A CREMONA L’ARTE CONTEMPORANEA SI INTERROGA SULLA VITA, LE EMOZIONI E LO SCORRERE DEL TEMPO

ALLA GALLERIA GABETTI UN VERNISSAGE DENSO DI SIGNIFICATI, GUIDATO DALLE PENETRANTI LETTURE DEL CRITICO D’ARTE PASQUALE DI MATTEO. UN VIAGGIO TRA ASTRATTISMO, PITTURA MATERICA, FOTOGRAFIA E RIFLESSIONE CONCETTUALE.

di Vincenza Mei

CREMONA – L’arte non è solo virtuosismo tecnico o sterile ricerca estetica, ma è soprattutto necessità, urgenza espressiva, testimonianza del passaggio umano nel grande flusso dell’esistenza. È questo il fil rouge che ha animato l’inaugurazione della mostra collettiva “Il Suono del Tempo”, ospitata negli eleganti spazi della Galleria Gabetti in Arte, in Piazza Stradivari.

Un titolo non casuale, profondamente radicato nel tessuto culturale della città che ha dato casa ai più grandi liutai della storia: il suono come rimando inequivocabile al violino e alla secolare tradizione liutaia cremonese, appunto, e il tempo incarnato dal Torrazzo, con i suoi 502 gradini e il suo monumentale orologio astronomico, come ha ricordato la curatrice, Prof.ssa Daniela Belloni.

A guidare il pubblico in questa esplorazione visiva ed emotiva è stato il critico d’arte internazionale Pasquale Di Matteo, vicedirettore di Tamago e rappresentante per l’Italia di un’importante società culturale giapponese: Reijinsha.

L’evento si è aperto con un rapido, ma significativo, accenno a un progetto editoriale curato dallo stesso Di Matteo, volto a promuovere gli artisti italiani nel mercato nipponico, in occasione del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Nel caso specifico del libro, “ARTE GIAPPONESE. UN’ANALISI DA UN PUNTO DI VISTA ESTETICO”, Di Matteo presenta 69 artisti giapponesi selezionati per rappresentare il Giappone nel mercato italiano.

Il libro è pubblicato e disponibile ovunque online e ordinabile in qualsiasi libreria fisica.

Un ponte culturale che ribadisce come l’arte sia un linguaggio universale in grado di abbattere ogni barriera geografica.

Poi si è entrati nel vivo della mostra, con l’indagine accurata delle opere esposte, una polifonia di voci e di stili che ha visto protagonisti undici artisti provenienti da tutta Italia, e non solo.

Ad aprire la rassegna è stata Ketty La Rosa (Verona), poetessa prestata alla ritrattistica, che trasferisce sulla tela la stessa urgenza comunicativa dei suoi versi. La sua arte magnifica le icone della cultura italiana, da Morricone a Battiato, da Mina a Milva, fermandole nel tempo.

Per l’artista, la pittura è emozione prima che tecnica: un messaggio diretto che colpisce lo spettatore scavalcando i rigidi accademismi.

Un gradito “habitué” della galleria è Attilio Zanangeli (Piacenza), portatore di un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile. Con una tavolozza dominata dal rosso (sangue, terra, energia), dal blu (l’etereo, il cielo) e dall’oro (la luce, lo spirito, l’ascesi), Zanangeli dipinge figure filiformi, simili ad alberi che si ergono verso l’alto. Le sue non sono linee rette, ma curve e ramificazioni che simboleggiano il tortuoso – ma vitale – percorso dell’esistenza umana, tra ostacoli, cadute e inevitabili rinascite.

Dalla provincia di Monza e Brianza arriva Maria Chiara Rossetti, capace di sintesi cromatiche sorprendenti. La sua opera si divide in dicotomie potenti: il grigiore alienante della metropoli contrapposto al verde rigenerante della natura, ma anche omaggi diretti alla città ospitante, come nella tela in cui un violino stilizzato si fa letteralmente “voce”, accompagnato da un’altra tela in cui una cascata scorre come il flusso inarrestabile della vita.

Forte e materica è, invece, l’impronta di Laura Mancarella (Lodi), definita dal critico come l’erede del grande astrattismo milanese degli anni ’60 e ’70. Le sue opere, sviluppate quasi sempre in senso longitudinale, sono paesaggi dell’anima. Che si tratti di Milano o dell’amato Lago d’Endine, Mancarella filtra la realtà attraverso la nebbia delle proprie emozioni, utilizzando il colore a spessore e maestosi giochi di retroilluminazione.

