Ucraina, alcune dichiarazioni e alcuni articoli del 2019 continuano a pesare come macigni, per quanto si è poi verificato dopo.

Da una parte, ci sono le parole di Ihor Kolomoisky, l’oligarca ucraino vicino a Volodymyr Zelensky e che, di fatto, ha contribuito alla sua ascesa politica; dall’altra ci sono le accuse dell’ex diplomatico di Kiev, Andrey Telizhenko, che sostiene una versione molto pesante e non verificata dei primi mesi della presidenza Zelensky.

Due livelli diversi, due pesi diversi, ma capaci di incrinare la versione lineare con cui per anni è stata raccontata la crisi ucraina.

KOLOMOISKY E L’INTERVISTA CHE CAMBIÒ IL TONO DEL DIBATTITO

Il punto di partenza è un’intervista pubblicata dal New York Times – non certo un blog di Mosca – il 13 novembre 2019.

In quel colloquio, Kolomoisky non usa mezzi termini: l’Ucraina, secondo lui, dovrebbe migliorare i rapporti con la Russia, smettere di inseguire l’Occidente a ogni costo e prendere atto che né NATO né Unione Europea sarebbero davvero arrivate in tempi utili.

La parte più significativa è quella in cui Kolomoisky contesta apertamente la logica del confronto con Mosca.

La sua posizione è chiara: Washington starebbe spingendo Kiev verso una guerra che poi l’America non pagherebbe davvero.

Un’accusa politica di enorme peso, perché fatta da un uomo molto vicino a chi comandava a Kiev.

Kolomoisky guardava alla Russia come a un interlocutore inevitabile e considerava l’asse con l’Occidente meno solido di quanto la propaganda politica lasciasse intendere.

Bloomberg conferma l’impianto generale della vicenda: l’oligarca invita a riallacciare i rapporti con Mosca e mette in dubbio l’effettiva utilità dell’allineamento occidentale.

In altre parole, già nel 2019, dentro il sistema ucraino esisteva una voce molto forte e molto scomoda che contestava la direzione intrapresa dal Paese.

TELIZHENKO E IL RACCONTO CHE RESTA DA VERIFICARE

La parte più controversa arriva con Andrey Telizhenko.

Secondo il suo racconto, Zelensky, appena eletto nel 2019, avrebbe dovuto recarsi a Donetsk per pronunciare un discorso di riconciliazione rivolto al Donbass, ma quel viaggio non sarebbe mai avvenuto.

Sempre secondo Telizhenko, il presidente ucraino sarebbe stato, invece, portato a Londra, dove avrebbe imboccato una strada del tutto diversa, più vicina alla strategia occidentale.

Questo è il punto più delicato, perché una cosa è riportare un’intervista, un’altra è dimostrare che il contenuto di quell’intervista corrisponda ai fatti.

Di quel viaggio non vi sarebbe traccia, ma resta l’accusa di un politico ucraino piuttosto potente all’epoca dei fatti.

Secondo Telizhenko, vi sarebbe stato un presunto collasso dei rapporti tra Stati Uniti e Ucraina, attribuendo a Zelensky un ruolo di antagonista rispetto a Trump e all’amministrazione americana.

Anche qui, però, il dato utile è uno solo: cosa afferma Telizhenko, non cosa riesca a dimostrare.

PERCHÉ QUESTA STORIA CONTA ANCORA OGGI?

Quanto raccontato da Kolomoisky o Telizhenko dimostra che la storia ucraina recente non può essere letta come una linea retta, fatta di buoni e di cattivi.

Già nel 2019, molto prima dell’invasione su larga scala del 2022, esistevano tensioni interne, visioni opposte e fratture profonde sulla collocazione geopolitica del Paese. Ed esistevano al di là della guerra nel Donbass, scoppiata nel 2014 e che si combatteva già da cinque anni.

Kolomoisky rappresenta il lato documentato di questa frattura. Le sue parole sono pubbliche, verificabili e politicamente esplosive. Telizhenko, invece, rappresenta il lato più fragile e controverso, quello delle accuse che possono contenere un nucleo di verità politica, ma che non bastano, da sole, a costruire una ricostruzione storica affidabile.

Anche se i racconti di un politico di quel calibro, e così addentrato nei gangli del “sistema Ucraina”, non si possono ritenere le stesse del “signor nessuno” al Bar Sport.

