LA RUSSIA STA PERDENDO, MA È PRONTA A COLPIRE L’EUROPA

di Pasquale Di Matteo

Un milione e duecentomila morti.

Se prendete per buono il bollettino che il mainstream vi vomita addosso ogni sera, Vladimir Putin sta combattendo questa guerra con gli ologrammi, perché, quella cifra, sparata con la nonchalance di chi annuncia le previsioni del tempo, era l’intera consistenza dell’esercito regolare russo all’inizio dell’invasione, nel febbraio del 2022, stando ai dati, che davano l’esercito di Mosca forte di circa 1,2/1,3 milioni di unità, a cui aggiungere poco più di un milione di riservisti.

Se fossero davvero tutti sotto terra, oggi a presidiare il Cremlino ci sarebbero i riservisti o i boy-scout e le frontiere russe sarebbero sguarnite come un parco pubblico a mezzanotte, visto che è la nazione con il territorio più vasto al mondo.

Eppure, secondo la stessa narrazione, questo esercito di fantasmi sarebbe sul punto di travolgere l’Europa.

Benvenuti nel cortocircuito logico del 7 maggio 2026. Propaganda 2.0.

Dopo le panzane sui microchip, i muli, le quattro forme di cancro che dovevano uccidere Putin tre anni fa e altre supercazzole, il mainstream riprova a fare il lavaggio del cervello a chi lo ha spesso in vacanza e pende dalle labbra della tv e di chi ha un nome blasonato.

Da una parte ci raccontano di un impero straccione, con l’industria in declino da undici mesi, i cacciabombardieri Su-34 che perdono i pezzi e un Presidente che scappa da un bunker all’altro per paura di essere strangolato dai suoi colonnelli.

Dall’altra, gli stessi narratori ci spiegano che dobbiamo staccare un assegno da miliardi di euro l’anno per evitare che questo ammasso di macerie arrivi a occupare Lisbona.

Che qualcosa non torni lo capirebbe un idiota, così come il fatto che sia una menzogna costruita a tavolino.

L’ESERCITO DEGLI ZOMBI CHE FA PAURA AI TRILIONARI

Se la Russia ha davvero perso un milione e duecentomila uomini e non riesce a produrre nemmeno i bulloni per i suoi aerei, se avanza a dorso di muli – chi se sono tutti morti? – se smonta microchip dai tiralatte, come riportano con enfasi i media tedeschi di N-Tv e i nostri media mainstream, come può Mosca rappresentare una minaccia convenzionale per il blocco NATO?

Se Putin non riesce a vincere una guerra d’attrito contro l’Ucraina, un Paese che vive di respirazione artificiale finanziaria e militare, che è costretta a sequestrare per strada chiunque per mandarlo al fronte, come potrebbe mai pensare di sfidare trenta nazioni tecnologicamente superiori o quaranta democrazie, come sosteneva Beppe Severgnini?

La verità è che il mainstream ha bisogno di una Russia contemporaneamente moribonda e onnipotente. Moribonda per rassicurarci che i miliardi inviati a Kiev non sono finiti nel buco nero della corruzione ucraina. Onnipotente per terrorizzarci e giustificare il più grande trasferimento di ricchezza della storia moderna dal welfare alle industrie belliche. Dagli ospedali, dalle scuole, dal benessere, alle armi.

È la strategia del terrore a rate.

I MILLE MILIARDI CHE HANNO BISOGNO DI UN MOSTRO

Mentre Zelensky e Ursula von der Leyen firmano accordi su droni prodotti a Kiev con i nostri soldi per essere rivenduti a noi stessi, il vero obiettivo geopolitico emerge dalle nebbie della propaganda.

Non si tratta di difesa, ma di fatturato. I leader europei parlano di una “finestra di opportunità” per un attacco russo tra il 2026 e il 2028, citando il possibile disimpegno di Donald Trump come motore scatenante.

Ma con quale esercito? Con quali operai, se le fabbriche sono vuote? Con quali aerei, se mancano i pezzi di ricambio e il rublo è carta straccia?

La narrazione della “Russia al collasso” serve a dare il colpo di grazia all’economia russa nei titoli dei giornali, ma la narrazione della “minaccia imminente” serve a svuotare le tasche dei cittadini europei.

Mille miliardi di euro l’anno per il riarmo. È il prezzo del biglietto per un film dell’orrore dove il mostro, se provi ad accendere la luce, si rivela essere un poveraccio in pigiama che non sa come arrivare a fine mese.

ZAPORIZHZHIA E IL DRONE DELLA DISCORDIA

L’episodio del drone meteorologico colpito a Zaporizhzhia è la ciliegina su questa torta di assurdità.