Decisamente fuori dagli schemi è la proposta della bergamasca Greta Rota. La sua cifra stilistica attinge a piene mani da un’estetica Pop e dal design pubblicitario, con colori acidi e contrasti vibranti. I suoi soggetti, perlopiù animali (come l’iconica scimmietta), non sono semplici ritratti faunistici, ma metafore potenti di stati d’animo e attitudini umane, catturate in istantanee cariche di ironia e tensione psicologica. Di Matteo sottolinea la maniacalità con cui l’artista riempie gli spazi tra le linee con ghirigori, linee e tratti, miniature di disegni da perderci la vista.

Giocano “in casa” tre artisti cremonesi di grande spessore. La prima è Simona Sarao, definita un’artista “di necessità e non di velleità”. Astrattista coraggiosa, la Sarao trova l’ispirazione poetica in elementi apparentemente banali, come un muro scrostato di periferia, tramutandoli in paesaggi interiori. La sua è una pittura onesta, che non cerca di assecondare il gusto del pubblico, ma risponde unicamente a un’esigenza interiore che vuole esprimersi.

Il secondo cremonese è Enrico Peretto, ex imprenditore e artista dal piglio spiccatamente concettuale. Le sue opere sono “schiaffi” che costringono a pensare: come un ostacolista che cade ma non si arrende (metafora della resilienza), dalla spazzatura germoglia un fiore meccanizzato (simbolo di rinascita dal rifiuto). Peretto rompe la comfort zone dell’osservatore, chiedendo un’interazione mentale attiva che, di questi tempi, è già rivoluzionario di per sé.

Altro artista della provincia di Cremona è Alberto Costa, pittore che Di Matteo ha definito unico per la vivacità dei suoi colori, quasi carpiti a Van Gogh, e per la capacità di rivisitare il paesaggio attraverso i filtri della sua anima.

Particolarmente apprezzata dal critico è stata l’opera di Costa raffigurante una giovane donna immortalata in un’espressione assorta, per la delicatezza dei colori, in questo caso malinconici ed educati, quasi in forma di rispetto per i pensieri della protagonista dell’opera.

Spazio poi all’eleganza compositiva di Sabrina Ceruti (Magenta), la cui indagine è focalizzata sull’universo femminile. Le donne della Ceruti sono raccontate come diamanti dalle mille sfaccettature. Ogni cromia è una cicatrice, un vissuto, un pensiero. Che dipinga la maternità atavica o una ragazza moderna isolata nella musica delle sue cuffie, l’artista ci ricorda che nel “tempo dell’umanità” siamo tutti granelli, ma ognuno portatore di una storia unica e irripetibile.

Di altissima caratura tecnica è la presenza di Fania Sverdlik, artista di origini russe trapiantata a Cremona. Le sue nature morte sfuggono alla banalità della mera riproduzione fotografica, ergendosi a capolavori senza tempo. Il suo dominio della luce è magistrale: dal buio degli sfondi fa esplodere i bianchi dei vasi, e gioca con i riflessi, donando movimento ai fiori, in una narrazione pittorica raffinatissima.

Un esperimento di straordinaria sinergia è quello portato dal duo FaRg² (Mantova), formato da Francesca Ghidini e Alessandro Rinaldoni.

Nati da un progetto benefico, i due fondono competenze opposte: Rinaldoni crea fondi astratti e magnetici attraverso la fluid painting, su cui Ghidini interviene dipingendo figure quasi sempre femminili, che strizzano l’occhio alle linee tribali, in un gioco di velature e trasparenze che ha già conquistato le gallerie newyorkesi, e non solo.

L’arte dei FaRg² si espande anche in una vivace linea di merchandising (scarpe, borse, ecc…), dimostrando un approccio contemporaneo.

A chiudere questa ricchissima panoramica è la fotografia di Enrico Maria Ranaldi (Viterbo). Ranaldi è il cacciatore dell’istante, il narratore del tempo che scorre. Esemplari le sue foto di un anziano ex ciclista, immortalato tra i suoi polverosi trofei mentre osserva in televisione il ciclismo moderno. Un contrasto struggente tra ciò che è stato e ciò che è, che ribadisce il messaggio centrale della mostra: l’arte è la traccia più pura che lasciamo nel nostro passaggio attraverso il suono inesorabile del tempo.

Non a caso, Pasquale Di Matteo ha ribadito più volte che la vita non è un intervallo tra le date di nascita e di morte, ma proprio le impronte che lasciamo in quell’intervallo.

La mostra resterà aperta al pubblico, presso la Galleria Gabetti, fino al 20 giugno, ma gli artisti che vorranno lasciare le opere, resteranno in esposizione per tutto il periodo estivo, offrendo ai visitatori l’opportunità di immergersi in un percorso espositivo che, come ha sottolineato Di Matteo, non richiede solo occhi per essere guardato, ma soprattutto un’anima disposta ad ascoltare e una mente ancora capace di pensare.

Per approfondimenti sulle opere e le critiche degli artisti, si può visionare la pagina web dedicata alla mostra: PAGINA “IL SUONO DEL TEMPO”

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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