L’EUROPA SENZA CORRENTE. MILIARDI ALL’UCRAINA, BLACKOUT IN CASA. TANTO, BASTA DARE LA COLPA AL CALDO

di Pasquale Di Matteo

Il termometro segna 42 gradi a Torino e la luce se ne va. Niente condizionatore, niente frigorifero, niente acqua potabile per migliaia di famiglie. A Milano è la stessa musica: blackout a singhiozzo, città in apnea. A Napoli, idem.

E non parliamo della Francia, dove il bilancio provvisorio delle vittime del caldo è già di 42 morti. Mezza Europa boccheggia, letteralmente.

Anche nel quartiere in cui abito, a Crema, in provincia di Cremona, lunedì sera andava e veniva a intermittenza.

Eppure, mentre i cittadini europei regrediscono a condizioni di vita che ricordano l’Ottocento, i vertici di Bruxelles trovano il tempo e i soldi per staccare un assegno da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Novanta miliardi per il 2026 e il 2027.

Per la precisione, gli euro sarebbero 108,8 miliardi in sostegno finanziario, economico e umanitario, più 75,2 miliardi in sostegno militare. Totale: quasi 200 miliardi già spesi dall’inizio della guerra. Per un Paese che, rapporti satellitari alla mano, sta perdendo sul campo.

Quella che le élite europee e i media occidentali chiamano “solidarietà” è in realtà un’operazione di autolesionismo di massa, un suicidio economico, infrastrutturale e politico consumato sotto i nostri occhi, mentre la narrazione ufficiale continua a raccontare la favola di un’Ucraina vittoriosa e di una Russia in ginocchio da più di quattro anni.

LA BOLLA NARRATIVA E LA REALTÀ DEI MORTI

Partiamo dalla dissonanza più clamorosa: quella tra propaganda e realtà sul campo.

Gli attentati ucraini con i droni alle raffinerie russe vengono venduti come colpi di grazia per “togliere ossigeno a Putin”, ma somigliano ai disperati bombardamenti nazisti su Londra a fine guerra: gesti di pura pubblicità, inutili sul piano strategico e solo in funzione di pubblicità per chiedere altri soldi.

La realtà, non secondo il Cremlino, ma certificata da think tank occidentali come l’ISW, è un’altra: infatti, secondo i dati dell’istituto americano, tra dicembre 2025 e maggio 2026, è vero che le truppe russe hanno subito una perdita di territorio, ma non è una bella notizia per Kiev.

Perché gli stessi analisti precisano che si tratta di fluttuazioni stagionali legate al fango primaverile e che il quadro d’insieme sia impietoso: nel 2026, le truppe russe hanno comunque conquistato nuovo territori, anche se pari a solo il 7,87% di quanto avevano conquistato nel 2025, ma significa che l’avanzata russa è più lenta, sì, ma l’Ucraina continua a perdere terreno.

Va altresì segnalato che, nel 2025, la Russia aveva dato un’impennata all’avanzata, rispetto agli anni precedenti.

L’esercito ucraino è stremato. Le difese crollano. Le coscrizioni forzate sono all’ordine del giorno e la dipendenza di Kiev dalla NATO e da privati come Starlink di Elon Musk è totale. Elon Musk a cui, evidentemente, vanno tanti dei miliardi europei.

Ma questa verità non fa notizia e si preferisce la retorica del “risorgimento ucraino”, la favola del popolo eroico che resiste all’invasore. Peccato che a pagare il conto di questa favola siamo noi, con i soldi, e gli ucraini strappati alle loro case, con la vita.

LA SINISTRA GUERRAFONDAIA E L’IPOCRISIA DEI DUE PESI

C’è poi un capitolo che fa accapponare la pelle a chiunque abbia un briciolo di memoria storica. La sinistra europea, quella che per decenni ha sfilato con le bandiere della pace, è diventata la principale forza guerrafondaia del continente.

Non solo non chiede un cessate il fuoco, ma spinge per un’escalation militare che nessuno, in Europa, può permettersi.

Chi, in questi anni, ha saggiamente sostenuto la necessità di un negoziato con la Russia è stato bollato come “putiniano” e inserito in “liste di proscrizione”, perché il dibattito è stato chiuso in partenza e la pace è diventata una parolaccia per il mondo dispotico in cui siamo finiti.

E l’ipocrisia istituzionale raggiunge vette vertiginose quando si parla di allargamento dell’Unione Europea.

