LA COMMISSIONE COVID SMONTA LE BUGIE SUI VACCINI E SUI DATI SCIENTIFICI A SUPPORTO DEI LOCKDOWN

di Pasquale Di Matteo

“I vaccini non bloccavano la trasmissione.”

Nicola Magrini, ex Direttore Generale dell’AIFA, lo ha detto davanti a un microfono il 5 maggio 2026, con un tono freddo, come se stesse leggendo un elenco telefonico.

Non è un’opinione scovata nei bassifondi del web, non è una teoria da novax, complottisti o altre etichette di chi spostava l’attenzione per non dover rispondere delle proprie malefatte, ma è la deposizione ufficiale di chi, per anni, ha tenuto in mano il timone della farmacovigilanza italiana.

In quel momento, nel silenzio attonito della Commissione parlamentare d’inchiesta, è definitivamente crollato il fondamento scientifico su cui è stato costruito il Green Pass: l’idea della “garanzia di non contagiosità” sbandierata per mesi dai palchi governativi.

Ricordate? “La certezze di trovarsi in un luogo sicuro”, “chi non si vaccina mette a rischio gli altri, si ammala e muore”, frasi ripetute come mantra da Draghi e i suoi fan.

Se il siero proteggeva l’individuo, – ma anche qui i dati non sono proprio così positivi – ma non sigillava il virus, tutta la narrazione sulla “patente di libertà” si rivela per ciò che molti sospettavano: una colossale operazione di ingegneria sociale priva di fondamenta scientifiche. Una scelta meramente politica.

I CONTI CHE NON TORNANO TRA ROMA E PECHINO

Mentre Magrini cerca di spiegare perché l’AIFA preferisse non enfatizzare alcuni effetti avversi per non “uccidere il vaccino”, come emerso dalle chat interne che puzzano di censura editoriale più che di rigore scientifico, un altro fronte si apre al piano di sotto.

È quello dei soldi. Giuseppe Di Salvo, magistrato del Tribunale di Roma, entra in aula con le carte di un contenzioso civile che è un insulto al contribuente.

In ballo ci sono 181 milioni di euro.

È l’ammontare dei danni e dei costi legati a contratti di fornitura di mascherine cinesi che, al momento del bisogno, si sono rivelate poco più che carta straccia o, peggio, oggetto di una rissa legale tra lo Stato e i fornitori.

Il meccanismo descritto nelle audizioni di Ciro Astarita (Chiros srl) è un catalogo di vizi capitali della Prima e della Seconda Repubblica messi insieme. Si parla di intermediazioni, di percentuali, di “consulenze” che sanno di dazio medievale.

Al centro del mirino c’è l’avvocato Luca Di Donna, socio di studio di quel Guido Alpa che del prof. Giuseppe Conte è stato il mentore. Il sospetto della Commissione è che per vendere mascherine alla struttura del Commissario Arcuri non servissero solo certificati di conformità, spesso assenti o taroccati, ma il numero di telefono giusto.

Gli imprenditori che si sono rifiutati di pagare le “commissioni” mascherate da pareri legali raccontano di essersi visti chiudere le porte in faccia, mentre milioni di dispositivi inidonei inondavano ospedali e scuole con il timbro di Inail e Cts.

LA SCIENZA DEL SILENZIO E IL CASO AIFA

Il metodo Magrini, però, resta il punto più alto di questa indagine.

Il giornalismo d’inchiesta non serve a fare il processo alle intenzioni, ma a mettere in fila le discrepanze. Da una parte c’erano le dirette Facebook a reti unificate che promettevano la salvezza collettiva grazie ai vaccini; dall’altra ci sono le mail interne all’AIFA dove si discuteva se pubblicare o meno i dati sulle paralisi facciali e sulle parestesie causate proprio da quei vaccini.

“Non enfatizzare”, era la parola d’ordine. Perché la comunicazione doveva essere “rassicurante”. Ma la scienza che rassicura invece di dubitare non è scienza: è propaganda. Infatti, tra 2000 e 2022, abbiamo vissuto in un regime retto da propaganda.

Magrini si difende parlando di “dati in evoluzione”, ma la Commissione guidata da Marco Lisei (FdI) lo incalza su un punto che non ammette sfumature: se sapevate che il vaccino non impediva il contagio, con quale onestà intellettuale avete avallato l’esclusione sociale di chi non si sottoponeva al trattamento?

La risposta, di fatto, è un paradosso che dimostra quanto a certi personaggi del popolo e del benessere dei cittadini importi una beata fava: “abbiamo obbligato milioni di cittadini a una profilassi per proteggere gli altri, sapendo che quella protezione era un colabrodo”.

IL DISASTRO EDUCATIVO: LA GENERAZIONE SACRIFICATA

Se la gestione delle forniture è una questione di portafoglio e quella dei vaccini una questione di menzogne, l’audizione di Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI, apre il capitolo del delitto perfetto.

La Didattica a Distanza non è stata un’alternativa, ma un acceleratore di disuguaglianza. Il gap formativo in matematica e inglese non è solo un numero, ma una condanna a vita per migliaia di ragazzi delle periferie e del Sud che, durante il lockdown, sono semplicemente spariti dai radar.

Zero ore di lezioni, o poco più, nessuna competenza acquisita.

Mentre il Ministero della Salute nascondeva gli effetti avversi dei vaccini e la struttura commissariale firmava contratti con mediatori d’assalto, un’intera generazione perdeva i pezzi fondamentali della propria istruzione per volontà del governo e senza una sola base scientifica solida a sostegno del sequestro di un intero popolo chiuso in casa.