COSA DICONO DAVVERO LE FONTI, DUNQUE

Mettendo insieme i materiali disponibili e verificabili, Kolomoisky, nel 2019, ha espresso posizioni favorevoli a un riavvicinamento con la Russia, ha criticato il sostegno occidentale e l’idea di una guerra condotta dall’Ucraina per conto degli USA.

Telizhenko ha rilanciato una versione molto dura sul ruolo di Londra e sulla traiettoria politica di Zelensky, che, a suo dire, sarebbe diventato addirittura un agente britannico, anche se la parte più forte del suo racconto, quella sul viaggio a Donetsk e sul presunto passaggio a Londra, non risulta verificata.

Tuttavia, il caso Kolomoisky-Telizhenko costringe a distinguere tra fatti, opinioni, ricostruzioni e propaganda.

Kolomoisky offre materiale documentato che mostra quanto fosse divisa la classe dirigente ucraina sulla direzione da prendere, smontando la narrazione di un Paese unito, verso l’Europa e la Nato.

Al contrario, la versione di Telizhenko non ha trovato ancora riscontro, sebbene sia difficile che i servizi segreti e le trame di certi palazzi lascino briciole per seguirne le loro trame. Perciò, sostenere che siano tutte menzogne, a prescindere, sarebbe un errore da dilettanti o un’operazione da propaganda inversa.

Tuttavia, il quadro reale che emerge è che in Ucraina vi fossero due fazioni: una spinta da interessi occidentali, prevalentemente americani; l’altra verso Mosca.

La storia e i documenti ci hanno già raccontato delle interferenze di Victoria Nuland, di piazza Maidan, della sua telefonata con l’ambasciatore Usa in Ucraina, Geoffrey Pyatt, in cui l’allora vicesegretario Nuland, ad un certo punto, si lasciava scappare un «Fuck The EU», “L’Unione Europea si fotta”.

Sappiamo che non c’è stata smentita su questo audio; anzi, arrivò la conferma da parte americana quando la portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki, accusò Mosca di aver intercettato e diffuso la telefonata.

Psaki affermò anche che Victoria Nuland era stata in contatto con gli omologhi dell’Unione europea e che si era scusata per questi commenti.

E sappiamo che quanto ci hanno raccontato negli ultimi quattro anni non corrispondeva al vero: le sanzioni dagli effetti dirompenti, che dovevano piegare Mosca in pochi mesi; i microchip smontati dalle lavatrici ucraine – e tu pensa che idioti gli americani, che spendono trilioni di dollari per la Difesa, quando basterebbe usare comuni chip della Indesit; i russi armati solo di pale, evidentemente potentissime, visto che la Russia continua ad avanzare.

Gli stessi muli che cavalcano, perché non hanno più mezzi corazzati, saranno a trazione modificata.

E che dire delle quattro forme di cancro di Putin, della controffensiva ucraina che avrebbe sovvertito l’esito della guerra nel 2023, dell’arrivo degli F16, dell’invasione della Russia da parte di quel commando ucraino che parlava un inglese madrelingua?

Per comprendere la realtà, è necessario distinguere ciò che è vero da quanto, invece, semplice opinione.

Persino sul commento poco appropriato della Nuland nei confronti dell’Europa, si sono scritti fiumi di parole per sostenere che la diplomatica americana non avesse mai nemmeno pronunciato quelle parole, nonostante siano state confermate dall’amministrazione americana di allora.

E ciò dimostra come le propagande siano sempre presenti anche sul fronte dei “buoni” e abilissime nel plasmare le opinioni delle persone comuni, quelle che non hanno gli strumenti per verificare i fatti, per mettere insieme fatti storici del passato a elementi del presente.

E, se è possibile che qualcuno provi a negare persino le parole pronunciate davvero dalla Nuland, certificate dalla stessa amministrazione americana, accusando di sciacallaggio chi racconta la realtà, allora è possibile raccontare ogni sciocchezza spacciandola per vera.

Perciò, state sempre in campana e fidatevi solo di chi, nel tempo, ha dimostrato che le sue analisi erano vere.

Invece, su chi vi ha raccontato di pale, sanzioni, microchip, muli, cancri e altre panzane, il tempo ha già espresso il suo verdetto inappellabile.

ALCUNE FONTI

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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