Bruxelles spinge per un’adesione lampo dell’Ucraina, aggirando tutti i rigidi parametri economici e di lotta alla corruzione che vengono invece pretesi da anni per i Paesi dei Balcani e per tutti gli altri in lista d’attesa.

Un doppio standard imbarazzante e che fa ipotizzare a sotterfugi e tornaconti come con i contratti siglati tramite i famosi messaggini di von der Leyen.

Ma anche qui, la realtà si è presa una rivincita.

L’Ungheria ha bloccato ancora una volta il procedimento per l’adesione di Kiev.

Il nuovo premier ungherese, presentato dalla stampa occidentale come il “salvatore anti-Orban”, si è rivelato più furbo del previsto. Ha bloccato la lettera dei 27 Stati membri all’UE, chiedendo la rimozione della clausola “il più presto possibile” per l’ingresso dell’Ucraina.

Di fatto, ha difeso gli interessi ungheresi e ha dimostrato che, anche con un cambio di faccia, la logica dei fondi europei resta la stessa.

IL COLLASSO INFRASTRUTTURALE: MENTRE L’EUROPA CADE A PEZZI

Ma veniamo al punto più drammatico, quello che tocca la vita di ogni cittadino europeo.

Mentre Bruxelles stacca assegni miliardari per finanziare un Paese in guerra, le infrastrutture del Vecchio Continente collassano.

L’ondata di calore senza precedenti che sta attanagliando Francia, Italia, Belgio, Svizzera e Gran Bretagna ha messo in ginocchio reti elettriche obsolete e maltenute.

L’aumento dei consumi energetici, legato all’utilizzo massiccio di condizionatori, ha causato blackout in diverse città italiane, tra cui Milano, Napoli e Torino.

Proprio a Torino, Federalberghi ha lanciato l’allarme per i continui e prolungati blackout, chiedendo risposte urgenti al Comune e ai gestori dei servizi. A Firenze, il caldo estremo ha costretto la direzione degli Uffizi a contingentare gli ingressi e a sospendere la vendita dei biglietti.

Scuole e treni fermi nel Regno Unito.

Complessivamente, si prevede che le temperature massime supereranno i 30 gradi per oltre 350 milioni di persone in Europa, pari a quasi due terzi della popolazione.

Ma quello dell’energia è solo uno dei fattori critici. In Italia, per esempio, il Servizio sanitario nazionale dà un appuntamento oncologico a un ottantunenne malato di cancro a maggio 2027, come capitato a mio padre.

Alla maturità dei licei musicali non esce mai Tecnologie Musicali come materia d’indirizzo non certo per sorteggio, e nemmeno per preferenze ministeriali, ma perché, ancora oggi, non tutte le scuole italiane sono dotate della quantità necessaria di computer.

Servono miliardi di investimenti negli ospedali. Servono miliardi di investimenti nelle scuole. Servono miliardi di investimenti per le strutture che cadono a pezzi o si allagano se piove un po’ più del dovuto. Miliardi che ci sono, ma solo per acquistare armi da vendere all’Ucraina.

Perciò è una scelta politica ai danni dei cittadini.

E no, non regge il gioco della difesa del Diritto internazionale, visto che per fermare il genocidio commesso da Israele a Gaza non abbiamo mosso neppure uno spillo.

Un quadro apocalittico, una situazione al limite del caos, che richiederebbe ingenti investimenti, eppure, la narrazione ufficiale continua a ripetere che il nemico è Putin, che la Russia è un’economia di serie B, che il suo sistema industriale è arretrato, che ha perso 1,4 milioni di uomini, anche se il suo esercito era di 1,25 milioni nel 2021.

Peccato che la realtà sia esattamente l’opposto.

La Russia, forte delle sue materie prime, ha riconvertito la sua economia in economia di guerra. La produzione di equipaggiamenti militari è aumentata. Il bilancio pubblico è sotto controllo, con un deficit fermo al 2-3% del PIL.

Certo, ci sono problemi, è pur sempre un Paese in guerra. La crescita è rallentata, mancano lavoratori qualificati, i tassi d’interesse sono alti per frenare l’inflazione. Ma la Russia tiene. L’Europa, invece, si sta letteralmente disintegrando.

CHI È DAVVERO SENZA OSSIGENO?