Rafael Grossi, dall’alto della sua autorità all’AIEA, invoca la “massima moderazione”. Ma chi ha mandato quel drone? Se la Russia controlla la centrale, perché dovrebbe bombardarsi da sola per distruggere un termometro?

La verità è che ogni piccolo incidente viene gonfiato, manipolato e dato in pasto all’opinione pubblica per mantenere alta la tensione. E i lettori di chi racconta panzane da quattro anni non possono certo brillare per spirito critico e acume.

Abbiamo una Russia che chiede la tregua il 5 maggio per “rifiatare” – ma è la stessa tregua di ogni anno in questo periodo per festeggiare la vittoria sul nazismo – e un’Europa che risponde che bisogna prepararsi all’invasione.

Il Putin nei bunker venduto dai nostri media mainstream è l’immagine perfetta per un thriller di serie B, ma stride con la realtà di un leader che continua a gestire una macchina statale complessa, nonostante le sanzioni e l’isolamento.

Se fosse davvero un paranoico in fuga, la Russia si sarebbe già disintegrata. Se non si è disintegrata, allora la favola del bunker è solo un altro capitolo della letteratura per l’infanzia geopolitica, per quegli italiani medi incapaci di porsi domande e inclini solo a fagocitare ogni panzana come verità assoluta.

Il cortocircuito è totale. Se crediamo ai numeri dei morti russi, la minaccia russa non esiste. Se crediamo alla minaccia russa, i numeri dei morti sono falsi. Non si scappa da questa logica: in un caso o nell’altro, il mainstream vi sta raccontando panzane da più di quattro anni.

Il mainstream sta cercando di cavalcare due cavalli che corrono in direzioni opposte, sperando che nessuno si accorga che l’equilibrista è già caduto.

In pratica, contano sul fatto che chi legge sia un idiota e continui a esserlo.

Oggi, 7 maggio 2026, il vero problema non è la Russia, ma una classe dirigente europea che costruisce la propria sopravvivenza politica su un cumulo di menzogne incrociate.

Se stiamo davvero spendendo trilioni per difenderci da un esercito di fantasmi guidato da un uomo che scappa, chi è il vero pazzo in questa storia?

La realtà è che il mostro russo serve vivo per le tasche dei produttori d’armi e morto per l’ego dei burocrati di Bruxelles. E, in questo gioco di specchi, l’unica vittima certa è la verità.

Chi ha paura della realtà? Forse proprio chi continua a disegnarla con i colori del sangue per poterla incassare in oro.

E a pagare il conto è chi scambia la stupidità per intelligenza.

Chi vota convinto di cambiare le cose, chi insegue partiti che sventolano il Diritto internazionale contro Putin, ma lo dichiarano che la sua validità “dipende”, se hanno di fronte Trump o Netanyahu.

Perché servono i vostri soldi alle fabbriche di armi, a chi sta in piedi solo se le guerre continuano. A chi vuole costruire un’Europa della finanza e non quella dei popoli.

Pubblicato da Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, Coach | Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership | Metodo Kinsaisei | Rappresentante Reijinsha Japan La fabbrica, il tumore, Chagall, la galleria di Parma. Per 24 anni ho ripetuto gli stessi gesti in fabbrica. Non avevo il diploma, non avevo notorietà a 500 metri da casa, avevo una voglia matta di capire il mondo, ma non sapevo cosa farmene. Poi un tumore mi ha fermato. In malattia ho aperto un blog e ho scritto di Chagall. Una galleria di Parma lesse quell'articolo. Quando sono guarito, non sono rientrato in fabbrica. Da quel momento in poi: diploma, laurea in Comunicazione, master in Politiche Internazionali con la Scuola Sole 24 Ore. Quasi 50 anni. Un ruolo che nessuno in Italia ricopre: sono il rappresentante italiano di Reijinsha, una società culturale giapponese che opera in Asia ed Europa. Nel 2024 ho portato 44 artisti giapponesi al Palazzo della Provincia di Bari e sono stato invitato a tenere una conferenza a Osaka. Hanno scritto di me in Romania, Scozia, Brasile, Giappone, Ungheria, Francia, Spagna. La mia rinascita, con tutte le sue rotture, è diventata un metodo. Lo chiamo Kinsaisei: la rinascita dorata. Non nascondere le proprie crepe, ma trasformarle in oro. Usarle come vantaggio competitivo. Un Kintsugi, ma potenziato grazie alla conoscenza della Storia, della Geopolitica e della PNR. Oggi lavoro con CEO, imprenditori e artisti che sentono che la loro prossima vita professionale è già cominciata, ma non sanno ancora come nominarla, comunicarla, venderla. Proprio com’ero bloccato io, prima del tumore. Il primo colloquio è gratuito. Scrivimi. www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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