Ricci descrive un Paese spaccato, dove chi aveva i mezzi ha resistito e chi era già fragile è crollato.

È l’eredità più pesante di quegli anni: una crisi educativa senza precedenti che nessuno, né Conte né Draghi, ha saputo o voluto prevenire con la stessa foga usata per imporre le chiusure.

L’OMERTÀ DI SISTEMA E LA GUERRA DEI VERBALI

L’opposizione, con Alfonso Colucci (M5S) in testa, parla di “tribunale politico”.

Forse perché anche Giuseppe Conte ha più di qualche ruolo in questa pagina buia della Storia d’Italia.

Ma i tribunali politici non si basano su perizie da 181 milioni di euro o su ammissioni testuali del capo dell’agenzia del farmaco.

La difesa fragile, fragilissima, dei grillini e del PD, maggiori sponsor di quelle chiusure senza prove scientifiche, perciò chiusure per scelte politiche, si scontra con una montagna di documenti che mostrano un corto circuito costante tra le decisioni tecniche e le necessità comunicative di quella politica.

Il Comitato Tecnico Scientifico diceva X, ma il verbale veniva pubblicato solo quando il Governo aveva già deciso Y.

La Commissione sta scoperchiando il vaso di Pandora di una gestione che ha sospeso la costituzione, con il silenzio-assenso del Presidente della Repubblica, che avrebbe dovuto difenderla, sulla base di presupposti scientifici che oggi, per bocca degli stessi protagonisti e dei dati, si rivelano parziali, errati o del tutto inventati.

Non è solo questione di mascherine che non filtrano o di vaccini che non bloccano affatto il virus, ma è questione di un metodo di governo che ha eletto l’opacità, la censura e la propaganda a sistema, protetto da una classe giornalistica che, per due anni, ha scelto di non informare e di diventare leccapiedi del potere.

Perché?

Chi ha guadagnato sulla paura? Chi ha deciso che il diritto allo studio, al lavoro e alla libertà individuale, fosse sacrificabile sull’altare di una sicurezza che, alla prova dei fatti, non esisteva o non era garantita?

I verbali e le prove sono lì.

Le fatture delle società cinesi anche. Le mail di Magrini e le sue ammissioni pure.

Resta l’immagine di un Paese che, nel momento del massimo pericolo, è stato gestito come una dittatura sudamericana, tra mediatori vicini ai palazzi e scienziati costretti a fare gli uffici stampa, a mentire davanti alle telecamere o ad occultare dati scientifici.

Ok, ma adesso che è chiaro che i governi Conte e Draghi hanno mentito e che gli italiani hanno perso lavoro, studio e libertà sulla base di menzogne, se accadesse domani, ci racconterebbero le stesse bugie?

Gli italiani si farebbero ancora rinchiudere in casa e correrebbero a scattare selfie in fila per un vaccino?

FONTI DI QUESTO ARTICOLO

Per redigere questo articolo, sono stati incrociati i verbali parlamentari con le testimonianze dirette e le analisi della stampa d’approfondimento che chiunque può verificare sul Web.
1. ARCHIVIO ISTITUZIONALE E AUDIOVISIVO: RADIO RADICALE
Scheda 788608 – Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dal virus SARS-CoV-2.
Audizione di Nicola Magrini (5 maggio 2026): Già Direttore Generale dell’AIFA. È la fonte primaria per le ammissioni sulla mancata capacità dei vaccini di bloccare la trasmissione e sulla gestione della comunicazione degli eventi avversi.
Audizione di Giuseppe Di Salvo (4 maggio 2026): Presidente della X Sezione Civile del Tribunale di Roma. Fonte dei dati tecnici sui contenziosi economici (i 181 milioni di euro di danni) e sulle perizie relative alle mascherine inidonee.
Audizione di Ciro Astarita (4 maggio 2026): Rappresentante di Chiros srl. Fonte diretta sulla rete di intermediazioni, le presunte consulenze dell’avvocato Luca Di Donna e le dinamiche degli appalti cinesi.
Audizione di Roberto Ricci (5 maggio 2026): Presidente dell’INVALSI. Fonte dei dati statistici sul tracollo degli apprendimenti e sul fallimento della DAD.
2. ANALISI E GIORNALISMO D’INCHIESTA: NICOLAPORRO.IT
Articolo: “Covid-Lex, capo dell’Aifa confessa: ‘I vaccini non bloccavano il contagio’” (maggio 2026).
3. DOCUMENTAZIONE INTERNA E ATTI PARLAMENTARI
Corrispondenza AIFA: E-mail e chat interne citate durante l’interrogatorio di Magrini (con particolare riferimento al materiale già parzialmente emerso nelle inchieste della trasmissione Fuori dal Coro), riguardanti le decisioni di “non enfatizzare” gli effetti collaterali come le paralisi facciali.
Verbali della Commissione (Resoconti stenografici): Interventi dei commissari Marco Lisei (FdI), Alice Buonguerrieri (FdI) e Alfonso Colucci (M5S), utilizzati per ricostruire il clima di contrapposizione politica e le linee di difesa degli esponenti dell’allora maggioranza Conte II/Draghi.
4. RIFERIMENTI GIURIDICI E CONTESTUALI
Dossier “Mascheropoli”: Atti relativi alle indagini della Procura di Roma e contenziosi civili riguardanti la struttura commissariale di Domenico Arcuri e i rapporti professionali tra l’avvocato Luca Di Donna e lo studio legale di Guido Alpa (mentore di Giuseppe Conte).

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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