La strategia di logoramento occidentale, quella che doveva piegare la Russia, ha fallito il suo obiettivo primario. Non ha indebolito Mosca, ma ha logorato l’Occidente.

L’Europa è intrappolata nell’illusione di una vittoria impossibile, aggrappata agli attentati con i droni come se fossero le bombe atomiche sul Giappone e si rifiuta di fare un “bagno di umiltà”, come gli stessi cittadini europei invocano, ormai, in ogni elezione, scegliendo di premiare sempre di più chiunque sia contrario alla guerra e alle politiche belliciste di von der Leyen e dei suoi compagni di merende.

Qualcuno, incapace di attivare due neuroni nello stesso istante, è convinto che i continui attacchi a Mosca con i droni costringerà Putin a fermare la guerra perché i russi si stancheranno.

Purtroppo, con un briciolo di intelligenza e di conoscenza della cultura e della sociologia russa, capirebbero che i russi, sì, si stanno stancando, ma cominciano a chiedere sempre più l’uso di armi definitive, finanche l’atomica.

D’altro canto, quando gli USA si trovarono di fronte alla difesa indefessa del Giappone, chiusero la partita con due sole bombe.

Intanto, mentre i politici europei parlano di “valori” e “difesa della democrazia”, i loro cittadini restano al buio. Mentre Bruxelles discute di nuovi pacchetti di aiuti per Kiev, le fabbriche europee chiudono, l’inflazione galoppa e la deindustrializzazione avanza.

Il paradosso è che l’Occidente e i suoi scribacchini della propaganda deridono la Russia per le sue presunte inefficienze, mentre la Russia ha riconvertito la sua economia e l’Europa collassa internamente senza nemmeno avere i bombardamenti in casa.

Non è Putin a essere rimasto senza ossigeno. È l’Europa ad essere in asfissia.

A quelli che giuravano di “sanzioni dagli effetti dirompenti” più di quattro anni fa andrebbe posta una domanda: valeva davvero la pena?

Perché, a guardare bene i conti, i morti per il caldo in Francia e i cittadini al buio a Torino sono vittime di questa guerra tanto quanto i soldati al fronte.

Non il numero di 1,4 milioni di militari russi, decantati dalla propaganda, numeri che sembrano sparati da Crozza, visto che l’intero esercito russo vantava 1,25 milioni di uomini al dicembre 2021, ma i tanti, troppi ucraini.

Talmente tanti, che Kiev non sa più dove rastrellarne, motivo per cui ha chiesto all’Europa di non dare più asilo agli ucraini in età di leva.

Gli europei sono vittime quanto gli ucraini, solo che loro, in Europa, non hanno un nemico da combattere, ma solo governi che hanno scelto di combattere una guerra per procura, dimenticandosi di governare.

Il costo degli errori di chi ci comanda, come sempre, lo pagano gli ultimi.

Quelli che, in questo momento, stanno cercando di sopravvivere al caldo senza luce. Quelli che, domani, dovranno fare i conti con un conto in banca prosciugato dall’inflazione. Quelli che, dopodomani, si chiederanno perché l’Europa, invece di investire nelle proprie infrastrutture, abbia preferito regalare miliardi per continuare a mandare al macero giovani ucraini.

La risposta è negli interessi nelle fabbriche di armi e nella sudditanza all’America e alle sue mire geopolitiche, recentemente confermate anche dall’attuale ministro della guerra americano, Pete Hegseth, che ha ammesso che le guerre sono indispensabili per l’economia americana, ma nessuno, a Bruxelles, ha il coraggio di darla.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

«La geopolitica non è solo studio del potere. È l'arte di leggere il mondo prima che il mondo ti sorprenda.» Sono un analista geopolitico e comunicatore strategico con un Master in Politiche Internazionali ed Economia. Scrivo saggi, formo leader e costruisco ponti culturali tra Italia e Giappone attraverso il Metodo Kinsaisei, un approccio che unisce rigore, visione e intelligenza relazionale. Lavoro con istituzioni, media e think tank che hanno bisogno di orientarsi in scenari globali in rapida evoluzione. GEOPOLITICA Analisi degli scenari internazionali, report strategici e contributi per media e istituzioni. ARTE & GIAPPONE Critica d’arte, eventi culturali e rappresentanza in Italia della cultura giapponese contemporanea. COACHING & COMUNICAZIONE Il Metodo Kinsaisei per sviluppare leadership, comunicazione e intelligenza relazionale. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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